Sunday, August 28, 2005

Ancora vivo

Ho conosciuto Enzo come molti, nei pochi giorni trascorsi tra la notizia e i silenzi relativi alla sua sparizione. Tra le mezze affermazioni e i titoli gratuiti o sprezzanti o indegni di alcuni fogli quotidiani. Tra le parole del suo blog, dove ho cercato di leggere tutto e il più velocemente possibile mentre sulla Torre, cui ero stato indirizzato dal blog di Enzo e grazie a Pino, si stavano rincorrendo le notizie e le ipotesi. Fino a quel momento, fino a quel filmato di Al Jazeera che nessuno di noi ha visto e che forse non esiste nella forma e nelle versioni sulle quali tutto si è costruito. Poi ho cercato solo di capire, leggendo e rileggendo quel piccolo grande capolavoro di emozioni riversate su Bloghdad, a volte ridendo da solo come uno scemo e ritornando sui pezzi più arguti e sulle descrizioni di un mondo ferito e dolorante chiuse con una battuta, ma più spesso pensando a quanta umanità e quanto di sè quell'uomo, che non avevo mai visto, che non mi aveva mai parlato, riusciva a comunicarmi. E ancora cerco di capire e ancora penso, mi illudo, che fra le righe e qualche lazzo Enzo ci abbia già detto cosa cercare. Non capisco, non ci arrivo ma non mi arrendo, lui non lo avrebbe fatto. E non lo ha fatto e non ha neppure rinunciato a mandare in alto gli occhi, con ironia, quasi a mo di sfottò, parlando di sè in quell'ultimo filmato, davanti alla camera come a dire: "bah, cose che capitano". Penso ora alla descrizione del suo allegro funerale e al fatto che ancora ci rassicura dicendo che se ne sarebbe forse andato facendo esattamente quello che voleva. Poi ripenso alla sua descrizione di come ci si deve sentire galleggiando sul Mar Morto e sorridendo per la centesima volta lo ringrazio ancora per non essersene andato affatto. Per essere, per tutti ed anche per me, ancora vivo.

[tanti amici di Enzo Baldoni su blogfriends]

Thursday, August 11, 2005

Afghan Lord v. BBC (ultime)

Forse la questione del giovane blogger afghano, minacciato verosimilmente tramite un computer degli uffici della BBC di Kabul, può finalmente dirsi risolta. Sohrab Kabuli (Afghan Lord) ha messo a fuoco il fatto che la BBC si è già esposta chiaramente, pur entro i consueti, politici e comprensibili limiti, ammettendo in buona sostanza la provenienza "aziendale" delle minacce da lui ricevute e assicurando che non ci sarà in futuro alcuna minaccia da parte della British Broadcasting Corporation (ndr il che non significa ammettere in modo univoco che ce ne siano state, ma occorre ovviamente leggere tra le righe della dichiarazione pubblicata dal Network). Ricopio per completezza il post di oggi di Afghanlord che ringrazia tutti e facendo questo si ricorda addirittura di "pipistro" e naturalmente dei "suoi amici". Ringrazio quindi a mia volta tutti e in particolare mericonci, assai più attiva e scrupolosa di me per i molti aggiornamenti sulla vicenda riportati sul suo blog "il diavolo in me". Riporto infine di seguito al post di Sohrab il commento che ho lasciato stasera sul suo blog.

«10 agosto 2005 - Torno al blogging normale. La BBC evita di dare ulteriori risposte. In ogni caso sto per essere nuovamente presente sul mio blog come prima perchè la BBC mi ha assicurato che il suo staff non mi minaccerà più. La BBC ha ammesso che le minacce sono state trasmesse da un loro computer nell'ufficio di Kabul. Ho già comunicato seriamente che se dovesse capitarmi una disgrazia in futuro, il giornalista della BBC sarà responsabile per qualsiasi incidente attinente alle minacce lanciate attraverso il computer della BBC. La persona che sta lavorando per la BBC sarà responsabile per qualsiasi cosa mi accada. Il mondo lo sa. Sto scrivendo su questo. Ora è il momento di ringraziare tutti voi! Ho apprezzato il vostro aiuto, specialmente grazie a RSF, CPJ, CPB, Global Voice Online, Rebecca, pipistro (e i suoi amici), Rosemary, Dave Schuler, Douglass Bass, Jim Hoft, Angus, Shaitangul, dean's world, Monica, Nickie goomba e altri. Di nuovo molte grazie! - posted by Sohrab Kabuli Afghan LORD, 3:57 AM»

«Thank you Sohrab. I'm glad to see you're blogging again and I'm confident everything is going to be all right. Thanks to Rosemary who provided me with a lot of useful links and with ...some other problem we all will have to deal with. Maybe we cannot change the world, but I'm sure any blogger can do something in order to achieve and be granted due freedom of expression everywhere and first of all on the net» ...^^v^^

Sunday, August 07, 2005

Hell to hell

Dal blog di Justin Alexander una barzelletta che circola in questo periodo in Iraq.

Un inglese, un americano e un iraqeno muoiono a causa di un'autobomba e vanno all'inferno. Appena si siedono a parlare della situazione e iniziano a pensare ai loro paesi d'origine, il diavolo dice loro che hanno appena ottenuto la connessione telefonica interdimensionale e li invita a chiamare casa, però a pagamento.
L'inglese dice "Mi manca molto l'Inghilterra e ho bisogno di chiamare per sapere come sta andando il cricket". Così chiama, parla per circa 5 minuti e chiede al diavolo "Allora Satana, vecchio mio, quanto ti devo per la chiamata?" Il diavolo risponde con cattiveria "Cinque milioni di sterline"... "Cinque milioni di sterline!!!" esclama l'inglese, ma estrae la sua carta di credito e torna a sedersi.
L'americano invidioso comincia ad urlare "Anch'io voglio chiamare gli USA e voglio sentire cosa sta capitando nell'NFL". Così chiama e parla davvero velocemente per circa due minuti e poi chiede: "Bene, diavolo, quant'è?" E il diavolo inizia, "Per te habibi, solo dieci milioni di dollari"... "C@*#zzo, dieci milioni di dollari!!!!!" impreca l'americano, ma tira fuori la carta di credito e torna sulla sua sedia.
Alla fine tocca all'iraqeno chiamare casa, ed essendo iraqeno parla e parla per circa venti ore. Alla fine termina la chiamata e chiede "Quanto devo?". E il diavolo dice "Un dollaro". "Solo un dollaro?!" esclamano insieme l'inglese e l'americano. "Sì" risponde il diavolo, "Da inferno a inferno è una chiamata locale".

Tuesday, August 02, 2005

Istikhbarat il dakhliyya

Il racconto di Khalid Jarrar sul rapimento e la detenzione subita ad opera dei servizi segreti iraqeni è molto lungo e deve far pensare. Ne riporto una parte, circa 5 pagine su 13. Quello descritto dal giovane blogger iraqeno non è la peggior tragedia di quella terra, è semplicemente il nuovo Iraq dell'occupazione, il nuovo Iraq della democrazia esportata, il nuovo Iraq del dopo Saddam, il nuovo Iraq dei Servizi e dei complotti. E' il nuovo Iraq ...nella vita di tutti i giorni di uno studente e di milioni di persone che da decenni vengono venduti a buon prezzo, per il petrolio, alla guerra degli altri, alla dittatura dei pochi, all'occupazione dei nuovi conquistatori.

Mi sono trovato ...

«...addormentato nello spazio disponibile in una tomba, tra due muri che toccavo con la testa e con i piedi, circondato da corpi umani che mi toccavano da entrambe le parti, in modo che difficilmente potevo muovermi durante quella lunga ...lunga notte, in una stanza di 12 metri quadrati piena di 35 persone che cercavano di dormire e di trattenersi per non combattere ...

L'intera faccenda è cominciata quando sono andato all'università a pagare le mie tasse scolastiche, il fatto è che il campus di ingegneria è separato dal resto dell'università da parecchi chilometri, ma per le questioni amministrative gli studenti devono recarsi al quartiere centrale e questo è quello che avevo fatto. Ero entrato nel campus principale ed ero andato verso gli uffici finanziari per pagare. Avevo iniziato la compilazione dei moduli ed ero arrivato al punto in cui era necessaria la firma della direttrice per completare il lavoro, ma questa era impegnata in una riunione. Così gli impiegati mi avevano chiesto di andare a perdere un po' di tempo nel campus fino alla fine della riunione e lo feci.

Che cosa avreste fatto voi in questo caso? Sareste andati al bar? Ci ho tentato, ma mi ero già annoiato dopo un quarto d'ora e allora, non ricordo come, l'idea si accese nella mia testa come una lampadina: "internet". Naturale, cosa è meglio di internet per ammazzare il tempo?

Ricordai che c'era un internet cafè all'interno del campus. Ci ero venuto raramente in quel campus durante gli ultimi cinque anni. Penso di esserci venuto appena tre o quattro volte. In ogni caso sono andato all'internet cafè e ho fatto il mio giro consueto: Raed in the Middle, Riverbend, ecc. ecc. e ho cominciato ad annoiarmi di nuovo. Ho lasciato l'internet cafè e mi sono diretto di nuovo agli uffici finanziari.

Sulla strada sono stato fermato da un vecchio, con una faccia odiosa. “tfa`6al” ha detto (vuol dire qualcosa del tipo: "come posso aiutarti?"). Ero un po' sopreso, ho detto “inta tfa`6al!” (che significa: "come posso aiutarti?"). Ha detto: dove stai andando?
Così capii che doveva trattarsi di una specie di incaricato della sicurezza. Avrei detto dal suo tono che sembra il tipico uomo della sicurezza stile-saddam.
"Agli uffici finanziari, per pagare le mie tasse scolastiche", ho detto.
"Dov'eri finora?"
"All'internet cafè!"
"Dov'è il tuo documento di identità?"
"Alla reception all'entrata del campus con il mio cellulare" (questa è ora una cosa comune, in tutti gli edifici governativi devi lasciare il cellulare alla reception, non puoi portarlo con te).

Per favore gente, non siate sorpresi di tutte queste faccende. Era una cosa molto comune nell'"Iraq di Saddam" ed è molto comune nell'Iraq di oggi.

In ogni caso il vecchio odioso ha deciso di scortarmi per essere sicuro che gli stessi dicendo la verità.

Appena entrati negli uffici finanziari, gli impiegati mi parlarono di loro iniziativa, così lui capì che ero stato lì prima ed ero uscito. Ho pagato, ho preso la ricevuta e sono uscito. Quando sono tornato alla reception all'entrata del campus per prendere il mio cellulare, il cassetto era "chiuso a chiave per errore", così mi fu detto. Aspettavano la persona che aveva la chiave. "Sarà qui a momenti", mi dissero.

Mi sedetti e aspettai la liberazione del mio cellulare. Allora improvvisamente, dopo pochi minuti, qualcuno entrò e chiese "dov'è il ragazzo detenuto?".

Gli altri addetti alla sicurezza puntarono il dito verso di me!!!

Feci qualcosa come: ehhhh ...scusate c'è un equivoco qui, non sono detenuto, solo che il cassetto del cellulare è chiuso a chiave per errore!

"Vieni con noi, abbiamo qualche domanda per favore", dissero, e andai con loro, cercando risposte nella mia testa ...

Mi hanno perquisito con cura; mi hanno tolto le scarpe e le hanno esaminate, e pure l'orologio. Hanno letto tutte le carte che avevo nelle mie tasche e mi hanno fatto domande sulle mie origini, nazionalità e molte altre. Poi mi hanno chiesto di sbloccare il cellulare in modo che potessero controllarlo. A quel punto ne avevo abbastanza, dissi che non lo avrei sbloccato se non in presenza della "persona" che si nascondeva da qualche parte nel campus, quello che poneva tutte queste domande con un messenger.

Non gradirono la mia risposta.

Un altro tizio venne dopo un po e mi chiese: chi hai contattato su internet?
"Mia madre e mio fratello" ho detto.
Non sembrava soddisfatto.
"Trattenetelo" ha detto.

La cosa successiva che ricordo, un poliziotto molto grasso entrò nella piccola stanza, mi chiese di mettermi faccia al muro, mi perquisì di nuovo, prese il mio denaro e gli occhiali, mise un cappuccio sulla mia testa e manette ai miei polsi (ho ancora i segni sulle mani). Mentre le mie mani erano dietro la schiena e la mia testa incappucciata, mi fece correre per circa un minuto fino a che non raggiungemmo un furgone della polizia dove fui forzato ad entrare. L'auto si mosse verso una destinazione ignota ...

Forse non volete conoscere le imprecazioni e le maledizioni che ho sentito durante tutto il percorso, ma forse volete sapere che nessuno mi picchiò.

Abbiamo raggiunto un edificio lussuoso, posso dirlo dal marmo sul pavimento. Il pavimento era la sola cosa che potevo vedere a quel punto, attraverso un piccolissimo spazio tra il cappuccio e il mio naso. A quel punto sono stato introdotto in una stanza dopo aver preso un ascensore.

Avevo paura di essere portato nelle stanze delle torture direttamente; pregavo di trovare qualcuno con cui parlare, per spiegare che tutto quello non poteva essere altro che un piccolo stupido errore!

Dio ha risposto alle mie preghiere.

Invece di essere portato in qualche cunicolo sotterraneo sono stato condotto in una stanza con aria condizionata con un mucchio i persone. Posso dirlo dalle voci, che stavano interrogando qualcuno. Non potevo ancora vedere niente ma mi liberarono le mani.

Capii che la persone che stavano interrogando (Sa'ib, come seppi più tardi, perchè era nella stessa cella con me), aveva fatto una cosa orribile. Sa'ib era entrato nell'ufficio di un funzionario di alto grado del ministero degli interni e aveva cercato di ricordare al funzionario che suo padre aveva lavorato con il medesimo funzionario molto tempo prima sperando di potergli chiedere un favore. Il favore era di ordinare il trasferimento di un amico di Sa'ib, un poliziotto, ad un altro governatorato.

Il funzionario non ricordava il padre di Sa'ib e rifiutò di aiutarlo, quindi ordinò alle sue guardie di trattenere Sa'ib per un interrogatorio!!!

Quando ho lasciato il carcere, Sa'ib era ancora lì.

Lo hanno picchiato tanto, "come osi entrare nell'ufficio di un funzionario in quel modo?" gli dicevano.

Di nuovo alla stanza con aria condizionata dell'interrogatorio, stavo ancora faccia al muro, i miei occhi erano coperti e il mio cervello lavorava velocissimo cercando di vedere attraverso l'oscurità di fronte ai miei occhi.

Poi venne il mio turno :))

"Finalmente!" mi sono detto.

Cominciarono chiedendomi: "qual'è la connessione tra te e le bombe di Londra?" !!!

Feci: "haaaaa???!!" Dissi: "Bombe di Londra???! Nessuna!"

BANG!!

Una mano pesante atterrò sul mio collo, il mio cervello era troppo occupato per sentire dolore, sentii il mio collo intorpidito per un po'.

"PARLAAA" gridò.

"Voltati" urlò.

Mi voltai guardando a quel punto la stanza, ma senza vedere altro che il mio naso e le scarpe della persona che mi stava interrogando, in piedi da vicino.

"Perchè hai la barba?" chiese.

"Perchè il profeta ..." (Cercavo di dirgli che il profeta Maometto l'aveva, e che io l'avevo perchè mi piaceva somigliargli ...)

BANG

Mi schiaffeggiò sulla faccia. Fece un gran rumore e la stanza diventò silenziosissima per alcuni secondi ...

"Possa il profeta maledirti" gridò.

Di nuovo il mio cervello non reagì ai segnali di dolore, non lo sentivo.

Per le successive ore mi fecero domande come "chi sono gli altri membri della nostra [sic] cellula terrorista, da dove vengono i tuoi fondi? che operazioni devi fare?"

"Che cos'hai contro la Shia?"
Dissi: "niente, mia madre è shiita!"
Disse "cos'hai contro i Kurdi? Perchè non vai a farti esplodere ed uccidere i Kurdi?"
Dissi: "perchè Dio dice nel Corano ..." (stavo cercando di citare una parte del Corano dove Dio ci ordina di non uccidere un'anima innocente) mi interruprre gridando, "Conosciamo il Corano meglio di te".
"Il mio miglior amico è Kurdo!" dissi.
"Per forza lo è, così puoi avere informazioni sui Kurdi da lui, vero?" rispose.

Nulla di quello che dicevo sembrava avere senso per loro. E nulla di quello che dicevano poteva avere senso per alcuno al mondo.

Alla fine capii perchè ero lì, dopo qualche ora. Gli incaricati della sicurezza dell'univesità avevano registrato e stampato tutti i siti web che avevo visto mentre ero online laggiù. Mi stavano accusando di aver "letto siti di terrorismo" e di aver "comunicato con terroristi stranieri".
"Sai cosa sono queste pagine?"
Le guardai e mi accorsi che era la sezione dei commenti di Raed in the Middle!! [ndr il sito del fratello di Khalid, Raed]
Avevo aperto la sezione dei commenti navigando all'università, letto qualche commento e neppure postato alcunchè. Ma questa gente non sembravano conoscere nulla di internet, e non parlavano inglese, così io ero fortemente sospettato di essere un assistente di al Zarqawi forse! O avevo un mio gruppo terroristico con connessioni all'estero!

Venni accusato di terrorismo e mandato in cella dopo che decisero che non mi stavo aiutando perchè non stavo aiutando loro!!
"Aiutarvi come??!" chiesi "sono così disposto ad aiutarvi nel modo che volete, ma ditemi esattamente cosa volete sapere?"
"Dicci il nome degli altri membri del tuo gruppo, e dove prendi i tuoi fondi" allora risposero.
Entrai in cella e trovai persone che mi guardarono con curiosità, ma silenzio totale.
“Assalamo alaykom!” dissi con un sorriso, e mi sedetti per terra, proprio come gli altri.
"Alaycom assalam!" disse ognuno di loro ...
Poi uno di loro non potè resistere e chiese: "perchè ti hanno portato qui?" Gli raccontai la storia e sembrarono tutti molto contrariati.
Nei minuti successivi conobbi le storie delle altre persone che stavano lì. Poi improvvisamente mi venne in mente: "dove siamo? Lo sapete?" Chiesi con curiosità.
Tutti sembravano piuttosto spaventati, sapevo che avevano la risposta ma non sapevo se si sarebbero già fidati abbastanza per dirmelo o no, ero lì solo da un paio di minuti.
Poi qualcuno mi sussurrò all'orecchio "istikhbarat il dakhliyya", "ma non dirlo a nessuno che lo sappiamo. Istikhbarat il dakhliyya è il Mukhabarat, cioè i servizi di informazione, i servizi segreti della polizia.
"Ohhh!!" dissi "le vostre famiglie sanno dove siete?"
Fecero cenno con la testa: no.


[ segue in inglese su Secrets in Baghdad o anche qui nei commenti ]