Thursday, November 23, 2006

L'arte della menzogna

Tolta la strumentale propaganda dei soliti e i criminali e vergognosi vaticini di Bolton (il cui pensionamento con l'indegna poltiglia dei suoi mandanti e tirapiedi verrà sempre troppo tardi), il coinvolgimento della Siria nel plateale assassinio di Pierre Gemayel non convince proprio nessuno.

Tra i tanti leggiamo proprio ora su Ha'aretz che «L'accusa lanciata ai siriani da Saad Hariri, figlio dell'ex primo ministro libanese assassinato, Rafik Hariri, le allusioni del primo ministro Fuad Siniora, che sollecita lo stabilirsi di un tribunale internazionale per processare gli uccisori di Hariri e le dichiarazioni di elementi anti siriani in Libano, mettono la Siria all'apice della lista dei sospetti per l'assassinio di martedì del ministro dell'industria Pierre Gemayel. Logiche puramente diplomatiche e politiche fanno comunque difficilmente vedere Damasco dietro l'assassinio. Il giorno che Gemayel viene ucciso, la Siria segna uno dei risultati diplomatici più significativi dalla sua sconfitta in Libano dell'aprile 2005: il rinascere di complete relazioni diplomatiche con l'Iraq. La Siria è pure sulla strada per ottenere un timbro semi ufficiale di approvazione da Washington per la sua possibilità di calmare le cose in Iraq. La Siria potrebbe essere sull'orlo di un importante successo in Libano, la possibile caduta del governo di Fuad Siniora, che significherebbe che la Sira potrà incrementare il potere dei suoi sostenitori nel governo tramite un ultimatum degli Hezbollah. Se ciò accadesse, il tribunale internazionale sull'omicidio di Rafik Hariri sarebbe procrastinato o almeno in qualche modo più propizio per i siriani. Con questi tre risultati, l'ultima cosa di cui Damasco ha bisogno è una nuova accusa di omicidio politico in Libano ...».

Forse, confidando un po' troppo nella internazionale dabbenaggine o nella faziosità che obnubila qualsiasi senso critico, qualcuno ha potuto oggi stuzzicare e cerca di cavalcare il sospetto in funzione anti-siriana. Altri hanno naturalmente già fornito a Bush il consueto pistolotto che include anche l'Iran nella partita omicida (non si sa mai si perdesse l'occasione), ma anche quello non varrà - almeno stavolta - a convincere la gente.

L'eredità iraqena, con la preventiva valanga di menzogne raccontate e gli infiniti, ridicoli maneggi confezionati per condurre l'opinione mondiale ad accogliere di buon grado il disastro pianificato da pochi criminali interessati e raccolto da troppi semplici imbecilli, rischia oggi di essere un precedente troppo fresco e doloroso per consentire giochetti d'avanspettacolo. Per essere più chiari, se il sempre più sparuto gruppo della guerra a oltranza vuole farla sporca, deve studiarla meglio.

Se poi, diversamente, elementi siriani dovessero risultare coinvolti in questa operazione in base ad una logica astrusa e suicida, il risultato sarebbe lo stesso. Da un lato nessuno apprezzerebbe, infatti, in Siria, un'operazione inutile e suscettibile di spappolare un difficile lavoro di diplomazia che gode di contingenze irripetibili, dall'altro lato gli anatemi lanciati nella stessa rituale direzione dai potentati della guerra finiscono ormai per essere internazionalmente recepiti come bugiarde clausole di stile.

«Tra chi punta l'indice sul regime di Assad, ci sono innanzitutto gli Stati Uniti. Se Nicholas Burns, numero tre del Dipartimento di Stato, si limita a definire la morte di Pierre Gemayel, "un atto terroristico", l'ambasciatore statunitense presso l'Onu John Bolton è molto più esplicito. "I fatti devono ovviamente essere appurati - dice - ma come ha rilevato (l'inquirente Onu Serge) Brammertz ci sono prove del coinvolgimento siriano nell'omicidio di Rafik Hariri (l'ex premier libanese). Lascio a voi il compito di trarre le dovute conclusioni". Bolton ha chiesto quindi alla comunità internazionale di appoggiare "il governo democraticamente eletto" di Fuad Siniora». E' solo un frettoloso rapporto di Repubblica sulle prime reazioni all'attentato mortale a Pierre Gemayel. Ma lascia un messaggio per cui - secondo John Bolton - ci sarebbero prove del coinvolgimento siriano nel precedente attentato a Rafik Hariri.

Ora, qualsiasi mediocre criminale sa che del proprio crimine non deve lasciare tracce alla portata di tutti, come qualsiasi bugiardo sa che l'evidenza della propria bugia non deve essere facilmente ed immediatamente identificabile. Trattandosi tuttavia di John Bolton - una vecchia conoscenza non nuova ai fasulli messaggi che portino acqua al mulino suo e dei suoi mandanti (per tutti quello sugli sviluppi del nucleare iraniano, denunciato dalla IAEA) - non è improbabile che qualcuno vada a dare un'occhiata alla verosimile fonte delle improvvide emissioni vocali dell'ambasciatore USA presso le Nazioni Unite.

Non è difficile, la fonte ufficiale è l'ultimo rapporto (il quinto) della Commissione ONU sull'omicidio di Rafik Hariri, condotta oggi da Serge Brammertz dopo la repentina estromissione di Mehlis per le poco commendevoli precedenti coperture da questo fornite ai servizi USA e israeliani. Si trova su internet nel sito dell'ONU alla rubrica S/2006/760 e per quanto si possano rileggere le ventidue scrupolose paginette composte dal rapporto siglato dal Commissario Brammertz, previa lettera di presentazione di Kofi Annan al Consiglio di Sicurezza, delle "prove" agitate da Bolton non si trova traccia. Viceversa c'è un intero paragrafo e parecchi riferimenti dedicati alla inappuntabile collaborazione prestata dalla Siria alle indagini, mentre viene viceversa liquidata con una certa sufficienza la dubbia implicazione del sedicente "ex agente siriano e reo confesso" Ahmed Abu Adass ("he seemingly had more academic and intellectual interests and less technical orientation than that associated with members of terrorist groups engaged in the operational aspects of terrorist activities, at least in Lebanon").

Vabbè, per farla breve e tornando al titolo del post, allora dove sta l'arte della menzogna? Era solo per fare un esempio di quello che un buon bugiardo non deve fare, nelle consuete illazioni di John Bolton l'arte non c'è.

2 comments:

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