Tuesday, November 07, 2006

Lobbytuaries

Nell'ottica, benvenuta, di superare parzialità e discriminazioni e in quella, contingente, di smussare gli spigoli drammatici di una situazione già poco equilibrata - piuttosto che accentuarli - qualcuno osserverà che non se ne sentiva il bisogno. Eppure oggi anche l'Unione Europea ospita una neonata, sua propria e peculiare lobby filo-israeliana. La sua nascita è stata celebrata lo scorso settembre a Bruxelles. Si chiama AEI (Amici Europei di Israele), internazionalmente EFI (European Friends of Israel). A differenza delle rinomate e potentissime associazioni dell'universo americano - quali l'AIPAC - l'associazione stabilita di bel nuovo nel vecchio continente vanterebbe, si dice, la qualificata partecipazione di oltre centocinquanta parlamentari europei. E quel che più stupisce è il fatto che questa composizione di vago sapore istituzionale e trasversale tra i banchi di Bruxelles farebbe quantomeno arricciare il naso, se non gridare allo scandalo, addirittura i colleghi lobbysti d'oltreoceano. Ryan R. Jones, corrispondente dal Medio Oriente dell'agenzia All Headline News, osserva infatti al riguardo che "c'è [...] un'interessante differenza tra la nascente lobby europea ed AIPAC. Per quanto le lobby siano in America organizzazioni pienamente riconosciute ed accettate, nessuno si sognerebbe mai di chiamare lobby un gruppo di membri del Congresso. Che reagirebbero sdegnosamente. I funzionari di una lobby sono privati professionisti che agiscono dichiaratamente per interessi di parte, e sono pagati per farlo. I Congressisti, al contrario, si presume che agiscano nell'interesse della nazione ed abbiano con i lobbisti solo sporadici contatti di collaborazione". Viceversa l'organizzazione neoconsacrata a Bruxelles non nasconde - nelle parole riportate da Israel National News - il fatto di "includere coloro i quali non hanno ancora espresso pubblicamente il loro supporto per Israele". La natura dell'iniziativa non potrebbe essere più chiara, avuto anche riguardo al fatto che questa originale combriccola sarebbe "sostenuta da uomini d'affari ebrei in tutto il continente" e che "selon le représentant de cette organisation, le but est de réunir les partisans d'Israel en une force politique qui facilitera l'arène politiquo-diplomatique et le commerce". Se siamo quindi almeno virtualmente reduci dai tentativi di delegittimazione ed ostracismo ai quali è sottoposto, negli USA e non solo, chiunque critichi le posizioni del governo di Tel Aviv (di recente, tra gli altri, gli accademici John Mearsheimer, Stephen Walt e Tony Judt) o manifesti preoccupazione per la documentata influenza dei potentati ebraici d'oltreoceano sui dirigenti americani, se abbiamo potuto apprezzare la mobilitazione mediatica portata a sostegno dei crimini e dei nefasti dell'ultima aggressione al Libano, se assistiamo sgomenti, ogni giorno, agli assassini mirati, alla distruzione e al mortale stillicidio portato dalle operazioni condotte da Tsahal in Palestina, non possiamo non guardare con un po' di sconcerto alla fisiologica perdita di terzietà e di autorevolezza del nostro parlamento sovranazionale europeo mentre si narra che centinaia di suoi membri diventino potenziali supporter di un governo che da mezzo secolo affida se stesso e la salute del suo popolo ad arroganti capriole lobbystiche e la pretesa ed impossibile legittimazione del suo stato di occupante alla quotidiana umiliazione di un popolo spogliato della propria terra ed alla violenza delle armi.
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http://www.israelnationalnews.com/news.php3?id=112356
http://www.tlaxcala.es/pp.asp?lg=it&reference=1326
http://www.thehandstand.org/archive/september2006/articles/euronews.htm
http://www.ism-france.org/news/article.php?id=5509&type=communique&lesujet=Sionisme
http://en.wikipedia.org/wiki/The_Israel_Lobby_and_U.S._Foreign_Policy
http://en.wikipedia.org/wiki/Tony_Judt

1 comment:

pipistro said...

FINKELSTEIN - «...I think when honest and reasonable people enter into a discussion about this topic, you will have large areas of agreement, some area of disagreement, and frankly -- and I’m not saying it to flatter; I say it because I believe it; I don't flatter by nature -- I’m quite certain that if Palestinians -- if representatives of the Palestinians were to sit down with Shlomo Ben-Ami in a room, weren't subjected to the sorts of political pressures that Dr. Ben-Ami describes from Israel, I think a reasonable settlement could be reached, and I think he's reasonable, in my opinion. We can disagree on some issues, but he's reasonable. The problem is when you get to the United States. In the United States among those people who call themselves supporters of Israel, we enter the area of unreason. We enter a twilight zone. American Jewish organizations, they’re not only not up to speed yet with Steven Spielberg, they're still in the Leon Uris exodus version of history: the “this land is mine, God gave this land to me," and anybody who dissents from this, you can call it, lunatic version of history is then immediately branded an anti-Semite, and whenever Israel comes under international pressure to settle the conflict diplomatically, or when it is subjected to a public relations debacle, such as it was with the Second Intifada, a campaign is launched claiming there is a new anti-Semitism afoot in the world. There is no evidence of a new anti-Semitism. If you go through all the literature, as I have, the evidence is actually in Europe, which is Dr. Ben-Ami's half-home ground, Spain, but throughout Europe, the evidence is, if you look at like the Pew Charitable Trust surveys, anti-Semitism has actually declined since the last time they did the surveys. They did it in 1991 and 2002. They said the evidence is that it's declined. And the same thing in the United States. What's called the “new anti-Semitism” is anyone who criticizes any official Israeli policies. In fact, my guess is had people not known who wrote "Scars of War, Wounds of Peace", that book would immediately be put on the A.D.L.'s list of verboten books, an example of anti-Semitism, because he says things like the Zionists wanted to transfer the Arabs out. That's anti-Semitism. It has nothing to do with the real world. It's a public relations extravaganza production to deflect attention from the facts, from the realities, and I think this afternoon in our exchange, there were some areas of disagreement for sure, but I think a lot of what Dr. Ben-Ami said would not go down well with most of American Jewry, and that’s when they'll soon be charging him with being an anti-Semite». [Debate among Norman Finkelstein on the "Not-so-New New Anti-Semitism" and Shlomo Ben Ami on Terror, Torture, and Peace - Democracy Now, Feb. 14, 2006]