Saturday, January 31, 2009

Informazione corrotta, in Europa impazza la Lobby on line

"...Nelle ultime quattro settimane la potente macchina della propaganda israeliana ha sfornato bugie su bugie su Hamas per scusare il proprio inescusabile attacco. Israele ha fermato i giornalisti che andavano a Gaza per prevenire ogni resoconto indipendente sui crimini di guerra che le sue forze armate stavano commettendo. La verità è in genere la prima vittima della guerra. Quella di Gaza non è stata neppure una guerra nel senso convenzionale del termine, è stata una carneficina unilaterale. Ecco alcuni dei fatti che Dromi [ndr autore di uno sproloquio su Hamas] ignora o equivoca volontariamente. Primo, Hamas è il governo democraticamente eletto del popolo palestinese, non il corrotto regime condotto da Mahmoud Abbas. Secondo, i portavoce di Hamas hanno ripetutamente dichiarato di essere pronti ad un cessate il fuoco di lungo periodo. Khalid Mish'al lo ha fatto di recente su queste pagine (The Guardian, Comment, 6 gennaio). Terzo, Hamas ha una solida documentazione del fatto di avere osservato i cessate il fuoco, mentre è grandemente documentato il fatto che Israele li ha sabotati. Quarto, anche durante il cessate il fuoco Israele non ha sollevato il blocco economico sul milione e mezzo di abitanti di Gaza, una forma di punizione collettiva proibita dal diritto internazionale. Quinto, l'offensiva spiegata su Gaza è stata illegale, immorale e inutile. Se tutto ciò che Israele voleva fosse stato fermare gli attacchi coi razzi da Gaza, tutto quello che avrebbe dovuto fare sarebbe stato osservare il cessate il fuoco patrocinato dall'Egitto nel giugno 2008". (Professor Avi Shlaim - Oxford)

Poche parole, autorevoli, precise. Non sono le sole, naturalmente ed altre, altrettanto autorevoli, ce ne sono e ce ne saranno per scoperchiare le malefatte di Tsahl, della zoppa dirigenza che ha innescato la carneficina e - perché no - del delegittimato verminaio collaborazionista palestinese. E allora come fare, davanti al sangue e all'inutilità di questo massacro, per influire sulle fragili opinioni dei paesi nostri? Dell'occidente in genere? Non è difficile immaginarlo, la massiccia campagna di pubbliche relazioni che ha accompagnato i giorni del massacro ad uso e consumo specifico dei sudditi della condiscendente Europa deve continuare. A tutti i livelli, anche a quelli - internet - in cui la diffusione delle immagini e delle notizie in tempo reale supera i filtri prezzolati o coatti dei tanti regimi conniventi e il blocco lobbystico filo israeliano dell'informazione.

"Un migliaio di nuovi immigrati e di ebrei che parlano lingue straniere si sono offerti volontari nell'esercito di blogger preparato dal Ministero dell'Assorbimento e dal Ministero degli esteri con il dichiarato obiettivo di inondare i blog con opinioni pro Israele [...]
Il Ministero dell'Assorbimento sta reclutando nuovi immigrati ed ebrei che vivono all'estero, che hanno accesso a un computer e che parlano una seconda lingua in uno sforzo volontario di incrementare le pubbliche relazioni per Israele su internet. La campagna è stata lanciata la scorsa settimana [...]
Il Ministero è rimasto impressionato dalla massiva risposta allo sforzo. Più di 1000 aderenti interessati l'hanno contattato, di cui 350 di lingua russa, 250 di lingua inglese, 150 di linqua spagnola, 100 che parlano francese e 50 che parlano tedesco. Una serie di altre lingue europee risultano rappresentate dai volontari: portoghesi, svedesi, olandesi, italiani, rumeni, ungheresi, polacchi, greci, bulgari e danesi. Anche ebrei che parlano persiano, turco e arabo hanno offerto i loro servizi. Il Ministero ha addirittura raccolto l'adesione di una persona di lingua cinese. Circa il 60% degli aderenti è costituito da immigrati, vecchi e nuovi. Il resto sono ebrei che vivono nella Diaspora, israeliani che vivono all'estero e addirittura non ebrei che sostengono Israele e vogliono aiutare [...]
Mentre il Ministero dell'Assorbimento avrà il compito di reclutarli, il Ministero degli Esteri sarà responsabile nel dirigere i volontari online. Ogni qual volta il Ministero identifichi una tendenza anti israeliana su un blog in lingua straniera, un sito di notizie o un altro sito web, manderà immediatamente un messaggio ai volontari per inondare il sito con opinioni pro Israele".

(YnetNews - Yedioth Ahronoth - 29.1.2009 - "Pro-Israel media: Bloggers join media war")

Semplice, chiaro, non originale ma efficace. Fino a quando?
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Saturday, January 17, 2009

Gaza e il cane pazzo israeliano

Quanto sta accadendo da ventidue giorni a Gaza è indicibile, ma è anche guerra dei media. La filiale locale della Lobby filo israeliana si è scatenata per ventiquattro ore sulle miserie della nostra informazione televisiva. I peones politici italiani si son dati da fare, da par loro, seminando ulteriore indignazione prezzolata e sostenendo le veline di regime. Ma mentre sui nostri monitor impazzano le sintesi storiche da rotocalco, i proclami di esperti avariati e il pollaio mediatico, altrove emittenti di più accurata fattura e ben altro livello - ma anche fonti indipendenti con mezzi assai più esigui - diffondono il pensiero dei maggiori studiosi della questione palestinese. Di esempi, dalla BBC in giù, ce ne sono a bizzeffe. E' di tutta evidenza che la vergogna non alberga nelle menti, men che meno negli animi, dei molti capintesta istituzionali, dei frequentatori professionisti e dei censori per vocazione che fanno capolino nei nostri media o imbrattano la carta stampata per fornire una versione edulcorata dei crimini di questi giorni.
Sull'episodio mediatico - di una pochezza annunziata - cui si è fatto riferimento, si sono esercitate centinaia di testate in queste ore italiane e si è crogiolata la schiuma politica del bel paese (trascurando con malcelato sollievo la storia, i fatti e la disperazione di quei luoghi). Non merita che il silenzio.
Di seguito trascrivo invece un breve intervento di Avi Shlaim (Professore di relazioni internazionali alla Oxford University), che ha servito nell'esercito israeliano negli anni sessanta ed è considerato uno di maggiori studiosi al mondo del conflitto arabo-israeliano, da una lunga intervista filmata rilasciata a DemocracyNow! il 14 gennaio scorso. Una sola frase, perché basta poco per capire. E per cominciare non c'è molto altro da sapere. Il resto è sangue e tutti già possono vederlo.
"In una prospettiva storica di lungo periodo comincerei dalla creazione dello stato di Israele nel 1948. Ho scritto un libro -che hai menzionato nell'introduzione- che si intitola Il Muro di Ferro: Israele e il Mondo Arabo (Avi Shlaim, The Iron Wall: Israel and the Arab World). E' la storia del conflitto arabo-israeliano dal 1948. E' un libro molto lungo, ma posso riassumerlo in una frase. Lungo i suoi sessant'anni Israele è stato notevolmente restio nell'intraprendere negoziati significativi con le sue controparti arabe per risolvere la disputa tra di essi e sempre troppo disposto a ricorrere alla forza militare per imporre la sua volontà su di essi. L'attuale orribile massacro israeliano della gente di Gaza è l'apice della vecchia politica israeliana di sfuggire alla diplomazia e basarsi sulla forza bruta militare".

"Israel must be like a mad dog, too dangerous to bother" (Israele deve essere come un cane pazzo, troppo pericoloso da disturbare), ha detto a suo tempo Moshe Dayan. Ma non tutti si rendono conto che il cane, reso pazzo dalla sofferenza e dal lutto mai elaborati, sembra indirizzato dall'odio che ormai lo accompagna, con il sangue ingiustamente reclamato, verso un percorso suicida.