Saturday, January 20, 2007

Alarmallam

E' come il prezzemolo o più spesso come la cicuta. La sua melliflua retorica neoconservatrice avvelena infatti quasi quotidianamente le pagine del principale foglio italiano, senza neppure il pregio della novità portata - per esempio - dai fantasiosi strali apocalittici di un Bernard Lewis. Ma tant'è - come ha dichiarato lui stesso ad Ha'aretz - "c'è un detto italiano che dice che ogni nazione ha il governo che si merita. Nello stesso senso puà esser detto che ogni stato in Europa ha la comunità di immigranti che si merita". Ed evidentemente noi meritiamo molto poco, visto lo spessore delle dichiarazioni dell'oriundo vicedirettore "ad personam" del Corriere.
Ma il terreno italiano non è il solo per avanzare vaticini. Eccolo su Ha'aretz in un'intervista rilasciata nel maggio scorso. Sul futuro dell'integrazione dei mussulmani immigranti in Italia, Allam dice di essere deluso dall'elezione del nuovo governo di centro sinistra di Romano Prodi. "Stanno promettendo di essere più morbidi sulla questione delle leggi sull'immigrazione, di far tornare i soldati dall'Iraq e di considerare un negoziato con Hamas" - dice - "questo prova soltanto che l'Italia sta andando in direzione opposta rispetto al resto del mondo occupandosi dell'immigrazione, il che condurrà ad un deterioramento della situazione". Brillante! Neanche in terra israeliana l'inossidato vicedirettore perde occasione per manifestare il suo superficiale approccio con i fatti italiani, oltre che con quelli del medioriente. In proposito ne ha per tutto l'occidente non "ziocon" e avanza il suo lapidario giudizio: "l'occidente crede che il terrorismo islamico che ha colpito New York, Londra e Madrid sia una reazione, cioè una specie di reazione dei poveri contro i ricchi". Ma è tutto sbagliato. Dice che l'occidente non capisce di essere in presenza di un attacco organizzato. E continua asserendo che "dopo l'11 settembre è emerso un nuovo e pericoloso fronte di radicali mussulmani e di soggetti sia di estrema sinistra che di estrema destra, di cui bisogna occuparsi energicamente" [sic].
Ma il "nostro" si dedica probabilmente più volentieri, nel corso di quell'intervista, al tema palesemente più opportuno in suolo ebraico. Con una serie di osservazioni apodittiche si appropria dell'utile mito delle minacce alla sopravvivenza di Isrele e afferma che "negare il diritto di esistere di Israele necessariamente porta ad approvare l'uso della violenza e del terrorismo per cancellare Israele dalla mappa". E torna al lato pratico sostenendo - ce lo aspettavamo - che dovrebbe esserci una legge per cui ogni dichiarazione contro il diritto di esistere di Israele, nel corso del sermone di un imam o in un articolo di stampa, dovrebbe essere considerata un crimine. Per questo - dice - dovrebbe anche esserci un'aspra critica nei confronti di chi sostiene che il terrorismo in Israele e in Iraq è legittimo perchè usato contro l'occupazione e in nome dell'indipendenza. E manco a dirlo il nostro onnipresente si esprime nelle sue consuete invettive contro il governo legittimamente eletto di Hamas in Palestina. "Sono contrario ad ogni via di mezzo" dice "sono contrario ad ogni tipo di dialogo per il solo amore del dialogo. Hamas è parte di un fronte islamico globale, è un'organizzazione che preferisce peggiorare le condizioni dei suoi cittadini piuttosto che riconoscere Israele. Il terrorismo che porta contro Israele è terrorismo ideologico. Sarebbe un grosso errore pensare che sia resistenza, perchè non stanno cercando di promuovere lo stato palestinese. Hanno semplicemente tentato, dalla firma degli accordi di Oslo, di distruggere ogni sforzo per raggiungere la pace".
Non conosco i personali "sforzi" di Allam, ma se si riferisce alla dichiarazione di principi di Oslo occorre aggiungere che non solo il suo fantasioso coacervo di estremisti mussulmani e soggetti di estrema destra e di estrema sinistra, ma anche l'ex ministro degli esteri israeliano Shlomo Ben Ami ha onestamente dichiarato che nessun palestinese dotato di raziocinio e nessuno che abbia avuto veramente a cuore le sorti della Palestina avrebbe mai potuto sottostare al ricatto ed alle assurdità di Oslo. La fumosa dichiarazione dei principi si rivelò infatti presto per quello che era, una carota offerta ad Arafat e da lui raccolta per ottenere il suo personale sdoganamento internazionale alla faccia dei diritti del suo popolo.
Sicuramente per queste ed altre meritorie esternazioni Allam ha ricevuto l'anno scorso, in Israele, il premio Dan David (250.000 dollari) non a caso attribuitogli per il suo "eccezionale lavoro giornalistico e per la sua dedizione alla libertà di stampa". Quale sia il concetto di libertà di stampa dei conferenti il premio è cosa ignota, ma l'idea che ne ha il vicedirettore "ad personam" della più importante testata italiana sembra efficacemente esemplificato da una delle sue recenti sortite. Ma pare, ahimè, che non tutti siano d'accordo sul suo concetto palesemente unilaterale di libertà. La diretta interessata del pezzullo ha infatti potuto leggere le proprie personali e-mail sul foglio di Mieli e si è trovata esposta nelle sue vicende personali al rapace interesse degli estimatori dell'oriundo giornalista, dedito anche in questo alla sua propria libertà di stampare o far stampare fatti altrui in vista della possibilità di esibire le vicende di un privato cittadino a conforto delle sue tesi e della sua libertà di gettare benzina sul fuoco. L'interessata, Lia, redattrice del blog Haramlik, non ha comunque gradito e ha deciso di querelare l'articolista e la testata.

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