Saturday, May 10, 2008

Fiera del Libro, materiale infiammabile

Tv7, 9 maggio 2008, collegamenti con Beirut, infiammata dalle avvisaglie di una guerra civile, ma soprattutto alla Fiera del Libro di Torino, trasformata nell'evento del giorno. Raccogliendo l'ultimo 'la' del presidente Napolitano, la parlamentare Nirenstein - recente acquisto nel percorso imperiale filo sionista berlusconiano - conferisce expressis verbis e formalmente senso a quel germe di scomposta critica alla politica israeliana (qualificata nell'occasione propaganda menzognera) che sta a monte del confuso boicottaggio della Fiera del capoluogo piemontese. Se qualcuno avesse avuto un dubbio sulla possibile strumentalizzazione dell'autorevole patronage presidenziale e dell'ambigua atmosfera della Fiera stessa in funzione politica pro israeliana, ora se lo è tolto. La macchina della propaganda globale che lavora all'ombra della stella di David e che finora per lo più negli USA (in Israele la questione è assai più faticosa, perchè la gente vede le cose) era riuscita a convogliare in uno stesso improbabile calderone filo sionisti, neoconservatori, guerrafondai, venditori di morte e scadenti simulacri di cristianità da avanspettacolo, ha infine penetrato (con buona pace di autorevoli analisti) il circuito europeo, spalmando i proiettili avvelenati dell'arma che si è dimostrata, nel corso degli ultimi decenni, la più efficace. Assai più dei miliardi di dollari impiegati dagli USA per fornire lo stato ebraico di ogni mezzo atto a perpetuare la sua politica di spudorato apartheid, l'establishment israeliano ha capito da tempo che la guerra si fa sui media e che la ridondanza delle armi - anche quelle nucleari - e le sortite militari sono solo un utile corollario quando la strada è stata prima spianata dalla parola. La parola ossessiva, reiterata, inoculata giorno per giorno. La parola del preconizzato Grande Fratello che passo passo convince che la storia - come i libri - è inutile e dannosa, che la guerra è pace. Complimenti agli esecutori, naturalmente, missione ancora una volta (quasi) compiuta, ma soprattutto congratulazioni ai soliti semplici astanti, agli spettatori disinvolti, a chi nella storia ha sorbito di tutto ed anche stavolta ingolla ogni cosa. A chi non ha visto prima, a chi non c'era e non poteva sapere. Fino al prossimo mescolone, fino alla prossima occasione di riversare ipocrisia e tardivo pentimento nella pignatta ribollente di una nuova ingiustizia.

2 comments:

Francesco said...

Apartheid? ma In Israele ci son parlamentari palestinesi, mentre nei territori palestinesi, a nessun ebreo è concesso di vivere. Dopo il ritiro di Gaza anche gli immigrati indiani che prima lì lavoravano se ne dovettero andare.. Let it be. Ti lascio qui.Ciao

pipistro said...

Una cosa alla volta. La situazione della libertà nei territori palestinesi (o in altro posto del mondo) non giustifica quella, di apartheid, di Israele.

E' un artificio piuttosto elementare quello di cercare (e spesso trovare) difetti altrui per non parlare dei propri. Ma non funziona.