Wednesday, June 18, 2008

Ancora sul "Nuclear Ring"

Il 15 giugno annotavo che Abdul Qadeer Khan non parlava e supponevo che non lo potesse fare. La BBC riferisce invece che ieri (martedì 17 giugno) lo scienziato pakistano ha nuovamente negato di aver venduto progetti per un evoluto ordigno nucleare alla rete svizzera di contrabbando che in questi giorni è ascesa agli onori della iperattiva cronaca occidentale del terrore o presunto tale sulla base di quanto argomentato dall'ex ispettore ONU agli armamenti David Albright. L'AFP riferisce le parole di Khan alla notizia. Dalla sua casa di Islamabad - dove è agli arresti domiciliari dal 2004 - lo scienziato non ha usato mezzi termini dichiarando che "è tutta una menzogna, non c'è nulla di vero. E' una totale stronzata" ed ha precisato di non aver mai lavorato con il suo team ad armamenti avanzati. Su quanto confessato in passato - cioè di aver venduto piani nucleari all'Iran, alla Corea del Nord e alla Libia - Khan ha aggiunto che le sue dichiarazioni non corrispondevano al vero e furono indotte da non specificate garanzie offerte dal governo pakistano che lo aveva incriminato. Ma visti i legami del Pakistan di Musharraf non è difficile immaginare chi e perchè abbia potuto allora veicolare le dichiarazioni del padre della bomba pakistana. Né oggi è possibile fare a meno di sottolineare la singolarità di un fatto. In Svizzera, dopo anni di esami sul materiale rinvenuto nei computer della famiglia Tinner ed anni di presunte indagini (le tracce della pista svizzera risalgono, infatti, perlomeno all'ottobre 2003, allorché venne sequestrata nel Mediterraneo e condotta a Taranto per mano italiana la nave battente bandiera tedesca BBC China, diretta in Libia con un carico di elementi per la costruzione di centrifughe per l'arricchimento dell'uranio) ci si sarebbe indotti solo in questi ultimi mesi, per motivi di sicurezza, a distruggere 30 mila documenti elettronici nella disponibilità di Urs Tinner e di chissà chi altri da almeno un quinquennio. Tinner collaborava inoltre, a quanto sembra, sia con il team di A.Q. Khan che con la CIA, ma pur essendo stato arrestato nell'ottobre 2004 non è stato mai processato. La Confederazione Elvetica avrebbe quindi distrutto oggi (inutilmente, trattandosi di documentazione virtuale e pertanto sicuramente già copiata e/o diffusa, se utile) tutto il materiale sensibile e le fonti di prova a carico del presunto trafficante di bombe, nonché spione per l'agenzia americana. A questo punto non è difficile ipotizzare che il governo elvetico si sia acconciato ad una operazione inefficace, tardiva e controproducente quantomeno per la giustizia svizzera ma con le caratteristiche evidenti di una inverosimile baggianata, per motivi diversi dalla sottrazione al "mercato clandestino del nucleare" di una serie di volatili tracce elettroniche. Certo, nessuno può prendere per oro colato le parole di Khan, né quelle di chiunque altro in tema di sicurezza, guerra, terrore, petrolio, risorse, danaro, programmi e progetti nucleari, alleanze ed egemonia e nessuno può immaginare che uno stato sovrano sotto pressione (economica, militare, interna ed esterna) non cerchi di dotarsi almeno in teoria di un deterrente nucleare, ma a nessuno può sfuggire che la propaganda svolta in proprio o per conto terzi (oggi) dagli USA della deriva neocon approdata al terzo millennio e dai suoi sicari a buon mercato in mezzo mondo, oltre che un insulto alle capacità critiche di chicchessia, si sia assestata ormai ben oltre i limiti della decenza. Del resto nessuno avrebbe potuto prendere per buone - per esempio - le allarmanti dichiarazioni sull'Iraq di Saddam (armi di distruzione di massa, legami con al-Qaida), ma qualcuno, tanti, lo hanno fatto. Con ciò confermando che le capacità critiche generali sono obnubilate dalla ripetizione ossessiva delle stesse menzogne, per quanto apodittiche e/o inverosimili, purchè siano accompagnate da sufficiente virulenza, o presunta autorevolezza, o da un evento traumatico, o anche solo dalla loro reiterazione per un periodo di tempo abbastanza lungo. Sotto questo ultimo aspetto (il tempo) però non ci si illuda. Mentre noi per lo più si sonnecchia c'è chi invece su questo lavora con gaia alacrità.
______________________________________________
Riassunto e aggiornamenti su Le Temps (CH) 19 giugno 2008.
«...En Suisse, l'affaire Tinner est encore loin d'avoir révélé tous ses secrets. Il reste par exemple à expliquer pourquoi la justice a mis autant de temps à lancer des poursuites contre les trois ingénieurs. Le rapport de la police de Malaisie révélait beaucoup de choses. Les quelques éléments de l'enquête suisse qu'on peut lire dans les diverses décisions du Tribunal fédéral et du Tribunal pénal fédéral ne font le plus souvent que confirmer des faits que l'on trouve déjà dans le rapport des enquêteurs de Kuala Lumpur. Leur document est public depuis février 2004. Or les Tinner n'ont été arrêtés qu'en octobre 2004, et les deux frères sont maintenus en détention, aujourd'hui encore, au motif notamment qu'ils risqueraient de faire disparaître des preuves ou d'influencer des témoins. Pourquoi cette lenteur de la justice helvétique? Les Tinner auraient-ils aussi travaillé pour les services secrets suisses?»

No comments: