Tuesday, March 17, 2009

Durban II, le torbide acque del negoziato

Prefazione. Il 19 febbraio 2004 compariva su Ha'aretz un articolo intitolato significativamente "Una lobby ebraica americana all'Unione Europea". Raccogliamo qualche riga di quella illuminante presentazione.
"Bruxelles - Lo scorso giovedì si è tenuta una serata di gala per celebrare l'apertura del Transatlantic Insitute, un istituto ebraico di ricerca, il cui scopo dichiarato è niente altro che quello di rafforzare i legami tra gli Stati Uniti e i paesi dell'Unione Europea (lo scopo non dichiarato è di essere utilizzato come lobby)". E via dicendo ...nulla di nuovo, come testimoniano analoghe iniziative degli ultimi anni dell'Europa dell'Unione (cfr. su questo blog Lobbytuaries e Tentacolando).
Più interessanti, in quel pezzo, le disinvolte istruzioni utili per far presa sui burocrati del vecchio continente, apparentemente - dicono - meno naïf dei loro omologhi americani.
"Bruxelles è la capitale dell'Europa (sic) e il suo potere cresce di giorno in giorno" dice Maram Stern, che dirige l'ufficio del World Jewish Congress nella UE. L'ufficio è personalmente sovvenzionato dal multi milionario ebreo Edgar Bronfman e Stern lo ha diretto dalla sua apertura, quasi venti anni fa. Se Washington è la città dei rappresentanti pubblicamente eletti - dice Stern - "Bruxelles è la capitale dei burocrati e la chiave del successo nelle attività di lobbying sta qui nel capire la loro mentalità. Nessuno qui si preoccupa troppo su chi ti manda o chi ti sovvenziona. A Washington ti presenti come lobbyista filo israeliano e chiedi un incontro di 45 minuti con un senatore per spiegargli perchè dovrebbe sostenere gli interessi di Israele. A Bruxelles non puoi presentare le cose in modo così diretto. Devono venire fuori alla fine di una cena e verso la fine della conversazione dopo che hai offerto il tuo aiuto all'interlocutore su una varietà di altre questioni".
Orrore! Non è stupefacente che lo si pensi (e che lo si faccia), è stupefacente che lo si metta nero su bianco e che nessuno si dia pena di notarlo.
Ma forse è una nuance. In Europa nessuno si sogna di dare diffusione alle pubbliche dichiarazioni di personaggi come John Bolton, ex ambasciatore degli Stati Uniti all'ONU, ben noto per le sue intemperanze filo israeliane, che può ancora oggi estrapolare dal suo repertorio a beneficio dei media perle di inusitato valore, dicendo - per esempio - che la fissazione dell'amministrazione Obama di risolvere il conflitto tra Israele e i palestinesi come mezzo per raggiungere pace e stabilità in Medio Oriente costituisce "una cattiva notizia per Israele e per l'America". Per noi la cattiva notizia è che Bolton possa rilasciare interviste.
Transeat (diciamo così) e passiamo oltre.
Italia, Corriere della Sera on line, 16 marzo 2009. Due stralci sull'intervento italiano per sottrarre dal documento di Durban prossimo venturo i riferimenti ad Israele e alla politica israeliana nei territori palestinesi.
Il titolo, che sembra voler essere autoreferenziale quasi a porre il bel paese come faro per altri e più riottosi partecipanti all'Unione, già dice molto: "Altri Paesi hanno seguito l'Italia. La prima bozza accusava Israele di fare apartheid. Razzismo, la Ue trova un fronte comune. L'Unione potrebbe ritirarsi dalla conferenza Onu di Ginevra se non verrà modificato il testo sul razzismo".
Ma il cuore dell'articolo è più interessante.
"...L'Unione Europea presenterà a Ginevra un nuovo testo, messo a punto dall'Olanda, per la conferenza dell'Onu Durban II. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri, Franco Frattini, a margine del consiglio europeo che ha chiamato a raccolta i ministri degli esteri dei 27 Stati della Ue, rilevando che questa iniziativa potrebbe modificare la posizione italiana che aveva deciso di abbandonare i lavori preparatori della conferenza per alcune frasi «antisemite» contenute nella bozza. In particolare, non erano piaciuti i riferimenti ad Israele e alla politica che Gerusalemme conduce nei territori palestinesi, definita nel testo originario «una violazione dei diritti umani internazionali, un crimine contro l'umanità e una forma contemporanea di apartheid» [...] "Il nuovo testo, ha spiegato ancora il ministro Frattini, «non menziona temi offensivi e controversi come approcci antisemiti o limitativi della libertà di espressione». Frattini a Bruxelles ha spiegato che «i colleghi Ue hanno concordato su quel testo, e se diverrà il testo negoziale della conferenza l'Italia sarà pronta a rientrare» nei preparativi della conferenza. Il ministro comunque ha spiegato di non essere «nè sicuro nè ottimista», ma si è detto soddisfatto che «il gesto dell'Italia è quello che più ha smosso le torbide acque del negoziato».".
Abbiamo una mezza idea di quanto hanno detto sull'argomento, fra una pletora di politici, studiosi ed intellettuali di ogni continente, personaggi del calibro di Desmond Tutu e Jimmy Carter. Ça suffit.
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http://www.haaretz.com/hasen/pages/ShArt.jhtml?itemNo=395916&contrassID=13
http://pipistro.blogspot.com/2006/11/lobbytuaries.html
http://pipistro.blogspot.com/2007/05/tentacolando.html
http://www.haaretz.com/hasen/spages/1070961.html

2 comments:

Andrea said...

Finalmente, con Durban II alle porte, il testo del progetto di dichiarazione finale della suddetta Conferenza, è stato pubblicato. Un testo confezionato da un Comitato preparatorio dove presidenza e vice-presidenza sono state affidate, rispettivamente, a Libia ed Iran, due indiscussi garanti dei diritti e delle libertà individuali.

Ne è derivato un lavoro di elevata qualità morale, di raro spessore giuridico, particolarmente attento nella tutela dei diritti umani. La Conferenza islamica può andar fiera di essere riuscita ad ottenere, udite udite, due posti chiave per poter concretizzare il proprio duplice obiettivo di colpire Israele e, contestualmente, ottenere il riconoscimento dell’insindacabilità dell’islam.

Scoviamo, dunque, le migliori perle poste in agenda da questi signori, con il dichiarato scopo di essere approvate “furor populi”:

a) il popolo ebreo non ha diritto alcuno ad una patria. Questa pretesa (sionista) andrebbe, anzi, catalogata quale patente forma di razzismo. E ciò perchè ampiamente basata su un’argomentazione squisitamente legata alla razza.

Vien da sorridere nel pensare ad Israele quale nazione di razza monotematica, formata chessò, da soli europoidi (slavi, ispanici, scandinavi, fate vobis).

Guardando nel giardino degli accusatori, vi sono realtà etniche assai più “fondate sulla razza” quali quelle dell’Arabia Saudita, o dello Yemen. La stessa Turchia, ultimamente infervorata dalla propria “turchicità” (indissolubile nel legame con la propria “islamicità”) sarebbe assai meno variegata dello Stato di Israele.

b) Israele sarebbe colpevole “di segregazione” a danno delle minoranze arabo-musulmane.

Strano. Risulterebbe che gli arabi d’Israele godano del diritto di voto, del diritto di edificare moschee, pregare senza rotture, avere partiti che li rappresentano e, guarda un po’, più di qualche deputato.

Pare, invece, che gli oltre tre milioni di immigrati cristiani che affollano la penisola araba (dall’estremo nord del Kuwait alla punta dello Yemen del sud) abbiano grandi possibilità di pregare senza rischiare l’osso del collo.
Che gli oltre otto milioni di immigrati che affollano sempre la stessa regione, abbiano diritti neanche lontanamente paragonabili a quelli esercitati nella terra di Tel Aviv.

Non mi sovviene di aver mai ravvisato un’adeguata rappresentanza politica per i cristiani copti dell’Egitto. Trattati quali cittadini di serie b, pur essendo gli unici veri egiziani che calcano la terra dei faraoni.

Chiedere, poi, di considerare le responsabilità per le vittime di atrocità in paesi quali il Sudan (islamizzazione forzata e genocidio del Darfour) e lo Zimbawe è mera accademia.

c) Viene contestato il fatto che la Shoah sia costata la vita al terzo della popolazione ebrea dell’epoca. Fatti, cifre e prove sulla Shoah sono poste in virgolettato. Questo perché la Siria e l’Iran hanno rimesso in questione il numero di vittime ebree, mentre il diffuso consenso sulle dimensioni inoppugnabili dell’olocausto sono la norma che guida il processo decisionale.

Ma Israele non è il solo obiettivo eccellente del documento.

Se la dichiarazione finale sarà conforme al documento preparatorio, la libertà d’espressione rischia seriamente di essere fortemente limitata da nuove leggi che proibirebbero critiche o rappresentazioni negative di religioni o personalità che le rappresentano.

L’Ordine del giorno licenziato dal Comitato preparatorio, in definitiva, tradisce l’indirizzo islamista e totalitario della propria presidenza e vice-presidenza.

Viene attaccato unicamente Israele. Tutti gli altri 191 paesi del pianeta sono degni di essere celebrati nel giorno di Ognissanti.

Viene trattata in modo ossessivo l’islamofobia. Si invita alla difesa delle identità religiose e culturali senza mai riferirsi a diritti e libertà universali.

Viene condannato l’anti-arabismo. Fino a far coincidere arabicità con islamicità (un saluto alle minoranze religiose).
Aspetto con viva curiosità i lavori di Durban II.

Cassandra said...

Accipicchia... questo blog va letto con attenzione. L'uomo (la Cassandra?) comune, fatica pure a commentarlo. Però 'sta cosa che ormai i giochini sono in superficie, senza prendersi nemmeno la briga di nascondeli, mi fa pensare che sia globalizzata.
Che lo scandalizzarsi sia l'ultimo baluardo di un minimo di morale?