Wednesday, April 22, 2009

Benedetto Cipriani, "this is not rocket science"

"Roma, 12 NOV. 2005 [...] RITENUTO altresì che, qualora il Cipriani venisse condannato a pena detentiva e sempre che ne faccia richiesta, dovrà essere ritrasferito in Italia per ivi scontare la pena; VISTI gli art.li 696, 701, 708 e 720 c.p.p. e il Trattato sopra richiamato: DECRETA E' concessa al Governo degli Stati Uniti d'America l'estradizione di Cipriani Benedetto, nato a Ceccano il 7.8.55 (FR), perché colpito dal mandato di arresto emesso in data 8.3.04 dalla Corte Superiore di Hartford (Connecticut) -USA- in quanto accusato di omicidio e di associazione per commettere omicidio. L'estradizione è subordinata alla condizione che gli Stati Uniti non condannino Cipriani Benedetto alla pena capitale o, se irrogata, che la pena capitale non venga applicata e che sia consentito al Cipriani, qualora condannato a pena detentiva e ne faccia richiesta, di scontare la pena in Italia. L'estradizione è concessa con espressa salvaguardia del principio di specialità di cui all'art. XVI del Trattato di estradizione. Con l'estradando dovranno essere consegnati al Governo degli Stati Uniti d'America gli oggetti e i valori eventualmente sequestrati, pertinenti ai reati per i quali l'estradizione è concessa. IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA (f.to illegibile)".

E' l'ultima parte del decreto, firmato dall'allora Ministro Castelli, di estradizione di Benedetto Cipriani, cittadino italiano, poi consegnato alla giustizia Statunitense il 13 luglio 2007, accusato di tre omicidi e cospirazione per commettere omicidio e condannato il 1° aprile 2009 a 200 anni di reclusione da una Corte di Hartford, Connecticut (USA).

Alla precedente udienza del 31 marzo 2009, stabilita per decidere sulla mozione dei legali di Cipriani (gli avvocati Ioannis Kaloidis e Dave Compagnone), che avevano chiesto il rispetto di tutte le condizioni contenute nel decreto di estradizione del 2005 e, in particolare, della possibilità per Cipriani di scontare la pena in Italia, il Giudice Giulia DiCocco Dewey ha negato ingresso alla richiesta.
Al riguardo, nel corso dei quell'udienza, la pubblica accusa non ha contestato il fatto che il decreto includesse quella statuizione, ma ha riferito che gli avvocati di Cipriani hanno omesso di menzionare due successive note diplomatiche, che un funzionario del Dipartimento della Giustizia presso l'Ambasciata USA di Roma avrebbe fornito ai difensori.
Nella prima di queste note, datata 20 giugno 2007, il Ministero degli Affari Esteri italiano avrebbe chiesto all'Ambasciata Statunitense un "documento formale di accettazione" delle condizioni del decreto di estradizione. L'Ambasciata USA avrebbe risposto - in una nota datata 27 giugno 2007 - che "gli Stati Uniti accettano liberamente le condizioni che negano la pena di morte" (ndr. è diritto internazionale e sta scritto nel Trattato Italia - USA del 1983) ma che non ci sono previsioni nel Trattato per aderire alla richiesta che l'estradato sia restituito al paese che ha concesso l'estradizione per scontare la sua pena. Ciò detto, la medesima nota avrebbe precisato - secondo il Prosecutor - che, date le circostanze di questo caso particolare, gli Stati Uniti avrebbero aderito ad una regolare richiesta avanzata da Cipriani di scontare la seconda metà della pena in Italia.
Sempre secondo il Public Prosecutor, la sostanziale opposizione espressa dai funzionari dell'Ambasciata USA, sarebbe stata seguita sic et simpliciter - secondo una dichiarazione scritta di Donald D. Ashley, attaché del Justice Department americano presso l'Ambasciata di Roma - dalla "richiesta del 10 luglio 2007 del Ministero della Giustizia italiano alla Corte d'Appello di Roma, di emissione di un ordine di cattura e consegna alle autorità Statunitensi". Null'altro.

In aula, il 31 marzo, sono state inutili le argomentazioni di Dave Compagnone, che, rivolgendosi al giudice DeCocco Dewey e riferendosi al decreto di estradizione del 2005, ha detto con un velo di ironia: "Non è ingegneria aerospaziale [rocket science]. E' semplice. C'è un ordine esecutivo del Governo italiano".
Ma a tanto il giudice ha risposto altrettanto lapidariamente: "Avvocato, ha ragione, non è ingegneria aerospaziale, è diritto internazionale. La richiesta è respinta".

Ciò è a dire, in concreto, che a Benedetto Cipriani viene oggi "straordinariamente" concesso, con la sentenza, di scontare i secondi 100 anni di reclusione in Italia in base ad una "dichiarazione scritta" che - secondo la pubblica accusa e il magistrato americano - attesterebbe lo scambio di note diplomatiche idonee a vanificare il contenuto del decreto del Ministro della Giustizia del 2005.
La verifica del fatto che il diritto internazionale sia stato rispettato spetta ora - forse - all'esito degli appelli che verranno proposti dai difensori di Cipriani.

Riporto di seguito, le dichiarazioni conclusive esposte personalmente in aula da Benedetto Cipriani, poco prima del "sentencing" che lo ha condannato a 200 anni di reclusione all'udienza del 1° aprile 1009.
Cipriani ha parlato in italiano, con simultaneo ed approssimativo ausilio di una interprete che ha cercato di rendere in inglese, per la Corte, la lettera - ma certamente non il senso e il tono - delle sue dichiarazioni.

"Di certo non chiedo clemenza per un qualcosa che non ho fatto. Ho subito un processo che grida vendetta, un vero e proprio linciaggio legale. Ho assistito ad una sfilata di false testimonianze, di contratti fatti, immunità concesse, tutto con l'intento di comprare testimonianze contro di me. Un processo in cui è stato fatto tutto il possibile per mettere il bavaglio ai miei avvocati e quando non è stato possibile farlo sono uscite fuori delle inesplicabili verità. Primo, il primo di agosto 2003 Laurie Zettwoch dice che ero nel mio ufficio, Laurie Zettwoch testimonia che io ero nel mio ufficio alle quattro del pomeriggio, Velasquez dice che io non ero lì, non mi ha visto, il che non mi mette sul luogo del pagamento per quel giorno. La polizia ha controllato il mio conto di banca, scrupolosamente, e non vi sono stati prelievi fatti che giustificavano i novemila dollari pagati. Il mio stipendio veniva accreditato direttamente in banca. Se io avessi avuto bisogno di un dollaro risultava dalle transazioni. Che dire della confessione del Guzman? Io ero in Italia, io non ero qua. E la fotografia trovata nel computer della Stears? L'unica prova concreta.
Ieri in quest'aula si sono calpestate norme e leggi internazionali. Ma, quello che più mi dispiace, il disprezzo mostrato verso il governo italiano. E' stato detto che io sono stato estradato in base ad un falso ordine estradizionale. Inoltre, la frase detta dal Signor O'Connor, "abbiamo buttato l'osso", è alquanto offensiva. Gli ossi si buttano ai cani, non a governi ed a nazioni. La legge internazionale è molto chiara, impone a tutti i giudici di rispettare ciò che è scritto sull'ordine estradizionale e non "second guess". E non cercare di pensare il perchè è stato scritto. Essi sono ordini esecutivi di un governo, possono solo essere cambiati da un ordine esecutivo di un governo o di un membro d'un governo. Non è stato fatto. Il Presidente Obama disse in televisione "chiudo Guantanamo", ma per farlo ha dovuto fare un ordine esecutivo, a parole non lo poteva fare, ha dovuto fare un ordine per cambiare quello scritto dal President Bush. I trattati sono accordi stipulati tra due nazioni, essi danno le indicazioni su come, quando e per quali motivi l'estradizione può essere concessa, o richiesta. Non a caso l'articolo dieci, che il sig O'Connor ha nominato prima, al punto sette, comma A, dice chiaramente che ogni documento che accompagna un'estradizione o una richiesta di estradizione, in ordine di essere ammesso come evidenza, come prova, come validità, in questo particolare caso gli Stati Uniti devono produrre un documento firmato da un giudice, da un rappresentante con il timbro del Segretario di "State", non erano su quelle note.
Questo, la pratica internazionale e le leggi internazionali, signor giudice, dicono chiaramente che solo, solo se determinati accordi vengono riportati sull'ordine internazionale di estradizione possono essere considerati validi. Non ammette il monkey business come è stato cercato di dire in quest'aula ieri. Negando di ottemperare a quanto imposto sull'ordine estradizionale, mi mette in una posizione di essere considerato un prigioniero in violazione delle norme e leggi internazionali.
Ancora una volta, mi dispiace dirlo, viene dimostrato che quello che è stato da voi accettato in modo ufficiale - e mi riferisco all'integrale decreto - di fronte al Consiglio di Stato, la Corte di Cassazione e la Corte di Appello, tre delle più alte Corti italiane, da parte vostra non è stato mantenuto.
Io sono cittadino italiano, non sono cittadino americano. Nel 2003 io ho fissato residenza in Italia, chiesto passaporto italiano e votato. Ho acquisito passaporto italiano è ho votato alle elezioni, il che significa che io ho cambiato la mia cittadinanza. Io non ho passaporto americano, ho un passaporto italiano. Mi dispiace dirlo ma il vostro comportamento nei miei confronti è esattamente il contrario di quello che il Presidente Obama vuole che sia il volto degli Stati Uniti. Quello vecchio è morto il 4 novembre 2008, alle elezioni, quando l'America decise di cambiare, di onorare gli accordi, di onorare i documenti internazionali, di chiudere Guantanamo.
Come si fa a non meravigliarsi se qualcuno poi ci butta delle scarpe. Credo che vostro onore ha capito a cosa mi riferisco. Quando ho detto ci buttano le scarpe non meravigliamoci, è quello che è successo e che è stato su tutte le televisioni mondiali. Quella non è la faccia dell'America, la faccia dell'America che si vuole è quella di rispettare i documenti.
Non ho molto da dire, come ho detto prima, non chiedo clemenza per un qualcosa che non ho fatto. Volere, fare. Io non mi posso dichiarare colpevole per qualcosa che non ho fatto".
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Wednesday, March 25, 2009

Gaza, la notte della ragione

E' ora di credere alle dichiarazioni sui crimini di guerra commessi a Gaza, titola Haaretz del 24 marzo 2009. Amira Hass ci racconta che il Capo di stato maggiore Gabi Ashkenazi ha difficoltà a credere alle testimonianze rese dai soldati che hanno partecipato al massacro di Gaza, ai racconti di chi afferma di avere deliberatamente colpito civili palestinesi del tutto inermi. E si rifiuta di crederlo perchè - ha dichiarato due giorni fa - l'IDF è un esercito morale. Ma dovendo aggiungere che i suoi soldati "non hanno ragioni per mentire", la conseguenza è stata per Ashkenazi quella di rito: se non mentono si tratta di incidenti isolati. E' la solita storia, quella di Abu Ghraib e di mille altre volte, quella di sempre, la favola delle mele marce. E non fa niente se questi racconti già filtravano da Gaza nel mese della strage dei civili assediati, se un gran numero di attivisti e di medici, se i giornalisti presenti sul campo ce lo raccontavano giorno per giorno e se, poi, le stesse denunce sono arrivate dalla Croce Rossa, da Amnesty, da Human Rights Watch, dalle agenzie dell'ONU.
Certamente le normali concubine aggregate alle milizie dell'esercito di occupazione israeliano scatenato contro una massa di civili non ne hanno parlato, né avrebbero potuto parlarne se avessero voluto. Ma non vi è dubbio che non hanno voluto. Quindi la favola di Ashkenazi, quella delle mele marce, è pronta per le apologie delle poco dignitose badanti di Tsahal, per gli inviati da albergo di lusso e giubbotto imbottito, per i pennivendoli e per gli affiliati. Cioè per quelli che hanno disegnato come se si trattasse di una guerra un massacro unilaterale e possono ben omettere, ora, i particolari della rabbia militare israeliana senza darsi pena del fatto che i loro racconti e le loro omissioni vengano sbugiardati dai maggiori quotidiani dello Stato ebraico (Ha'aretz nella versione in lingua originale, ma, forse con qualche ritaglio, anche in quella inglese, ha pubblicato ampi ed inconfessabili resoconti di militi dell'IDF più o meno consapevoli delle atrocità testimoniate), o possono deviare rapidamente l'attenzione ed alzare la mira, ritornando alle collaudate "veline" sulle minacce esistenziali e sulla bomba iraniana per annacquare il quadro dei crimini compiuti e della morte regalata a beneficio della permanenza in Palestina di un ingiustificato ed illegittimo status quo.
Ma tra le righe delle notizie di questi giorni, quelle dei più ampi bilanci e dei postumi della folle "punizione" di Gaza, non ci viene risparmiato l'affronto assoluto all'umanità e alla storia. Dal cappello della vergogna si estrae l'ultima giustificazione, quella che non avrebbe più dovuto essere presentata, per lo meno non al mondo che ha vissuto Norimberga. A colorare la fiaba degli episodi isolati, stemperando contemporaneamente le relative responsabilità verso chi appare un probabile quanto irraggiungibile - e quindi teorico - capro espiatorio, si è detto che questi soldati eseguivano gli ordini ricevuti. Ordini che diventeranno poi errori, malintesi ed effetti collaterali ("born of war, not by design").
E le mele marce, piagnucolando da un cestino che appare corrotto nelle sue intime fibre, avranno infine ed ancora una volta dato la colpa al verme, che non c'è.
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http://www.haaretz.com/hasen/objects/pages/PrintArticleEn.jhtml?itemNo=1073469
http://www.richardsilverstein.com/tikun_olam/2009/03/20/idf-testimony-of-possible-war-crimes/
http://www.richardsilverstein.com/tikun_olam/2009/03/18/idf-soldiers-admit-shoot-to-kill-orders-against-gaza-civilians/
http://www.guardian.co.uk/world/2009/mar/23/israel-gaza-war-crimes-guardian
http://www.timesonline.co.uk/tol/news/world/middle_east/article5601177.ece

Tuesday, March 17, 2009

Durban II, le torbide acque del negoziato

Prefazione. Il 19 febbraio 2004 compariva su Ha'aretz un articolo intitolato significativamente "Una lobby ebraica americana all'Unione Europea". Raccogliamo qualche riga di quella illuminante presentazione.
"Bruxelles - Lo scorso giovedì si è tenuta una serata di gala per celebrare l'apertura del Transatlantic Insitute, un istituto ebraico di ricerca, il cui scopo dichiarato è niente altro che quello di rafforzare i legami tra gli Stati Uniti e i paesi dell'Unione Europea (lo scopo non dichiarato è di essere utilizzato come lobby)". E via dicendo ...nulla di nuovo, come testimoniano analoghe iniziative degli ultimi anni dell'Europa dell'Unione (cfr. su questo blog Lobbytuaries e Tentacolando).
Più interessanti, in quel pezzo, le disinvolte istruzioni utili per far presa sui burocrati del vecchio continente, apparentemente - dicono - meno naïf dei loro omologhi americani.
"Bruxelles è la capitale dell'Europa (sic) e il suo potere cresce di giorno in giorno" dice Maram Stern, che dirige l'ufficio del World Jewish Congress nella UE. L'ufficio è personalmente sovvenzionato dal multi milionario ebreo Edgar Bronfman e Stern lo ha diretto dalla sua apertura, quasi venti anni fa. Se Washington è la città dei rappresentanti pubblicamente eletti - dice Stern - "Bruxelles è la capitale dei burocrati e la chiave del successo nelle attività di lobbying sta qui nel capire la loro mentalità. Nessuno qui si preoccupa troppo su chi ti manda o chi ti sovvenziona. A Washington ti presenti come lobbyista filo israeliano e chiedi un incontro di 45 minuti con un senatore per spiegargli perchè dovrebbe sostenere gli interessi di Israele. A Bruxelles non puoi presentare le cose in modo così diretto. Devono venire fuori alla fine di una cena e verso la fine della conversazione dopo che hai offerto il tuo aiuto all'interlocutore su una varietà di altre questioni".
Orrore! Non è stupefacente che lo si pensi (e che lo si faccia), è stupefacente che lo si metta nero su bianco e che nessuno si dia pena di notarlo.
Ma forse è una nuance. In Europa nessuno si sogna di dare diffusione alle pubbliche dichiarazioni di personaggi come John Bolton, ex ambasciatore degli Stati Uniti all'ONU, ben noto per le sue intemperanze filo israeliane, che può ancora oggi estrapolare dal suo repertorio a beneficio dei media perle di inusitato valore, dicendo - per esempio - che la fissazione dell'amministrazione Obama di risolvere il conflitto tra Israele e i palestinesi come mezzo per raggiungere pace e stabilità in Medio Oriente costituisce "una cattiva notizia per Israele e per l'America". Per noi la cattiva notizia è che Bolton possa rilasciare interviste.
Transeat (diciamo così) e passiamo oltre.
Italia, Corriere della Sera on line, 16 marzo 2009. Due stralci sull'intervento italiano per sottrarre dal documento di Durban prossimo venturo i riferimenti ad Israele e alla politica israeliana nei territori palestinesi.
Il titolo, che sembra voler essere autoreferenziale quasi a porre il bel paese come faro per altri e più riottosi partecipanti all'Unione, già dice molto: "Altri Paesi hanno seguito l'Italia. La prima bozza accusava Israele di fare apartheid. Razzismo, la Ue trova un fronte comune. L'Unione potrebbe ritirarsi dalla conferenza Onu di Ginevra se non verrà modificato il testo sul razzismo".
Ma il cuore dell'articolo è più interessante.
"...L'Unione Europea presenterà a Ginevra un nuovo testo, messo a punto dall'Olanda, per la conferenza dell'Onu Durban II. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri, Franco Frattini, a margine del consiglio europeo che ha chiamato a raccolta i ministri degli esteri dei 27 Stati della Ue, rilevando che questa iniziativa potrebbe modificare la posizione italiana che aveva deciso di abbandonare i lavori preparatori della conferenza per alcune frasi «antisemite» contenute nella bozza. In particolare, non erano piaciuti i riferimenti ad Israele e alla politica che Gerusalemme conduce nei territori palestinesi, definita nel testo originario «una violazione dei diritti umani internazionali, un crimine contro l'umanità e una forma contemporanea di apartheid» [...] "Il nuovo testo, ha spiegato ancora il ministro Frattini, «non menziona temi offensivi e controversi come approcci antisemiti o limitativi della libertà di espressione». Frattini a Bruxelles ha spiegato che «i colleghi Ue hanno concordato su quel testo, e se diverrà il testo negoziale della conferenza l'Italia sarà pronta a rientrare» nei preparativi della conferenza. Il ministro comunque ha spiegato di non essere «nè sicuro nè ottimista», ma si è detto soddisfatto che «il gesto dell'Italia è quello che più ha smosso le torbide acque del negoziato».".
Abbiamo una mezza idea di quanto hanno detto sull'argomento, fra una pletora di politici, studiosi ed intellettuali di ogni continente, personaggi del calibro di Desmond Tutu e Jimmy Carter. Ça suffit.
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http://www.haaretz.com/hasen/pages/ShArt.jhtml?itemNo=395916&contrassID=13
http://pipistro.blogspot.com/2006/11/lobbytuaries.html
http://pipistro.blogspot.com/2007/05/tentacolando.html
http://www.haaretz.com/hasen/spages/1070961.html

Monday, March 16, 2009

Israele, destra ed estrema destra al governo

In Israele il partito di destra Likud, capeggiato da Benyamin Netanyahu, premier designato dal presidente Peres, ha raggiunto un accordo di coalizione con la formazione di estrema destra Yisrael Beitenu (guidata da Avigdor Lieberman, qualificato razzista e fascista all'interno della stessa Knesset, il parlamento israeliano). In base a questo accordo sarebbero affidati all'estrema destra di Yisrael Beitenu il ministero degli Esteri, della Sicurezza interna, delle Infrastrutture, del Turismo e dell'Integrazione.
Richiesto di un commento su questo patto preliminare di Netanyahu con l'estrema destra, Javier Solana ha dichiarato oggi che l'Unione Europea è disposta a collaborare come di consueto con il governo israeliano se questo rimarrà impegnato nel processo di pace per raggiungere una "soluzione a due stati" con i palestinesi. In generale, infatti, le autorità della UE hanno espresso preoccupazione sulla genuinità dell'impegno di Netanyahu a proseguire le trattative di pace.
Ancora più netta la reazione egiziana. Il ministro degli esteri Ahmed Aboul Gheit ha dichiarato senza mezzi termini che un governo di destra in Israele è un pericolo per il processo di pace.
Quanto all'ingresso di Lieberman e del suo movimento al potere, sembra utile ricordare le parole del leader laborista dimissionario, Ophir Pines-Paz, che ha a suo tempo affermato che il passato di Avigdor Lieberman - oggi candidato ministro degli esteri - è contaminato da "dichiarazioni razziste e da dichiarazioni che minano il carattere democratico di Israele".
Più tiepida, naturalmente, la reazione di chi nell'apologia di un processo di pace più volte negato e tradito e di una soluzione a due stati, forse anacronistica, non vede altro che l'incapacità della dirigenza israeliana di scegliere tra l'adempimento degli obblighi derivanti allo Stato ebraico dal diritto internazionale e la pervicacia con cui sono state sabotate tutte le possibili ipotesi di ragionevole - se non giusta - composizione del conflitto israelo palestinese.

Monday, February 23, 2009

La probatio diabolica pretesa dall'Iran

Immemori delle malefatte propagandistiche del 2003, le maggiori testate occidentali riportano in questi giorni con gran fanfara la paura del nucleare iraniano sulle nostre ingenue tavole e nei discorsi dei nostri disinvolti opinionisti. Senza vergogna, visti i precedenti. Le fasulle armi di distruzione di massa spacciate dalla banda neoconservatrice USA per muovere una guerra di aggressione contro l'Iraq, forti del pavido beneplacito di alcune dirigenze europee, non ci hanno insegnato niente. Nemmeno a denunciare la ciarlataneria di coloro che ci hanno già preso in giro ed imperterriti continuano sulla stessa linea. Ognuno ha l'informazione che merita.

Di seguito - nelle parole dall'AIEA e in due note - pillole (estrapolate dai rapporti di novembre 2008 e febbraio 2009) del kafkiano procedere di questa vicenda.

GOV/2008/59 - Date: 19 November 2008 - "17. As indicated in the Director General’s previous report, the Agency currently has no information — apart from the uranium metal document (1) — on the actual design or manufacture by Iran of nuclear material components of a nuclear weapon or of certain other key components, such as initiators, or on related nuclear physics studies. Nor has the Agency detected the actual use of nuclear material in connection with the alleged studies (2)".

GOV/2009/8 - Date: 19 February 2009 - "...The Agency has not made any substantive progress on these issues. As indicated in previous reports of the Director General, for the Agency to make such progress, Iran needs to provide substantive information, and access to relevant documentation, locations and individuals, in connection with all of the outstanding issues. With respect to the alleged studies in particular, an important first step is for Iran to clarify the extent to which information contained in the documentation which Iran was shown, and given the opportunity to study, is factually correct and where, in its view, such information may have been modified or relates to non-nuclear purposes".
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Note

(1)
L'"uranium metal document" è un documento di 15 pagine che descrive il processo di riduzione dell'UF6 (uranio esafluoride) per ricavarne uranio metallico in due emisferi, del tipo usato nelle testate nucleari. L'Iran ha dichiarato all'AIEA che il documento è stato ricevuto sin dal 1987 (incidentalmente, nel 1987 l'Iran era ancora in guerra contro l'Iraq) insieme alle specifiche per costruire le cosiddette centrifughe P1 usate per arricchire l'uranio, ed ha ribadito di non averlo richiesto. L'AIEA ha riferito dell'esistenza di tale documento nel 2006 ed ha ricevuto, sin dall'8 novembre 2007, una copia delle 15 pagine che lo costituiscono, ma ha di seguito dichiarato di "non aver rinvenuto indicazione di alcuna attività relativa al processo di riconversione dell'UF6 in Iran" (Rapporto del Direttore Generale dall'AIEA al Consiglio dei Governatori, GOV/2007/58).

(2) Gli "alleged studies" sono documentazione elettronica estrapolata da un personal computer di provenienza quantomeno dubbia (servizi segreti israeliani via dissidenza iraniana), frutto della fornitura di un laptop pervenuto agli USA nel 2004 da una fonte mantenuta anonima, che, a sua volta l'avrebbe ricevuto da altro anonimo probabilmente deceduto (cfr. New York Times, 13 novembre 2005. "A Laptop's Contents - American officials have said little in their briefings about the origins of the laptop, other than that they obtained it in mid-2004 from a source in Iran who they said had received it from a second person, now believed to be dead. Foreign officials who have reviewed the intelligence speculate that the laptop was used by someone who worked in the Iranian nuclear program or stole information from it"). La documentazione originale, cioè non filtrata elettronicamente - se ed in quanto esistente - non è mai stata fornita all'Iran, né ad alcuno, sicché la Repubblica Islamica dovrebbe difendere il proprio operato in relazione ad un contenuto virtuale, di provenienza sospetta e verosimilmente manipolato, di cui, nei fatti, l'Agenzia per l'Energia Atomica non ha mai trovato in Iran alcuna traccia né riscontro.

Saturday, January 31, 2009

Informazione corrotta, in Europa impazza la Lobby on line

"...Nelle ultime quattro settimane la potente macchina della propaganda israeliana ha sfornato bugie su bugie su Hamas per scusare il proprio inescusabile attacco. Israele ha fermato i giornalisti che andavano a Gaza per prevenire ogni resoconto indipendente sui crimini di guerra che le sue forze armate stavano commettendo. La verità è in genere la prima vittima della guerra. Quella di Gaza non è stata neppure una guerra nel senso convenzionale del termine, è stata una carneficina unilaterale. Ecco alcuni dei fatti che Dromi [ndr autore di uno sproloquio su Hamas] ignora o equivoca volontariamente. Primo, Hamas è il governo democraticamente eletto del popolo palestinese, non il corrotto regime condotto da Mahmoud Abbas. Secondo, i portavoce di Hamas hanno ripetutamente dichiarato di essere pronti ad un cessate il fuoco di lungo periodo. Khalid Mish'al lo ha fatto di recente su queste pagine (The Guardian, Comment, 6 gennaio). Terzo, Hamas ha una solida documentazione del fatto di avere osservato i cessate il fuoco, mentre è grandemente documentato il fatto che Israele li ha sabotati. Quarto, anche durante il cessate il fuoco Israele non ha sollevato il blocco economico sul milione e mezzo di abitanti di Gaza, una forma di punizione collettiva proibita dal diritto internazionale. Quinto, l'offensiva spiegata su Gaza è stata illegale, immorale e inutile. Se tutto ciò che Israele voleva fosse stato fermare gli attacchi coi razzi da Gaza, tutto quello che avrebbe dovuto fare sarebbe stato osservare il cessate il fuoco patrocinato dall'Egitto nel giugno 2008". (Professor Avi Shlaim - Oxford)

Poche parole, autorevoli, precise. Non sono le sole, naturalmente ed altre, altrettanto autorevoli, ce ne sono e ce ne saranno per scoperchiare le malefatte di Tsahl, della zoppa dirigenza che ha innescato la carneficina e - perché no - del delegittimato verminaio collaborazionista palestinese. E allora come fare, davanti al sangue e all'inutilità di questo massacro, per influire sulle fragili opinioni dei paesi nostri? Dell'occidente in genere? Non è difficile immaginarlo, la massiccia campagna di pubbliche relazioni che ha accompagnato i giorni del massacro ad uso e consumo specifico dei sudditi della condiscendente Europa deve continuare. A tutti i livelli, anche a quelli - internet - in cui la diffusione delle immagini e delle notizie in tempo reale supera i filtri prezzolati o coatti dei tanti regimi conniventi e il blocco lobbystico filo israeliano dell'informazione.

"Un migliaio di nuovi immigrati e di ebrei che parlano lingue straniere si sono offerti volontari nell'esercito di blogger preparato dal Ministero dell'Assorbimento e dal Ministero degli esteri con il dichiarato obiettivo di inondare i blog con opinioni pro Israele [...]
Il Ministero dell'Assorbimento sta reclutando nuovi immigrati ed ebrei che vivono all'estero, che hanno accesso a un computer e che parlano una seconda lingua in uno sforzo volontario di incrementare le pubbliche relazioni per Israele su internet. La campagna è stata lanciata la scorsa settimana [...]
Il Ministero è rimasto impressionato dalla massiva risposta allo sforzo. Più di 1000 aderenti interessati l'hanno contattato, di cui 350 di lingua russa, 250 di lingua inglese, 150 di linqua spagnola, 100 che parlano francese e 50 che parlano tedesco. Una serie di altre lingue europee risultano rappresentate dai volontari: portoghesi, svedesi, olandesi, italiani, rumeni, ungheresi, polacchi, greci, bulgari e danesi. Anche ebrei che parlano persiano, turco e arabo hanno offerto i loro servizi. Il Ministero ha addirittura raccolto l'adesione di una persona di lingua cinese. Circa il 60% degli aderenti è costituito da immigrati, vecchi e nuovi. Il resto sono ebrei che vivono nella Diaspora, israeliani che vivono all'estero e addirittura non ebrei che sostengono Israele e vogliono aiutare [...]
Mentre il Ministero dell'Assorbimento avrà il compito di reclutarli, il Ministero degli Esteri sarà responsabile nel dirigere i volontari online. Ogni qual volta il Ministero identifichi una tendenza anti israeliana su un blog in lingua straniera, un sito di notizie o un altro sito web, manderà immediatamente un messaggio ai volontari per inondare il sito con opinioni pro Israele".

(YnetNews - Yedioth Ahronoth - 29.1.2009 - "Pro-Israel media: Bloggers join media war")

Semplice, chiaro, non originale ma efficace. Fino a quando?
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Saturday, January 17, 2009

Gaza e il cane pazzo israeliano

Quanto sta accadendo da ventidue giorni a Gaza è indicibile, ma è anche guerra dei media. La filiale locale della Lobby filo israeliana si è scatenata per ventiquattro ore sulle miserie della nostra informazione televisiva. I peones politici italiani si son dati da fare, da par loro, seminando ulteriore indignazione prezzolata e sostenendo le veline di regime. Ma mentre sui nostri monitor impazzano le sintesi storiche da rotocalco, i proclami di esperti avariati e il pollaio mediatico, altrove emittenti di più accurata fattura e ben altro livello - ma anche fonti indipendenti con mezzi assai più esigui - diffondono il pensiero dei maggiori studiosi della questione palestinese. Di esempi, dalla BBC in giù, ce ne sono a bizzeffe. E' di tutta evidenza che la vergogna non alberga nelle menti, men che meno negli animi, dei molti capintesta istituzionali, dei frequentatori professionisti e dei censori per vocazione che fanno capolino nei nostri media o imbrattano la carta stampata per fornire una versione edulcorata dei crimini di questi giorni.
Sull'episodio mediatico - di una pochezza annunziata - cui si è fatto riferimento, si sono esercitate centinaia di testate in queste ore italiane e si è crogiolata la schiuma politica del bel paese (trascurando con malcelato sollievo la storia, i fatti e la disperazione di quei luoghi). Non merita che il silenzio.
Di seguito trascrivo invece un breve intervento di Avi Shlaim (Professore di relazioni internazionali alla Oxford University), che ha servito nell'esercito israeliano negli anni sessanta ed è considerato uno di maggiori studiosi al mondo del conflitto arabo-israeliano, da una lunga intervista filmata rilasciata a DemocracyNow! il 14 gennaio scorso. Una sola frase, perché basta poco per capire. E per cominciare non c'è molto altro da sapere. Il resto è sangue e tutti già possono vederlo.
"In una prospettiva storica di lungo periodo comincerei dalla creazione dello stato di Israele nel 1948. Ho scritto un libro -che hai menzionato nell'introduzione- che si intitola Il Muro di Ferro: Israele e il Mondo Arabo (Avi Shlaim, The Iron Wall: Israel and the Arab World). E' la storia del conflitto arabo-israeliano dal 1948. E' un libro molto lungo, ma posso riassumerlo in una frase. Lungo i suoi sessant'anni Israele è stato notevolmente restio nell'intraprendere negoziati significativi con le sue controparti arabe per risolvere la disputa tra di essi e sempre troppo disposto a ricorrere alla forza militare per imporre la sua volontà su di essi. L'attuale orribile massacro israeliano della gente di Gaza è l'apice della vecchia politica israeliana di sfuggire alla diplomazia e basarsi sulla forza bruta militare".

"Israel must be like a mad dog, too dangerous to bother" (Israele deve essere come un cane pazzo, troppo pericoloso da disturbare), ha detto a suo tempo Moshe Dayan. Ma non tutti si rendono conto che il cane, reso pazzo dalla sofferenza e dal lutto mai elaborati, sembra indirizzato dall'odio che ormai lo accompagna, con il sangue ingiustamente reclamato, verso un percorso suicida.

Saturday, December 20, 2008

Game Over. In attesa della sentenza Cipriani

"Ragazzi, siete investigatori intelligenti, vi è mai passato per la testa che sono stato incastrato? Io sono quello che ha perso tutto".


Incastrato – ha detto Benedetto Cipriani – e accusato di aver pagato tre giovani balordi di origine portoricana perchè uccidessero Robert “Bobby” Stears, marito della sua ex amante, Shelley, conosciuta su internet tramite instant messaging ICQ.


Durante il tragitto in auto con la polizia del Connecticut, Cipriani aveva offerto agli agenti – così è stato raccontato al processo nel dicembre 2008 – il nome della stessa Shelley Stears e di un'altra persona implicata negli omicidi di Windsor Locks. Il detective Richard Bedard ha dichiarato che durante il trasporto dell'italiano verso la Corte Superiore di Enfield subito dopo l'estradizione questi avrebbe chiesto agli agenti quanto fossero interessati a coinvolgere Shelley negli omicidi. Vogliamo la verità – avevano risposto gli agenti – e Cipriani aveva allora avanzato un’incredibile offerta: "Se potrò fare 10 anni in Italia, vi darò due altre persone che han fatto questo. Sennò mi porterò le informazioni nella tomba".


La relazione di Ben Cipriani con Shelley Stears era iniziata su internet nel 2001. Dopo un paio di settimane i due avevano fatto sesso al Windsor Marriot Hotel. Shelley aveva accettato i gioielli e i vestiti che le regalava Cipriani e questi aveva anche aperto un conto corrente a nome dell'amante. Dopo circa un anno, tuttavia, nel 2002, a suo dire pressata costantemente da Cipriani perché lasciasse il marito e lo seguisse nella casa di Meriden che aveva fatto costruire per entrambi, Shelley aveva rifiutato di lasciare Bobby.

Cipriani allora l'aveva minacciata di raccontare tutto al marito, aveva poi effettivamente telefonato a Robert Stears per informarlo della relazione e – a quanto sembra – per riferirgli dei furti di danaro che la stessa Shelley aveva effettuato presso il negozio di autoricambi del marito, il B&B Automotive di Windsor Locks. La Stears era stata per questo allontanata dall'azienda del marito. In seguito – al processo contro Cipriani – Shelley avrebbe riferito che Cipriani, dopo il suo rifiutò di lasciare il marito, l'aveva minacciata. "Disse che mi avrebbe portato via tutto ciò che avevo caro".

Ma la Stears e Cipriani si erano poi frequentati ancora e con regolarità e secondo quanto testimoniato sempre dalla Stears, avevano fatto sesso fino a una settimana prima degli omicidi. "Ben continuava a dirmi che voleva vedermi. Ero debole", si è giustificata Shelley al processo tra i singhiozzi preoccupandosi di non rivolgere lo sguardo verso l'ex amante sul banco degli imputati.


Nell'appartamento, affittato dalla madre di Erik Martinez, Rose Mendez, anch'essa frequentata da Cipriani che l’aveva conosciuta su internet nel 2003, viveva anche Joey Guzman, mentre Michael Castillo era un frequentatore abituale della casa.

Il 30 luglio del 2003 Joey Guzman, coinvolto nel complotto omicida da Martinez, si faceva accompagnare da Castillo a Windsor Locks, presso il negozio di autoricambi B&B di proprietà del marito di Shelley, Bobby Stears. Ed era una strage. Poco dopo le 17.00 Guzman incrociava Stears sul punto di lasciare il negozio in auto, lo faceva rientrare e lo faceva stendere a terra con il socio Barry Rossi e il loro meccanico, Lorne Stevens, quindi freddava i tre uomini con sei colpi di pistola alla nuca. "Game over" avrebbe poi comunicato per telefono subito dopo gli omicidi Guzman a Cipriani per indicargli che era tutto finito, che il lavoro per cui era stato pagato era stato fatto.
Nel portafoglio sul cadavere di Bobby Stears, la polizia trovava una busta dove l'uomo aveva scritto, di proprio pugno, nome e indirizzo di Cipriani: "Ben Cipriani, 55 Kyle Court, Meriden, CT".
Pochi giorni dopo la strage Benedetto Cipriani lasciava gli Stati Uniti per l'Italia e non faceva ritorno alla data stabilita per riprendere il suo lavoro a New York. Successivamente arrestato in Italia, veniva estradato per gli USA nel luglio del 2007.

I tre giovani di origine portoricana venivano coinvolti nelle indagini sul triplice omicidio di Windsor Locks solo nell'inverno del 2003, quando uno zio di Martinez, arrestato altrove per questioni di droga, raccontava del coinvolgimento del nipote in quel delitto. Ma la polizia ha anche sostenuto che inizialmente Cipriani veniva rintracciato tramite le dichiarazioni di un uomo d'affari dei dintorni di Windsor Locks. Questi avrebbe riferito che circa due settimane prima degli omicidi aveva visto per due volte un'auto con targa di New York parcheggiata fuori dal negozio di Stears a Windsor Locks. Lo stesso testimone ha dichiarato di aver parlato, la seconda volta, con il conducente (la polizia dice che era Cipriani) e di aver preso nota della targa dell'auto.
All'epoca degli omicidi la polizia rintracciava numerose chiamate tra i telefoni cellulari delle persone coinvolte nel complotto nelle settimane precedenti il triplice omicidio. I tabulati sono stati prodotti davanti alla Corte di Hartford che sta processando Cipriani. Secondo gli agenti del Connecticut già dal 1° luglio 2003 erano partite delle chiamate telefoniche dall'appartamento di Erik Martinez ad Hartford utilizzando una scheda telefonica prepagata attivata da Benedetto Cipriani. (Membri delle compagnie telefoniche sarebbero stati poi chiamati a testimoniare sul funzionamento delle schede telefoniche, sulla rete telefonica cellulare e sui tabulati poi utilizzati dall'ufficio del procuratore contro Cipriani).


Martinez e Guzman hanno confessato i loro diversi ruoli nella vicenda e hanno stipulato accordi con l'ufficio del procuratore distrettuale per evitare, Guzman, la pena di morte e per ottenere, Martinez, una pena che va dai 25 e i 40 anni di reclusione. Anche Castillo ha ammesso il proprio coinvolgimento come accompagnatore di Guzman a Windsor Locks il giorno degli omcidi, è stato processato nel 2007 e condannato al carcere a vita.
I tre giovani hanno raccontato di aver partecipato all’omicidio di tre persone per una somma che va dai 5000 ai 7000 dollari e uno di loro ha precisato che Cipriani promise 1000 dollari in più per ogni altra persona diversa da Stears che avessero dovuto uccidere.

Il processo a Benedetto Cipriani - esaurito l'iter delle udienze preliminari - è iniziato davanti alla Corte Superiore di Hartford (Connecticut) il 4 dicembre 2008 e la vicenda processuale, che ha evidenziato innumerevoli punti oscuri contro l'apparente ma sospetta linearità dei fatti prospettata dalla pubblica accusa, è ora affidata alla giuria dopo le discussioni conclusive del procuratore Dennis O'Connor e dell’avvocato difensore di Cipriani, Dave Compagnone.

"Ragazzi, pensate veramente che io abbia fatto questa cosa?" - chiedeva Cipriani agli agenti che lo scortavano alla Corte di Enfield nel 2007.

Questo certamente pensa il procuratore Dennis O’Connor che durante la discussione finale ha ribadito la versione più semplice – ma anche la meno razionale – dei fatti, dicendo alla giuria che Cipriani voleva la morte di Stears dopo che Shelley aveva rifiutato di lasciare il marito per andare a vivere con lui. Del tutto diversa, naturalmente, la versione del difensore di Cipriani, che ha concluso sostenendo che quantomeno la tesi dell’accusa “puzza di ragionevole dubbio”.

Il tentativo degli avvocati Kaloidis e Compagnone di introdurre nel processo alcuni fatti assai dubbi circa la posizione di Shelley Stears, tuttavia, non ha avuto successo.

La Corte non ha voluto che la giuria venisse erudita sulle voci correnti, cioè su quanto si dice di 100 mila dollari di debiti che Shelley aveva prima degli omicidi, né che venissero approfondite questioni di danaro mancante dalle casse della B&B, come prospettato dalla difesa di Cipriani in sede di controinterrogatorio di Shelley Stears. Altre voci, rimaste fuori dal processo, sono circolate poi sul fatto che dopo gli omicidi la Stears avrebbe incassato 300 mila dollari con una polizza di assicurazione, 100 mila dollari con un'altra polizza, oltre a 80 mila dollari quale quota della B&B. Voci – il condizionale è d'obbligo – ma una cosa si dà per certa, Shelley aveva sentito il bisogno di munirsi di un avvocato per parlare alla polizia dopo gli omicidi, ma il fatto non stupisce osservando, fra l’altro, che la foto di Bobby fornita agli assassini del marito (da Cipriani, secondo l’accusa) proveniva dal computer di Shelley Stears. Nome del file: “meBob”.


"Durante l'interrogatorio del procuratore i giurati hanno saputo che Cipriani conosceva i dettagli del negozio di autoricambi, dove era la cassaforte e quando Stears si recava a giocare a golf. "Diceva di essere in contatto con qualcuno molto vicino", ha dichiarato Martinez".


In realtà se si concede a Cipriani e in certa misura anche ai suoi presunti sicari quel minimo di razionalità e istinto di autoconservazione che imporrebbero a un ipotetico omicida di cercare di garantirsi l'impunità e di non correre verso la forca, la sequela di passi falsi e di punti oscuri di cui è costellata l'operazione omicida dei quattro ha veramente dell'incredibile. La ricostruzione della vicenda operata dall'accusa al processo contro Cipriani è comprensibile solo in un'ottica folle e suicida. E’ l'ottica di chi ha deciso di appaltare al più inaffidabile terzetto di disperati un delitto privo di senso e ha poi deliberatamente scelto di lasciare dietro di sé, in tutta la fase operativa del crimine, ogni possibile indizio del proprio personale coinvolgimento.Un comportamento che - senza considerare le condizioni incidentali inserite nel decreto di estradizione dall’Italia (che escludono la possibilità della pena capitale per Cipriani) - appare essere un vera e propria corsia preferenziale verso l'iniezione letale.

L’apparente assenza di un valido movente, l'allucinata scelta dei sicari, i ripetuti sopralluoghi sul luogo del delitto, l'abbondanza di documentazione fornita agli esecutori materiali (un vero e proprio pacchetto di istruzioni, con foto della vittima designata, fornita da Shelley Stears, planimetria e indicazione della cassaforte), le decine di telefonate tra Cipriani, Martinez e Castillo (ma anche tra Cipriani e Shelley Stears, di cui una alle 18.02 di quel pomeriggio), nelle ore a cavallo del delitto, l’acquisto per strada della pistola utilizzata per gli omicidi e la sua rivendita per 250 dollari, l'efferata esecuzione del triplice omicidio, la fase plateale del presunto pagamento del prezzo del delitto, la promessa di un sovrapprezzo per ogni omicidio diverso da quello di Stears, autorizzano chiunque a pensare che le cose non siano andate come sta per decidere la Corte Superiore di Hartford. In questo crimine manca qualcosa e ci sono tante, tante cose di troppo.

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Aggiornamento, emesso il verdetto.
Come previsto. Il 23 dicembre la giuria popolare presso la Corte Superiore di Hartford, composta da sei uomini e sei donne, ha emesso il verdetto nei confronti di Benedetto Cipriani giudicandolo colpevole di avere organizzato nel 2003 il piano che ha portato alla morte di Robert Stears, Lorne Stevens e Barry Rossi. L'Hartford Courant riferisce che Cipriani ha assistito inespressivo al verdetto pronunciato dal capo della giuria: "guilty", colpevole. Alcuni parenti delle vittime sono scoppiati in lacrime ed altri erano troppo emozionati per parlare. Le reazioni a caldo sembrano comunque adeguate alla logica retributiva che intende lenire con la sofferenza dei colpevoli, o presunti tali, quella - più spesso inguaribile - delle vittime. Alcuni commenti sono stati riportati sempre dal Courant. "E' stato l'inferno e ora possiamo avere pace", ha detto Linda Stevens, vedova di Lorne Stevens. Anne Rossi, vedova di Barry ha osservato: "Ora il nostro cuore ha pace e gioia sapendo che ogni respiro preso dal signor Cipriani, fino al suo ultimo respiro sulla terra, sarà nella cella di un carcere". "E fantastico sono felice che sia finita, che Cipriani abbia chiuso" ha detto piangendo Goldie Stears, sorella di Robert. Si prevede che il giudice Julia Dewey emetta la sentenza a carico di Cipriani il prossimo 17 marzo 2009. L'avvocato Ioannis Kaloidis, del collegio di difesa di Benedetto Cipriani con l'avvocato Dave Compagnone, ha dichiarato di essere deluso dal verdetto e che ora si tratta di far rispettare il decreto di estradizione. L'accordo tra gli USA e il governo italiano, infatti, ha detto Kaloidis, stabilisce con chiarezza che Cipriani, come cittadino italiano, potrà scontare l'intera pena in Italia. Ma in proposito l'ufficio del Procuratore non si è reso disponibile per un commento. "Game over", ha commentato Deborah Haut, sorella di Robert Stears, lasciando l'aula.

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Friday, November 21, 2008

Vittorio Arrigoni, dal carcere israeliano di Ramle

"In palese disprezzo di ogni diritto umano, civile e contro ogni legge internazionale, ho trascorso le ultime sei ore rinchiuso con Andrew in una lurida toilette piena di pulci e parassiti e in cui non era presente alcuna fonte di acqua potabile. Questo il trattamento ricevuto per aver annunciato l’inizio di uno sciopero della fame per chiedere il dissequestro dei pescherecci palestinesi rubati ai pescatori palestinesi al largo di Gaza in acque palestinesi al momento del nostro rapimento da parte dei soldati israeliani. Ci hanno requisito i telefoni cellulari consegnatici ieri dal nostro avvocato ma, cosa ancor più grave, in flagrante violazione delle leggi internazionali, ci è stato impedito qualsiasi contatto con i nostri legali e con il nostro consolato che io ed Andrew abbiamo richiesto più volte a gran voce. Per denunciare gli incresciosi avvenimenti delle ultime ore ho dovuto sospendere il mio sciopero della fame in modo da farmi restituire il mio telefono e poter trasmettere questa denuncia. Da quello che ho udito prima che ci separassero, Andrew continuerà a restare in quella cella assolutamente fuori dagli standard di ogni convenzione in tema di detenzione e rispetto dei diritti umani finchè a sua volta non sospenderà il digiuno. Più che come una punizione la mia detenzione di oggi e l’attuale di Andrew possono essere inquadrate come una vera e propria tortura. E’ più che verosimile che anche Darlene, che continua a digiunare come Andrew, stia subendo lo stesso disumano trattamento. Mi accingo ora a denunciare il gravissimo episodio al consolato italiano in seguito a quello scozzese e a quello statunitense. E’ importante tenersi aggiornati costantemente sulle condizioni psicofisiche dei nostri compagni. Domani dovrò ricorrere alle cure mediche per le decine punture di insetti e parassiti che ogni notte mi assalgono lasciando piaghe su tutto il mio corpo". (Vittorio Arrigoni, sequestrato nel carcere israeliano di Ramle - 21 Novembre 2008 Ore 18.00)

Wednesday, November 12, 2008

Benedetto Cipriani, il processo continua

Mentre da ultimo, all'udienza dell'11 novembre 2008, la Corte di Hartford (Connecticut) rappresentata dal giudice Julia DiCocco Dewey ha respinto la richiesta del nostro connazionale di veder mutata la sede del procedimento per l'asserita impossibilità di ottenere un processo equo nell'area di Hartford (a causa dello strepito e del malanimo creatisi nei suoi confronti), un poliziotto del Connecticut, certo Richard Bedard, ha reso, fra le altre, una testimonianza in qualche modo sorprendente.

Ricordiamo che Cipriani è attualmente sotto processo negli USA, accusato di essere stato il mandante - nel 2003 - di un triplice omicidio. In quell'occasione erano caduti sotto i colpi dei presunti sicari il proprietario di un garage, Robert "Bobby" Stears, marito di Shelly, una donna con cui Cipriani aveva a suo tempo intrecciato una relazione amorosa tramite internet, Barry Rossi, socio d'affari di Stears, e un loro impiegato, il meccanico Lorne Stevens. Jose Guzman, uno dei tre sicari, che avrebbe materialmente esploso i colpi mortali, si è dichiarato colpevole ed ha ammesso di aver colpito a morte i tre uomini dopo aver accettato di compiere l'omicidio su commissione per conto di Cipriani. Tuttavia, il 1° ottobre 2007, nel processo contro un'altro componente della spedizione omicida, Michael Castillo, lo stesso Guzman (che aveva confessato gli omicidi concordando con l'accusa una pena diversa dalla pena di morte, con la promessa di testimoniare contro gli altri coimputati) aveva viceversa rifiutato di testimoniare mettendo in pericolo il proprio accordo con l'ufficio della procura.

Dalla sintesi del Journal Inquirer sulla testimonianza di Richard Bedard, risulta che il 16 luglio 2007 il poliziotto era incaricato di condurre Cipriani alla prima udienza presso la Corte Superiore di Enfield dopo l'estradizione dall'Italia. Nel corso del trasporto del detenuto, Cipriani si sarebbe offerto di implicare altre due persone negli omicidi di di cui è tuttora accusato essere stato il mandante, due persone diverse, naturalmente, dai tre presunti autori materiali del crimine. Cipriani - ha dichiarato sempre il testimone - avrebbe "chiesto" in cambio dell'informazione una sentenza di dieci anni di prigione da scontare presso il suo paese natale, l'Italia. Bedard ha inoltre aggiunto che Cipriani avrebbe minacciato di portarsi questa informazione nella tomba qualora avesse ottenuto una sentenza di condanna a 25 o più anni di prigione.

Per quanto si tratti - come già ripetuto - solo di una testimonianza, le parole del poliziotto di Enfield riportate dal Journal Inquirer, se ritenute attendibili e confermate, rischierebbero di dare una nuova direzione, almeno teorica, alla assai labile ed inverosimile ipotesi di movente del triplice omicidio formulata dall'accusa, cioè la rabbia di Cipriani per il diniego di Shelly Stears, con cui - ricordiamo - aveva avuto una relazione amorosa ormai sostanzialmente conclusa, a lasciare il marito. Questa sorpresa suscita tuttavia il sospetto che le autorità del Connecticut non abbiano indagato sul fatto (e sulle presunte dichiarazioni di Cipriani) a 360 gradi, acconciandosi ad imputare e processare un comodo "mandante" e tre balordi le cui parziali ammissioni destano più di qualche perplessità.

Nel corso dell'udienza dell'11 novembre e nonostante l'opposizione dei difensori di Cipriani, un altro testimone, Christopher Sinsigalli della "Sinsigalli Signs and Designs" avrebbe dichiarato di aver visto Cipriani nella sua area di parcheggio, verso l'orario di chiusura del 17 luglio 2003, tredici giorni prima degli omicidi.

Su un'altra delicata questione (sulla quale assolutamente non dovrebbe esservi dubbio, almeno qui in Italia) si sono infine appuntate le testimonianze di Bedard e di un altro detective della polizia del Connecticut, che "hanno suggerito possano essere vere le voci per cui l'accordo in base al quale le autorità degli USA hanno ottenuto l'estradizione di Cipriani dall'Italia prevede il suo rientro in Italia per scontare parte di qualsiasi condanna alla reclusione dovesse essere emessa". Non c'è che da richiamare, in proposito, tutto quanto già scritto e pubblicato in Italia sull'argomento, anche su questo blog.
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Per approfondire

http://pipistro.blogspot.com/2008/06/benedetto-cipriani-chi-lha-visto.html
http://pipistro.blogspot.com/2007/12/benedetto-cipriani-udienza-preliminare.html
http://pipistro.blogspot.com/2007/10/cipriani-una-strada-senso-unico.html
http://pipistro.blogspot.com/2007/10/caso-cipriani-verdetto-in-vista-per.html
http://pipistro.blogspot.com/2007/10/ancora-sul-caso-cipriani.html
http://www.newsitaliapress.it/FilePub/646008023BENNY%20DECRETO.pdf
http://pipistro.blogspot.com/2007/09/benedetto-cipriani-negli-usa-senza.html
http://pipistro.blogspot.com/2007/08/una-richiesta-di-aiuto-da-benedetto.html
http://pipistro.blogspot.com/2007/07/caso-cipriani-il-diritto-e-il-rovescio.html
http://pipistro.blogspot.com/2007/07/benedetto-cipriani-costruzioni-o.html
http://pipistro.blogspot.com/2007/07/benedetto-cipriani-processo-allo.html
http://www.courant.com/news/local/hc-castillo0926.artsep26,0,4555490.story
http://www.newsitaliapress.it/interna.asp?sez=265&info=139516
http://www.wtnh.com/Global/story.asp?S=7156152&nav=3YeX
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Sunday, November 09, 2008

Pirati!

Stamattina Greta Berlin del Free Gaza Movement, al telefono satellitare con una barca da pesca al largo di Gaza, ha raccolto e diffuso le richieste di aiuto dell'equipaggio, attaccato con cannoni ad acqua e raffiche di armi da fuoco da una nave da guerra israeliana. A bordo, fra gli altri, Vittorio Arrigoni.

Greta, intorno alle 9.30 di stamattina, riferiva quanto segue: "Vik sta gridando alla nave israeliana che ci sono tre attivisti internazionali a bordo, che tutti sono disarmati e che vogliono solo pescare. Gli appelli sono stati accolti con cannoni ad acqua e il tiro è stato così violento che tutto l'equipaggio si è rifugiato in cabina per proteggersi. David sta cercando di prendere campioni dell'acqua da far analizzare. Il segnale [via satellitare] è molto debole e difficile da capire, ma posso sentire Vik sullo sfondo e sentire i colpi di arma da fuoco e l'acqua che colpisce la cabina di comando. Stanno cercando di rompere i finestrini nella cabina. Un'altra barca da pesca, circa 100 yarde distante sta pure venendo attaccata...". Poi la connessione si è interrotta.

L'attacco con cannoni ad acqua è continuato. Tra le 11.00 e le 11.30 la nave israeliana ha sparso acque contaminate sull'equipaggio e sulla pesca, che è stata buttata in mare. David dice che i militari sulla nave israeliana indossavano protezioni e maschere, indicazione di quanto l'acqua dei cannoni potesse essere pericolosa.

Tuesday, October 28, 2008

Free Gaza: quando Dignity sfida Chutzpah

"The boat will leave at sunset Tuesday (5:00 pm) with 26 passengers from 12 countries, including Palestine and Israel. On board is Mairead Maguire, the 1976 Nobel Peace Prize winner, Dr. Mustapha Barghouti, a member of the Palestinian Legislative Council, and several other doctors from Europe. Gideon Sprio, an Israeli journalist and long-time activist against the Israeli occupation is also coming". (Free Gaza Movement)
Stamattina il Movimento Free Gaza ha saputo dai media che la Marina israeliana minaccia di impedire con la forza alla nave SS Dignity, in partenza da Cipro, di entrare domani nelle acque di Gaza. "Israele non si è curato di comunicarci una ragione legittima per prevenire l'ingresso di medicinali, medici, avvocati e prominenti attivisti per i diritti umani nella Striscia di Gaza. Per il vero Israele non si è preoccupato di comunicare con noi in alcun modo ... Il Movimento Free Gaza vuole sia chiaro che non vi è intenzione, né ricerca di scontro con Israele", ha dichiarato Greta Berlin del Free Gaza Movement. Così riassunte le parole che accompagnano la missione di Dignity, passiamo a Chutzpah, l'arroganza. Il messaggio diffuso dal Ministero degli Esteri israeliano, come riferito da YnetNews, è infatti una breve sintesi di prepotenza e ignoranza. "In base alla brutta esperienza della volta precedente, Israele ha deciso di non consentire l'ingresso del natante che si è pretenziosamente definito imbarcazione di aiuti umanitari", ha dichiarato il portavoce del Ministero degli Esteri, Yossi Levi. Ed ha aggiunto: "Non c'è assolutamente relazione tra gli aiuti umanitari e questi provocatori. La precedente campagna si è distinta soprattutto nella diffusione di slogan. Sono rimasti a Gaza per un po', traendo vantaggio dalla loro permanenza per provocare le navi dell'IDF, inventandosi attacchi [nella foto un peschereccio speronato il 10 settembre scorso al largo di Gaza] per coglierle alla sprovvista. Hanno solo cercato di estorcere l'attenzione internazionale a spese della reputazione di Israele". Problema: la reputazione di Israele - forse Levi non ne è al corrente, ma gli basterebbe documentarsi - non ha certo bisogno di aiuto nel discendere una china irreversibile. E ciò nonostante gli sforzi tentacolari che la propaganda filo sionista ha trasferito da ultimo - nello stesso stile prepotente ma scadente - dal nuovo al vecchio continente. E' quindi inutile precisare che l'arroganza dell'establishment militare israeliano non necessita delle 'estorsive' sortite dell'inerme naviglio del Movimento Free Gaza per dimostrare la svalutazione di ogni reputazione e di ogni credito, quand'anche tuttora pretestuosamente ancorato ai torti da ben altro popolo a suo tempo subiti.
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Aggiornamento
For Immediate Release - October 29, 2008 - "The Free Gaza Movement is delighted to announce that their third boat, the SS Dignity carrying 27 crew and passengers arrived in Gaza at 8:10 Gaza time, in spite of Israeli threats to stop them. In the pouring rain, the boat pulled into port amid cheers from the people of Gaza and tears from the passengers".
For More Information, Please Contact:
Greta Berlin (Cyprus) +357 99 081 767 / iristulip@gmail.com
Osama Qashoo (Cyprus) +44 (0)78 3338 1660 / osamaqashoo@gmail.com
Angela Godfrey Goldstein (Jerusalem) +972 (0)54 736 6393 / angela@icahd.org
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Monday, September 29, 2008

Free Gaza by air

Famagusta Gazette, 27 settembre 2008. "Un gruppo di attivisti dichiara che ha dovuto rinviare un viaggio in mare inteso a sfidare il blocco della Striscia di Gaza per la seconda volta, trasportando aiuti per i palestinesi. Circa venti attivisti dovevano partire mercoledì (24 settembre) da Cipro per Gaza". I motivi del rinvio non vengono riferiti dalla Gazzetta di Famagosta, probabilmente si tratta dell'inclemenza del tempo e del mare al largo di Cipro, ma anche ed assai verosimilmente delle pressioni esercitate su chi avrebbe dovuto o potuto noleggiare una imbarcazione adeguata al Free Gaza, questione che era stata viceversa sottolineata dal Movimento in un messaggio, inequivocabile, del giorno prima: "Questa settimana, in ventidue ci siamo recati a Cipro per adempiere alla nostra promessa di ritornare a Gaza. Poiché le nostre barche originali non erano adatte per questo viaggio abbiamo cercato di noleggiare o comprare una barca più robusta. Purtroppo tutte le volte che abbiamo pensato di raggiungere un accordo con un proprietario, l'intesa si è arenata, in parte - crediamo - per pressioni esterne. Benché sia stata una decisione difficile, abbiamo preferito posticipare temporaneamente il viaggio".

Tanto precisato in un commento in calce al laconico comunicato della Famagusta Gazette, abbiamo sollecitato una risposta e una conferma da parte cipriota, chiedendo se è vero che il Movimento [Free Gaza] non è stato in grado di trovare qualcuno che noleggiasse loro un'imbarcazione ed ipotizzando che non è difficile immaginare la provenienza delle operazioni di lobbying indirizzate contro agli attivisti (ricordiamo in proposito la spedizione abortita del Sol Phryne, la nave in partenza per Gaza e sabotata a Cipro venti anni fa, una vergogna).

E allora cos'è il Boeing raffigurato qui sopra? Non è difficile immaginarlo, è un auspicio e un contributo personale alle parole del Free Gaza Movement, ma anche il sogno di un futuro e pacifico volo di linea da Cipro (o altrove) per la Striscia di Gaza, in terra di Palestina, finalmente libera. ("From Sunday, October 5 to Friday, October 17, Free Gaza representatives Dr. Paul Larudee, Greta Berlin, Dr. Hesham Alalusi and Tom Nelson will be traveling to destinations throughout the Middle East to meet with individuals and groups interested in learning more about and supporting our efforts. We are available for meetings, speaking engagements and interviews. We will also be offering the historic boats themselves for sale to buyers who wish them to become a monument, so that the funds can be used for larger, faster vessels, and possibly even an aircraft").
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Thursday, September 25, 2008

Nucleare iraniano, show must go on

L'ultimo rapporto dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica, destinato al Board of Governors e quindi mantenuto ufficialmente riservato fino al 22 settembre scorso, è stato altrettanto ufficialmente diffuso in rete, intestato IAEA e in formato pdf, sin dalla data riportata nel documento, 15 settembre 2008. Niente di male. I soliti noti godono evidentemente di un canale privilegiato che consente di sbeffeggiare la pretesa riservatezza dell'Agenzia. Sia quel che sia, il 22 settembre la IAEA ha diffuso la relazione introduttiva del Direttore Mohammed ElBaradei (nella foto) al Board of Governors. Il video e la relazione introduttiva sono sul sito dell'Agenzia. Di seguito uno stralcio minimo sulla situazione del nucleare iraniano. Nulla di nuovo, ma lo strepito dei media internazionali degli ultimi giorni impone almeno di sapere che si tratta di strepito inutile.

"L'Agenzia ha potuto proseguire nella verifica dell'inesistenza di deviazioni dall'uso dichiarato del materiale nucleare in Iran. Purtroppo l'Agenzia non ha potuto fare progressi sostanziali sugli alleged studies e sulle relative questioni pertinenti alle possibili dimensioni militari del programma nucleare iraniano. Queste rimangono motivo di seria preoccupazione. Sottolineo che l'Agenzia non ha rinvenuto alcun uso attuale di materiale nucleare in relazione agli alleged studies, né ha alcuna informazione - a parte l'uranium metal document - su attuali piani o costruzioni in Iran di componenti materiali nucleari di un'arma atomica. Contro le decisioni del Consiglio di Sicurezza, l'Iran non ha sospeso le attività relative all'arricchimento dell'uranio. Di nuovo sollecito l'Iran a dimostrare piena trasparenza e ad eseguire tutte le misure richieste per costruire la fiducia nella natura esclusivamente pacifica del suo programma nucleare il più presto possibile. Sono passati sei anni da quando abbiamo cominciato un intenso lavoro per chiarire le attività nucleari iraniane. E' nell'interesse di tutti che si possa raggiungere piena chiarezza prima possibile".

(Sull'uranium metal document, v. su questo blog Nuclear Clowning)

Questo quanto risulta nel video diffuso dall'Agenzia Internazionale sull'Energia Atomica. Il testo completo della dichiarazione introduttiva riporta tuttavia, fra l'altro, una non nuova ed interessante precisazione da parte iraniana sui cosiddetti alleged studies, che - occorre ricordare - consisterebbero in documentazione elettronica estrapolata da un personal computer di provenienza quantomeno incerta. Per la precisione sarebbero il frutto della fornitura di un laptop pervenuto agli USA nel 2004 da una fonte mantenuta anonima, che, a sua volta l'avrebbe ricevuto da altro anonimo probabilmente deceduto. (Cfr. New York Times, 13 novembre 2005. "A Laptop's Contents - American officials have said little in their briefings about the origins of the laptop, other than that they obtained it in mid-2004 from a source in Iran who they said had received it from a second person, now believed to be dead. Foreign officials who have reviewed the intelligence speculate that the laptop was used by someone who worked in the Iranian nuclear program or stole information from it").

(Su altri documenti segreti asseritamente trovati in fantomatici laptop, v. su questo blog Nucleare iraniano, ogni occasione è buona e Ancora sul "Nuclear Ring")

Bisogna annotare, al riguardo, che non gioca certo a favore della congruità e genuinità della documentazione e delle accuse di USA & Co. un imbarazzante precedente: l'indegno accrocchio costituito dall'italica confezione e americana diffusione di documenti fasulli sull'inesistente fornitura di uranio del Niger all'Iraq di Saddam Hussein. Una bufala assodata e vergognosa sulla quale le iniziative giudiziarie stentano (quantomeno in Italia) a trovare la via della pubblica notizia, ma che non impedì a George W. Bush di farne uso per sollecitare la sua campagna iraqena.

Con queste premesse sulla sospetta provenienza e manifattura degli alleged studies, sembrano sacrosante le puntualizzazioni di parte iraniana, riferite dal Direttore dell'AIEA nel testo completo della sua dichiarazione introduttiva (parte non riportata nel riassunto video anch'esso diffuso sul sito dell'Agenzia). L'ultima osservazione e l'invito di ElBaradei - che trascrivo di seguito - rasentano il surreale. Non solo è sospetta la provenienza di tale documentazione, ma il medesimo libello nucleare non viene concretamente fornito all'Iran, da cui si pretendono, viceversa, concrete prove della sua infondatezza. Meglio: prove ulteriori rispetto al fatto che l'Agenzia per l'Energia Atomica non ha trovato traccia di materiali o attività connessi alla documentazione virtuale in questione.

"Benchè abbia riconosciuto che alcune informazioni nella documentazione di cui si tratta, inclusi i nomi di persone e organizzazioni, siano corrette, l'Iran ha ribadito che tutti i documenti sono costruiti o falsificati. L'Iran ha pure dichiarato di non aver compiuto alcuna delle attività descritte negli alleged studies ed ha reiterato la sua richiesta di ottenere gli originali, o almeno le copie, della documentazione. Chiedo agli stati membri che hanno fornito all'AIEA la documentazione relativa agli alleged studies che l'Agenzia venga autorizzata a condividere [tale documentazione] con l'Iran".

Poco male. I consueti untori nazionali ed internazionali, che non si vergognano di condire le loro dichiarazioni con slogan fasulli (ieri fu così per l'Iraq di Saddam Hussein e oggi con maggior protervia in funzione anti iraniana), non hanno bisogno di documentazione, né di prove. Dimenticheremo ancora una volta che chi mente in generale non è nulla più di un bugiardo, ma chi mentendo provoca sofferenze e morte per milioni di persone è un criminale?
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Wednesday, September 17, 2008

Free Gaza: ferito Vittorio Arrigoni

Anche il crimine ha le sue gerarchie ed evidentemente i più generali crimini contro l'umanità - che consistono nell'umiliare, maltrattare, annichilire, affamare un intero popolo - sono compatibili con le operazioni da teppisti. Del resto i più volonterosi tirapiedi delle violenze di stato e di regime hanno poi affermato di essere semplici esecutori di ordini. E per essi ha ben motivo di esistere nell'immaginario collettivo l'inferno degli inetti, non più leggero di quello riservato a chi decide e a chi mentendo si adegua.

From Ramzi Kysia to gazafriends - date Tue, Sep 16, 2008 at 11:44 PM - FOR IMMEDIATE RELEASE - ITALIAN HUMAN RIGHTS MONITOR INJURED BY ISRAELI NAVY OFF GAZA COAST GAZA STRIP (17 September 2008) - "An Italian human rights worker with the Free Gaza Movement and International Solidarity Movement was injured today by the Israeli navy while monitoring human rights abuses against Palestinian fishermen off the coast of the Gaza Strip. Vittorio Arrigoni was hit by flying glass when the Israeli navy used a high-power water cannon against the unarmed boats
[nella foto]. The water canon smashed the glass surrounding the steering section of the boat, with shards lacerating Arrigoni's back. He was taken to hospital immediately upon reaching shore, requiring stitches...". (Video su YouTube)

"Gaza, martedì 16 settembre - Siamo in mare con i pescatori palestinesi. Una nave israeliana, più grande del solito, ci ha investiti con un getto d'acqua potentissimo che ha distrutto i vetri della cabina da cui stavo guidando la barca. Fortunatamente, mi sono girato in tempo, ma non ho potuto evitare che la mia schiena fosse colpita e ferita da parecchi pezzi di vetro. Un ulterioriore gesto di aggressione mentre i pescatori e i due internazionali a bordo stavano solamente pescando". Vittorio Arrigoni (su Infopal)

Articolo su palsolidarity (International Solidarity Movement)

Solo pochi giorni fa Vittorio annotava su Guerrillaradio l'ennesimo, episodio di gratuita violenza della marina israeliana sui pescatori di Gaza: "Lunedì 10 settembre, alle ore 17 circa, a meno di 6 miglia dalle coste di Gaza, in acque palestinesi, una nave da guerra israeliana si è volutamente lanciata ad alta velocità contro uno dei nostri pescherecci, quel giorno a pesca senza internazionali a bordo. L'impatto è stato devastante per il fragile peschereccio palestinese (come documentano i danni visibili nel filmato), la nave militare israelina è andata a sbattare sul fianco del peschereccio, letteralmente passandoci sopra e rimpiombando in mare dalla parte opposta. Visibili sulla prua i segni scavati dal legno delle turbine del motore della nave israeliana [v. foto]. Fortunatamente, il peschereccio stava pescando e quindi era ben assestato in acqua, altrimenti si sarebbe ribaltato conducendo a morte certa tutto l'equipaggio. Ancora più fortunatamente, tutti i membri dell'equipaggio si trovavano a poppa, intenti a cucinare per il pasto che interrompe il digiuno del Ramadan, qui alle 18 pm. circa. Sfortunatamente, il danno per il proprietario del peschereccio ammonta a più di 50 mila dollari, e impossibili sono riparazioni in tempi brevi, dato che nella Gaza sotto assedio non si trovano i materiali necessari. L'unico ferito per questo folle attacco terroristico, secondo fonti militari a Tel Aviv, è proprio un soldato israeliano, dato che la manovra suicida della nave da guerra ha seriamente rischiato la vita anche al suo di equipaggio". (Video su YouTube) (Articolo su freegaza.org)

Su palsolidarity un altro episodio (del 1° settembre).
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