Wednesday, April 22, 2009

Benedetto Cipriani, "this is not rocket science"

"Roma, 12 NOV. 2005 [...] RITENUTO altresì che, qualora il Cipriani venisse condannato a pena detentiva e sempre che ne faccia richiesta, dovrà essere ritrasferito in Italia per ivi scontare la pena; VISTI gli art.li 696, 701, 708 e 720 c.p.p. e il Trattato sopra richiamato: DECRETA E' concessa al Governo degli Stati Uniti d'America l'estradizione di Cipriani Benedetto, nato a Ceccano il 7.8.55 (FR), perché colpito dal mandato di arresto emesso in data 8.3.04 dalla Corte Superiore di Hartford (Connecticut) -USA- in quanto accusato di omicidio e di associazione per commettere omicidio. L'estradizione è subordinata alla condizione che gli Stati Uniti non condannino Cipriani Benedetto alla pena capitale o, se irrogata, che la pena capitale non venga applicata e che sia consentito al Cipriani, qualora condannato a pena detentiva e ne faccia richiesta, di scontare la pena in Italia. L'estradizione è concessa con espressa salvaguardia del principio di specialità di cui all'art. XVI del Trattato di estradizione. Con l'estradando dovranno essere consegnati al Governo degli Stati Uniti d'America gli oggetti e i valori eventualmente sequestrati, pertinenti ai reati per i quali l'estradizione è concessa. IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA (f.to illegibile)".

E' l'ultima parte del decreto, firmato dall'allora Ministro Castelli, di estradizione di Benedetto Cipriani, cittadino italiano, poi consegnato alla giustizia Statunitense il 13 luglio 2007, accusato di tre omicidi e cospirazione per commettere omicidio e condannato il 1° aprile 2009 a 200 anni di reclusione da una Corte di Hartford, Connecticut (USA).

Alla precedente udienza del 31 marzo 2009, stabilita per decidere sulla mozione dei legali di Cipriani (gli avvocati Ioannis Kaloidis e Dave Compagnone), che avevano chiesto il rispetto di tutte le condizioni contenute nel decreto di estradizione del 2005 e, in particolare, della possibilità per Cipriani di scontare la pena in Italia, il Giudice Giulia DiCocco Dewey ha negato ingresso alla richiesta.
Al riguardo, nel corso dei quell'udienza, la pubblica accusa non ha contestato il fatto che il decreto includesse quella statuizione, ma ha riferito che gli avvocati di Cipriani hanno omesso di menzionare due successive note diplomatiche, che un funzionario del Dipartimento della Giustizia presso l'Ambasciata USA di Roma avrebbe fornito ai difensori.
Nella prima di queste note, datata 20 giugno 2007, il Ministero degli Affari Esteri italiano avrebbe chiesto all'Ambasciata Statunitense un "documento formale di accettazione" delle condizioni del decreto di estradizione. L'Ambasciata USA avrebbe risposto - in una nota datata 27 giugno 2007 - che "gli Stati Uniti accettano liberamente le condizioni che negano la pena di morte" (ndr. è diritto internazionale e sta scritto nel Trattato Italia - USA del 1983) ma che non ci sono previsioni nel Trattato per aderire alla richiesta che l'estradato sia restituito al paese che ha concesso l'estradizione per scontare la sua pena. Ciò detto, la medesima nota avrebbe precisato - secondo il Prosecutor - che, date le circostanze di questo caso particolare, gli Stati Uniti avrebbero aderito ad una regolare richiesta avanzata da Cipriani di scontare la seconda metà della pena in Italia.
Sempre secondo il Public Prosecutor, la sostanziale opposizione espressa dai funzionari dell'Ambasciata USA, sarebbe stata seguita sic et simpliciter - secondo una dichiarazione scritta di Donald D. Ashley, attaché del Justice Department americano presso l'Ambasciata di Roma - dalla "richiesta del 10 luglio 2007 del Ministero della Giustizia italiano alla Corte d'Appello di Roma, di emissione di un ordine di cattura e consegna alle autorità Statunitensi". Null'altro.

In aula, il 31 marzo, sono state inutili le argomentazioni di Dave Compagnone, che, rivolgendosi al giudice DeCocco Dewey e riferendosi al decreto di estradizione del 2005, ha detto con un velo di ironia: "Non è ingegneria aerospaziale [rocket science]. E' semplice. C'è un ordine esecutivo del Governo italiano".
Ma a tanto il giudice ha risposto altrettanto lapidariamente: "Avvocato, ha ragione, non è ingegneria aerospaziale, è diritto internazionale. La richiesta è respinta".

Ciò è a dire, in concreto, che a Benedetto Cipriani viene oggi "straordinariamente" concesso, con la sentenza, di scontare i secondi 100 anni di reclusione in Italia in base ad una "dichiarazione scritta" che - secondo la pubblica accusa e il magistrato americano - attesterebbe lo scambio di note diplomatiche idonee a vanificare il contenuto del decreto del Ministro della Giustizia del 2005.
La verifica del fatto che il diritto internazionale sia stato rispettato spetta ora - forse - all'esito degli appelli che verranno proposti dai difensori di Cipriani.

Riporto di seguito, le dichiarazioni conclusive esposte personalmente in aula da Benedetto Cipriani, poco prima del "sentencing" che lo ha condannato a 200 anni di reclusione all'udienza del 1° aprile 1009.
Cipriani ha parlato in italiano, con simultaneo ed approssimativo ausilio di una interprete che ha cercato di rendere in inglese, per la Corte, la lettera - ma certamente non il senso e il tono - delle sue dichiarazioni.

"Di certo non chiedo clemenza per un qualcosa che non ho fatto. Ho subito un processo che grida vendetta, un vero e proprio linciaggio legale. Ho assistito ad una sfilata di false testimonianze, di contratti fatti, immunità concesse, tutto con l'intento di comprare testimonianze contro di me. Un processo in cui è stato fatto tutto il possibile per mettere il bavaglio ai miei avvocati e quando non è stato possibile farlo sono uscite fuori delle inesplicabili verità. Primo, il primo di agosto 2003 Laurie Zettwoch dice che ero nel mio ufficio, Laurie Zettwoch testimonia che io ero nel mio ufficio alle quattro del pomeriggio, Velasquez dice che io non ero lì, non mi ha visto, il che non mi mette sul luogo del pagamento per quel giorno. La polizia ha controllato il mio conto di banca, scrupolosamente, e non vi sono stati prelievi fatti che giustificavano i novemila dollari pagati. Il mio stipendio veniva accreditato direttamente in banca. Se io avessi avuto bisogno di un dollaro risultava dalle transazioni. Che dire della confessione del Guzman? Io ero in Italia, io non ero qua. E la fotografia trovata nel computer della Stears? L'unica prova concreta.
Ieri in quest'aula si sono calpestate norme e leggi internazionali. Ma, quello che più mi dispiace, il disprezzo mostrato verso il governo italiano. E' stato detto che io sono stato estradato in base ad un falso ordine estradizionale. Inoltre, la frase detta dal Signor O'Connor, "abbiamo buttato l'osso", è alquanto offensiva. Gli ossi si buttano ai cani, non a governi ed a nazioni. La legge internazionale è molto chiara, impone a tutti i giudici di rispettare ciò che è scritto sull'ordine estradizionale e non "second guess". E non cercare di pensare il perchè è stato scritto. Essi sono ordini esecutivi di un governo, possono solo essere cambiati da un ordine esecutivo di un governo o di un membro d'un governo. Non è stato fatto. Il Presidente Obama disse in televisione "chiudo Guantanamo", ma per farlo ha dovuto fare un ordine esecutivo, a parole non lo poteva fare, ha dovuto fare un ordine per cambiare quello scritto dal President Bush. I trattati sono accordi stipulati tra due nazioni, essi danno le indicazioni su come, quando e per quali motivi l'estradizione può essere concessa, o richiesta. Non a caso l'articolo dieci, che il sig O'Connor ha nominato prima, al punto sette, comma A, dice chiaramente che ogni documento che accompagna un'estradizione o una richiesta di estradizione, in ordine di essere ammesso come evidenza, come prova, come validità, in questo particolare caso gli Stati Uniti devono produrre un documento firmato da un giudice, da un rappresentante con il timbro del Segretario di "State", non erano su quelle note.
Questo, la pratica internazionale e le leggi internazionali, signor giudice, dicono chiaramente che solo, solo se determinati accordi vengono riportati sull'ordine internazionale di estradizione possono essere considerati validi. Non ammette il monkey business come è stato cercato di dire in quest'aula ieri. Negando di ottemperare a quanto imposto sull'ordine estradizionale, mi mette in una posizione di essere considerato un prigioniero in violazione delle norme e leggi internazionali.
Ancora una volta, mi dispiace dirlo, viene dimostrato che quello che è stato da voi accettato in modo ufficiale - e mi riferisco all'integrale decreto - di fronte al Consiglio di Stato, la Corte di Cassazione e la Corte di Appello, tre delle più alte Corti italiane, da parte vostra non è stato mantenuto.
Io sono cittadino italiano, non sono cittadino americano. Nel 2003 io ho fissato residenza in Italia, chiesto passaporto italiano e votato. Ho acquisito passaporto italiano è ho votato alle elezioni, il che significa che io ho cambiato la mia cittadinanza. Io non ho passaporto americano, ho un passaporto italiano. Mi dispiace dirlo ma il vostro comportamento nei miei confronti è esattamente il contrario di quello che il Presidente Obama vuole che sia il volto degli Stati Uniti. Quello vecchio è morto il 4 novembre 2008, alle elezioni, quando l'America decise di cambiare, di onorare gli accordi, di onorare i documenti internazionali, di chiudere Guantanamo.
Come si fa a non meravigliarsi se qualcuno poi ci butta delle scarpe. Credo che vostro onore ha capito a cosa mi riferisco. Quando ho detto ci buttano le scarpe non meravigliamoci, è quello che è successo e che è stato su tutte le televisioni mondiali. Quella non è la faccia dell'America, la faccia dell'America che si vuole è quella di rispettare i documenti.
Non ho molto da dire, come ho detto prima, non chiedo clemenza per un qualcosa che non ho fatto. Volere, fare. Io non mi posso dichiarare colpevole per qualcosa che non ho fatto".
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