Friday, May 11, 2007

Viam sapientiae monstrabo tibi *

"I'm now 53 years old ...I've been called the oldest assistant professor living in the United States and that's probably true". Norman Finkelstein sta combattendo aspramente per ottenere la sua cattedra alla DePaul University, riconoscimento avversato in prima persona da Alan Dershowitz e dai più accesi rappresentanti della Lobby sionista americana. Ai qualificati Doha Debates sponsorizzati dalla Qatar Foundation, la cui ultima riunione è stata tenuta alla Oxford Union il 1° maggio scorso (e diffusa dalla BBC il 5 maggio successivo), il 65.6% dei presenti ha approvato all'evidenza la mozione: "Questa casa crede che la lobby israliana abbia soffocato con successo il dibattito in occidente sulle operazioni israeliane". La battaglia che riguarda il riconoscimento della cattedra al Dr. Finkelstein alla DePaul University ne è la prova e il relativo dibattito si sta scaldando internazionalmente dalle pagine di quotidiani come il Wall Street Journal (considerevole lo spazio dedicato dal quotidiano alle rancorose invettive di Dershowitz) e il New York Times. E' noto che Finkelstein ha insegnato alla facoltà di scienze politiche della DePaul negli ultimi sei anni e che i suoi interessi hanno riguardato da sempre l'olocausto e la politica israeliana. Le sue pubblicazioni e i suoi libri (tra questi "L'industria dell'Olocausto" e "Beyond Chutzpah") sono arcinoti. Sulla rete americana Democracy Now, Amy Goodman ha intervistato da ultimi, sull'ostracismo riservato a Finkelstein, due dei più rinomati studiosi nel campo, Raul Hilberg, considerato il fondatore degli studi sull'olocausto (suo il fondamentale e ponderoso "La distruzione degli ebrei d'Europa") e Avi Shlaim, rinomato tra i nuovi storici israeliani, professore di relazioni internazionali all'università di Oxford e profondo conoscitore del conflitto arabo-israeliano. Ne è emerso che Shlaim considera Finkelstein "studioso assai efficace, erudito e scrupoloso", mentre Hilberg loda nel combattivo professore americano "acutezza di vedute e capacità di analisi". E mentre Hilberg dice ancora di lui che "ci vuole una gran quantità di coraggio per dire la verità quando nessuno ti sostiene", Avi Shlaim - sul lavoro di Finkelstein - precisa: "penso che [...] che dobbiamo stare molto attenti a separare la questione dell'antisemitismo da quelle che sono critiche ad Israele. Io sono critico nei confronti di Israele come studioso e l'antisemitismo non c'entra. Il mio punto di vista è che i ciechi sostenitori di Israele - e ce ne sono molti, in America in particolare - utilizzino l'accusa di antisemitismo per cercare di tacitare le critiche legittime alle pratiche di Israele. Vedo questo come un ricatto morale. Israele non è immune da critiche, moralmente immune da critiche, a causa dell'olocausto. Israele è uno stato sovrano e deve essere giudicato con gli stessi standard usati per ogni altro stato. E Norman Finkelstein è un critico molto serio e ben informato ed efficace per quanto riguarda le pratiche di Israele riguardo l'occupazione e lo spossessamento dei palestinesi". Certo, ognuno ha i suoi esperti, ma se, da una parte, troviamo le maggiori autorità, internazionalmente riconosciute (Hilberg e Shlaim sono solo gli ultimi esempi), dall'altra leggiamo sempre più spesso i latori di apodittiche frasi ad effetto e proclami ridondanti. Gente che evidentemente non ha mai dedicato molto alla questione, soprattuto non vi ha sprecato un minimo di studio si sente autorizzata a dire la propria: pochi storici (e taluno portatore di ripensamenti sospetti, qual'è Benny Morris) ma più spesso avidi guitti dell'ultima ora vi si stanno dedicando con alacrità. E - in più - un avvocato di grido. Quell'Alan Dershowitz che farebbe forse meglio ad impiegare il suo tempo stralciando in tempo utile le più spudorate bestialità da opere di fantasioso patrocinio o compilazione, o addirittura ritornare alla più semplice e lucrosa difesa professionale piuttosto che imbrattare di arzigogoli da praticante leguleio d'assalto le conferenze dedicate ad un problema serio. Non complicato, ma serio. Ma, come già detto, ognuno ha gli esperti che si merita e i sedicenti tali, nazionali o d'esportazione, ma tutti utili all'occasione per riempire l'ambiente di fumo stantio. E ognuno ha i suoi sistemi: ce chi ha studiato Hilberg e il conflitto israelo palestinese, la Lobby USA e getta nell'arena Dershowitz, noi esportiamo Allam. Gli è che poi ce lo rendono.

Info: Democracy Now, Doha Debates, Norman Finkelstein Solidarity Campaign, AJC 1, AJC 2.

* Viam sapientiae monstrabo tibi è il motto adottato nel 1954 dalla DePaul University.

Chiosa e aggiornamento

Le credenziali accademiche di Finkelstein parlano da sole. Ha ricevuto il suo dottorato all'Università di Princeton con una tesi sulla "Teoria del Sionismo", da allora ha continuato a pubblicare una gran quantità di lavori sull'argomento, tra cui L'Industria dell'Olocausto e Immagine e Realtà del Conflitto Israelo-Palestinese. Più di recente Finkelstein ha pubblicato Beyond Chutzpah [ndr. letteralmente "oltre l'arroganza", ma è anche un gioco di parole riferito ad un volume di Alan Dershowitz intitolato Chutzpah, "arroganza"]. Quest'ultimo lavoro comprende la vigorosa critica e la scomposizione del libro The Case for Israel [ndr. "la difesa per Israele"], sempre di Alan Dershowitz. Alle strette per essere stato smascherato sotto ogni profilo, lo stesso Dershowitz ha tentato senza successo di prevenire la pubblicazione del lavoro di Finkelstein minacciando cause legali e facendo presentare un esposto al Governatore Schwarzenegger, tentando di bloccare la pubblicazione. Viceversa Schwarzenegger ha fatto cadere la pretesa di Dershowitz e, per parte sua, la University of California Press ha pubblicato il libro. Siccome non è riuscito a seppellire Beyond Chutzpah, Dershowitz sta ora cercando di danneggiare la carriera accademica di Finkelstein alla DePaul University. Un sistema che - secondo le chiare intenzioni del legale americano - appare utile e morale per ridurre al silenzio chi ha smascherato il coacervo di insipiente e vetusta propaganda in parte contenuta e in parte ricopiata nella sua compilazione in difesa dello Stato ebraico. Benchè l'approccio di Finkelstein non sia certo dei più teneri, la caparbia difesa di Dershowitz ha smosso le acque a tal punto che vere autorità sull'argomento hanno spezzato una lancia in favore di Finkelstein. Sicché l'avvocato Dershowitz sembra ora arrotolarsi in un ginepraio di personalismi, da egli stesso alimentati e malamente difesi, che oggi sembrano rivoltarsi contro di lui. Ho evidenziato a Finkelstein le mie impressioni sul punto, sottolineando che l'autodifesa del professore di Harvard all'accusa di avere scorrettamente utilizzato un pessimo precedente lavoro firmato Joan Peters (v. in proposito quanto narrato da Noam Chomsky, tradotto su questo stesso blog **) non fa che rincarare la dose sulla povertà degli argomenti avanzati da Dershowitz a propria difesa. Abbiamo convenuto che sotto questo profilo il principe del foro americano è il proprio peggiore, potente nemico. Come titolato dal Chicago Tribune di oggi (11 maggio), sulla carriera di Finkesltein ora la "patata bollente" è passata alla DePaul University. Si sottintende che il pubblico strepito innescato per danneggiare il suo anziano assistente vede oggi l'istituto americano nelle condizioni di assicurare la cattedra a Finkelstein o viceversa affrontare il puntuale sospetto, anzi, la certezza, di aver subito influenze lobbystiche esterne.

** http://pipistro.blogspot.com/2007/01/riciclaggio.html

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