Saturday, July 28, 2007

Caso Cipriani, il diritto e il rovescio

Il "famoso" decreto di estradizione nei confronti di Benedetto Cipriani in data 12 novembre 2005, opera dell'Ing. Castelli, è introvabile. Dal sommario della Gazzetta Ufficiale, a far tempo dal 12 novembre di quell'anno a tutto il 30 aprile 2006, semplicemente non si trova. O almeno io non lo trovo. Nel frattempo è valsa vale la pena di leggere la risposta di Mastella all'interrogazione di D'Elia circa l'esecuzione di quel provvedimento. Un piccolo capolavoro. Il ministro principia rammentando proprio le parole che la Corte Costituzionale (chiaramente, con la sentenza 223 del 1996) non avrebbe voluto più sentire ("Nel decreto è specificato che, se il Cipriani sarà condannato, nei suoi confronti non potrà essere irrogata e comunque eseguita la pena capitale"). E' evidente che, elidendo il secondo comma dell'art. 698 del codice di procedura penale (che parlava delle "assicurazioni" dello stato richiedente), la Corte ha inteso togliere dal mondo del diritto italiano la possibilità di considerare le "garanzie" in qualsiasi modo offerte all'estero. All'osservazione iniziale - che ha quindi, nel caso, il pregio di una chiacchiera da bar - sempre Mastella fa seguito sulla stessa falsariga ("Il governo degli Stati Uniti ha formalmente comunicato con nota verbale di aver accettato integralmente la condizione prevista dal decreto di estradizione" ecc. ecc.). Dopodiché il ministro passa a fare un po' di confusione tra fatti e reati ("...La sentenza, infatti, contempla l'ipotesi in cui la domanda di estradizione sia avanzata per un reato punibile con la pena capitale", "Nel caso del Cipriani, invece, l'estradizione fu domandata e concessa per un reato che, secondo l'ordinamento ..."). Infatti la norma di cui all'art. 698 cpp, nella parte dichiarata incostituzionale, non parlava di un "reato" punibile con la pena di morte, ma di un "fatto per il quale è prevista la pena di morte". La questione è piuttosto chiara, elidendo il secondo comma dell'art. 698 cpp, la Corte Costituzionale ha automaticamente tolto ogni margine di discrezionalità in relazione alla costruzione (ondivaga) del capo di imputazione, che è cosa ben diversa dal fatto (in se stesso). E per quel "fatto" - appunto - negli USA è prevista la pena di morte quand'anche la Procura e lo Stato del Connecticut abbiano deciso di contestare un reato che non la preveda, al solo scopo di ottenere l'estradizione, "assicurando" poi che il titolo del reato non potrà essere mutato (proprio come richiesto - sembra - nel decreto di Castelli all'alba del novembre 2005). Alla discrezionalità del nostro ministro abbiamo sostituito quella americana. Complimenti! Siamo in ogni caso ben lungi da quei principi assoluti che la Corte Costituzionale ha inserito nel corpo della sentenza 223/96 e in ispecie con il principio (disatteso - a mio parere - anche dal Consiglio di Stato), per cui: "..il divieto contenuto nell'art. 27, quarto comma, della Costituzione, e i valori ad esso sottostanti - primo fra tutti il bene essenziale della vita - impongono una garanzia assoluta. Non hanno fondamento i dubbi della parte privata sulla sussistenza di rimedi giudiziari nell'ordinamento statunitense a tutela della vincolatività dei trattati internazionali stipulati dal governo federale" [...] "L'assolutezza del principio costituzionale richiamato viene infirmata dalla presenza di una norma che demanda a valutazioni discrezionali, caso per caso, il giudizio di affidabilità e di effettività delle garanzie accordate dal Paese richiedente". E' solo il caso di aggiungere che, per converso e contrariamente a quello che sembra il lampante insegnamento della Corte, nella motivazione della sentenza il Consiglio di Stato ha stabilito che - nel caso - "La garanzia non deriva, in definitiva, dalle assicurazioni fornite dal Dipartimento della Giustizia statunitense ma dal sistema delle fonti normative applicabili in quel Paese dal Giudice penale". Di nuovo, si sostituisce alla discrezionalità del ministro, in Italia, quella del giudice (o del sistema) del paese in cui uno come Bush ha dato ingresso al Patriot Act!!

Da Anna, la compagna di Benedetto Cipriani, 28 luglio 2007: «Mi è giunta stamattina una lettera dagli USA.Finalmente ho notizie di Ben. Nuove non di certo completamente buone. Voglio riportare un sunto riguardo le vicende giuridiche. La giustizia americana non vuole che Ben torni in Italia per scontare la pena dato che non ha alcun accordo riguardo il rimpatrio da rispettare con il ministro Mastella. Qui ritiriamo in ballo il famoso decreto di cui nulla si sa,a cui non ci è dato accedere chissà perchè. Ribadisce Ben, a tal punto, che nemmeno il suo avvocato è a conoscenza del suddetto, per il momento. Già li si parla (e questo è un altro punto a favore della tesi di verdetto già emesso) di una condanna a 180 anni. Riguardo ancora il decreto, in esso dovrebbe essere specificato che a ben non sia inflitta la penna di morte avrebbe dovuto rispettare l'accordo di non mutare il capo d'accusa in modo da poter applicare la pena di morte, chi ci dice che questo non verrà fatto? Ho letto un Ben molto provato. Vogliamo ridargli un pò di fiducia,trasmettergli la nostra vicinanza e solidarietà di italiani cittadini dell'Italia e non di una "italietta" pronta a piegarsi davanti alle stelle e strisce? Scrivete a Benedetto, di seguito allego il suo recapito. Ringrazio e chiedo ancora scusa per gli errori, dovuti principalmente alla preoccupazione ed all'emozione: Ben Cipriani - IM 351906 - MacDougall/Walker Correctional Institution - 1153 East St. - South Suffield - 06080 - CT - USA

Ciao Anna, vedo cosa posso fare per diffondere il tuo appello. Intanto ti rispondo. Mastella (nella risposta a D'Elia) riempie il suo discorso di una "assolutezza" che la Corte Costituzionale ha escluso essere sufficiente. Dice il ministro: "Il governo degli Stati Uniti ...ha formalmente comunicato, con nota verbale del 27 giugno scorso, di aver accettato integralmente la condizione prevista nel decreto di estradizione che esclude la pena di morte" - e aggiunge in seguito - "Tale assolutezza trova del resto inequivoca conferma nell'ulteriore impegno, pure assunto formalmente dagli Stati Uniti con la stessa nota verbale, di consentire al Cipriani, in caso di condanna e su sua richiesta, di scontare parte della pena in Italia". Il Consiglio di Stato ha parimenti giustificato la propria decisione statuendo che "il reato per cui è accusato Benedetto Cipriani non prevede la pena capitale e i fatti per i quali l'estradizione è stata richiesta dagli USA non possono essere ivi riqualificati come elementi costitutivi di un reato punibile con la pena capitale, pena la violazione di una norma pattizia speciale e imperativa, recepita nell'ordinamento dello Stato richiedente". Questo significa, in soldoni, che gli USA si sono impegnati (pattiziamente, nel trattato Italia - USA) a non riqualificare il fatto con altro che preveda la pena di morte.Per quanto in concreto una decisione di segno diverso provocherebbe un incidente diplomatico e una bufera politica, questa garanzia non è ritenuta sufficiente dalla Corte Costituzionale, che, come ho già scritto, ha sentenziato che: "...non hanno fondamento i dubbi della parte privata sulla sussistenza di rimedi giudiziari nell'ordinamento statunitense a tutela della vincolatività dei trattati internazionali stipulati dal governo federale". In altre parole, la Corte Costituzionale non ritiene in generale sufficienti a garantire il principio assoluto di esclusione della pena di morte per un estradato, i rimedi eventualmente destinati a far rispettare il trattato stipulato fra Italia e USA nei singoli Stati dell'unione. Mi chiedo poi che significato e che valore possa avere l'impegno a far scontare "parte" della pena in Italia, ma senza leggere il decreto (e forse anche leggendolo) sembrano solo parole.

7 comments:

Anonymous said...

Del "Caso Cipriani" non ne parla nessuno, qui ho trovato aggiornamenti interessanti, grazie pipistro.
Anna, per quel che posso, sono vicina a te e Benedetto.

un abbraccio Tella

Anonymous said...

Ti ringrazio Tella...

Se vuoi, puoi leggere ancora su "Lettera Maltese" "Indie gesta"
"Mente Critica" "Unoenessuno"

Ricambio il tuo abbraccio
Alla prossima

Colgo anche io l'occasione per dire "apertis verbis" a Pipistro
SEI GRANDE!
GRAZIE!

pipistro said...

Grazie a te Anna,
ricopio qui sotto un commento che Katia ha messo sotto un altro post di questo blog, per il caso tu non lo abbia letto.
In proposito ricopio anche i numeri di telefono della direzione dei due corpi del MacDougall-Walker Correctional Institution:
(860) 627-2100 - MacDougall Building
(860) 292-3400 - Walker Building
Fax: (860) 627-2144
^^v^^

Per Anna
Anna, devi sapere, magari telefonando alla prigione quale sia il numero di matricola di Benedetto, cerca di sapere in che prigione sta e telefona loro per sapere come metterti in contatto, non possono assolutamente impedirtelo. L'unico motivo per cui potrebbe non scrivere è se è in isolamento, ma ti consiglierei di coinvolgere il consolato di pertinenza. Quando sei riuscita a contattarlo dovresti riuscire a fare in modo di avere un numero americano, oddio, le regole cambiano da una prigione all'altra, devi chiedere il modo come fare per telefonarti, se vuoi scrivimi a katia@carloparlanti.it

Anonymous said...

Pi, ti ringrazio per i numeri di telefono che mi fornisci.
Chiamerò di certo.
Buona giornata e buon lavoro.

Per Katia
Un saluto piuttosto notturno anche a te.
Aspettati una mia mail.

fla57@libero.it

Anonymous said...

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March 25, 2007

To vote on this cartoon, go to Like it or spike it?
About this cartoon, Bob says ...
So this Benedetto Cipriani guy is suspected of hiring the assassins who killed three men at a Windsor Locks car repair garage back in 2003. It's all very ugly, involving a love affair with a wife of one of the victims and killing innocent bystanders and fleeing the country.
The killers were caught and are in prison, but the alleged ringleader, well, he takes off to Italy where he lives the good life with his mother crushing grapes with his bare feet somewhere on the shores of Lake Como.
One day, the Italian cops catch him and he's thrown in jail where he belongs. The U.S. tries to extradite him but Italy says its laws won't allow them to extradite a prisoner to a country that has capital punishment.
The U.S. lawyers say no problem, they won't charge him with a crime that would result in the death penalty. Cipriani's lawyers fight back and America keeps taking it to higher and higher Italian courts. Each one says Cipriani has to go back to the States, except the last one.
They say he can stay in Italy and then they let him go because Italian law allows for a person who's waiting extradition to be freed after a year and a half! Mama, mia!
We're so proud of our Italian heritage in Connecticut, but this is how the boot treats us, letting a possible accessory to murder go free.
I know globalization is all about fair and free trade, but I hope it will someday mean uniform world justice.
March 25, 2007 | Permalink
Comments
I was made aware of your cartoon listed in the Sunday March 25th edition of the Hartford Courant with the boot of Italy kicking the State of Connecticut. I am the wife of Barry Rossi, one of the three murdered in the brutal slaying planned by suspect Benedetto Cipriani.
I had to read your cartoon blog online to understand the intent of your 'cartoon'. If you haven't read the blog, the cartoon could be interpreted in different ways. Thank you for caring about this issue and understanding that justice should be uniform across the world.
I do see one thing very incorrect with your depiction of the situation. Correctly, the boot of Italy should be kicking the 'arm of justice' or the 'face of righteousness' versus the State of Connecticut.
One of the things I have learned after Barry's murder is that there is a group of people that rarely go recognized, our Law enforcement, Victims Advocates and our State's Attorney's office. I did not know people of their caliber and integrity existed prior to becoming the victim of homicide. (And yes, the ones that remain on this earth after suffering from murder of a loved one are victims. Our wounds never go away and the pain persists for life) There are so many unrecognized heroes on this team within our state that truly care and fight the battle of injustice every day. It has got to be one of the hardest, most stressful job fields I could imagine, yet they do it everyday, with pride, and with optimism, fighting for us and for what is right. Although Italy may have let Ben Cipriani out of jail, the struggle to extradite Ben Cipriani is NOT over, nor is the effort to apprehend ALL that were involved. I do know justice will prevail.
The State of Connecticut has worked very hard on this case. Their efforts have been relentless. They are an admirable, selfless group that sacrifice their lives daily for us, the people of this state, the ones that have had an injustice placed on them by someone else's sinful acts. They do not give up hope. Your cartoon interpretation has kicked everyone of those people that have worked so hard for justice in this case, and in this state, I feel you owe them an apology. The State of Connecticut isn't being kicked, in reality, justice is.
Several people's lives have been totally destroyed and devastated by these murders. Re-building yourself after losing the person you love to homicide is indescribable, a total loss with hopelessness and immense pain that seems endless. This group helps us to rebuild and gives us hope. They realize with a keen sense the wrongness of it all.
Another inaccuracy on your blog is that the U.S. is taking this to higher and higher Italian courts. The drudgery of this case passing through the Italian court system has been initiated by Ben Cipriani himself, not the U.S. In his desperate fight to not face extradition back to the U.S. and stand trial he has tried every possible legal loophole. The U.S. has been diligent in following the correct procedure to ensure the extradition treaties are upheld by Italy.
This country needs to stand up and take note of the evil around them and the fact that murder is becoming commonplace. We should all realize how important justice is. I pray being a victim of murder on no one. The citizens of Connecticut need to know there are people like our Connecticut Law Enforcement out there everyday fighting what seems to be an endless task. My husband's life, and my life that I lost with his death -- priceless and irreplaceable. I wish the media could step in and direct their energies on helping our justice system versus printing cartoons.
Posted by: Anne Rossi | March 29, 2007 at 10:33 AM
To the Stevens family,
You've completey misunderstood the cartoon. I was trying to say I'm on the side of the victims and their families. You know what they say...No good deed goes unpunished. I will heretofore and forever keep my good deeds confined to the political and social realm. I'll pray for you and a speedy resolve to the issue.
Posted by: Bob Englehart | March 29, 2007 at 09:04 AM
We were appalled by your insensitivity toward the victim’s families in Englehart’s cartoon in Sunday’s paper March 25th. Haven’t the families of Bobby Stears, Barry Rossie and Lorne Stevens suffered enough over the pass three and half years? Not only were they victimized when their love ones were so cruelly and heartlessly murdered but they continue to be victimized by constant court rang lings both here in Connecticut and in Italy. These families are trying to go on with their lives with out their, husbands, fathers, sons, and brothers but have been stalled because of constant delays and set backs. We realize that the news media’s job is to report the news and we accept that, even though most of us are very private people. What we don’t understand is why Englehart felt the need to make this a political statement with his drawings and then to add insult to injury attaching a pole to it as if Connecticut was trying to interfere with the politics of Italy nothing could be further from the truth. There are families attached to this news item and they are suffering they are trying to allow the system do their job of prosecuting all of the individuals involved. Our hope is that no one has to go thru the nightmare, suffering and sorrow that our families have endured.

Peter F and Dale Stevens
Posted by: Dale Stevens | March 28, 2007 at 08:08 AM
I voted aye. That was pretty good, Bob. I've said it before: A picture is worth the 750 words we scribes write in a column. Or on a blog. Or on a wall, or...
Posted by: Terrence McCarthy | March 27, 2007 at 07:51 PM


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Anonymous said...

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jack said...

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