venerdì, giugno 09, 2006

Lo scemo del villaggio


Abu Musab Al-Zarqawi, nome d'arte di Ahmed Fadel al-Khalaylah, nato a Zarqa, Giordania, nel 1966. Un piccolo delinquente comune, migrato in Afghanistan fuori tempo per resistere all'invasione sovietica ma non abbastanza per sfuggire ad una abborracciata full immersion jihadista da mettere malamente a frutto una volta tornato al suo paese. Qui, a Zarqa, riprende infatti la sua mediocre carriera da ribelle disadattato ed incattivito ai margini dalla fatale secolarizzazione dei paesi arabi in generale e della Giordania in particolare. Conduce quindi la propria confusa battaglia come un qualsiasi piccolo balordo, per giunta – si dice - violento e ubriacone ed incapace di elaborare proprie idee. Usufruisce in questo dell'input integralista di cui si è imbevuto in Afghanistan e viene così conosciuto e ricordato dai suoi compagni di galera, per molti anni sua residenza dopo il rientro in patria. In forza di un'amnistia emigra nel nord dell'Iraq. L'occupazione è terreno fertile per il fanatismo più che per le capacità e il nostro è dotato di un certo carisma, laddove nell’isola dei ciechi chi ha un occhio solo è ricco. Ma soprattutto è premiato dall'esigenza di individuare un "cattivo" per l'alleanza occupante, privata della figura-bersaglio di bin Laden. I media costruiscono pazientemente il mito del balordo giordano, spingendolo a prendere addirittura contatto (via internet) con gli ambienti vicini ad Osama. Il fatto di essere diventato, ormai, un ottimo simbolo per la propaganda, consente ad al-Zarqawi di aprire in franchising la filiale iraqena di al-Qaeda. Tra presunte azioni di macelleria perpetrate personalmente ed inverosimili operazioni condotte su tutto il territorio iraqeno, Abu Mussab assurge rapidamente al ruolo di “most wanted” del valore di 25 milioni di dollari, gli vengono attribuite doti di ubiquità e scaltrezza sovrumane. Rocambolescamente si eclissa più volte proprio quando è sul punto di essere catturato. Al-Zarqawi è ormai per i media considerato il "leader" della inesistente banda al-Qaeda e viceversa deve essere lui il primo a sorprendersi dell’insperata popolarità attribuitagli pur essendo il mero gestore semi-volontario di un marchio. Cosa significhi, infatti, far parte di al-Qaeda, poco importa, anche nulla, ma tant'è. Dopo mesi di amplificazione mediatica del personaggio, enfiato e imbolsito da un evidente eccesso di alimentazione difficilmente compatibile con la grama esistenza dell'insurgent, lo ritroviamo finalmente su un video di squisita fattura dove dimostra di aver forse maneggiato efficacemente un coltello ma di non aver mai preso in mano un'arma da fuoco. Amen. Viene pure deriso e vilipeso per il "dietro le quinte" di questo video di incerta provenienza, come tutto il resto. Sembra un fantoccio che recita un copione mal fatto, maneggia malamente un'arma, che si inceppa, si impappina con l'otturatore, emette qualche imbarazzata raffica con sguardo volto all'orizzonte e infine rivolge beatamente l'arma (scarica o nuovamente inceppata) (v. foto) verso alcuni ridicoli figuranti che lo circondano. L'8 giugno 2006, alle 3:10 del mattino ora italiana, parte la notizia del bombardamento che con la morte di Zarqawi inocula provvidenziale e rinnovato consenso per il Presidente degli USA - ormai al punto più basso di popolarità mai raggiunto - e per i suoi clienti. Ma è stata pure riesumata ieri la notizia di un altro al-Zarqawi, dotato di una rimarchevole mentalità infantile emergente dall'esame delle lettere scritte durante la detenzione in Giordania alla madre e recuperate ad Amman da un giornalista francese, Jean-Marie Quemener. Le lettere - si legge - sarebbero ornate da disegnini di mano infantile, colorati di giallo, azzurro e rosa e talvolta incorniciate come pagine del Corano. La foto del suo cadavere fa il giro del mondo. La sua avventura è finita. E allora – vi chiederete - chi è lo scemo del villaggio? Chi pensa che davvero con la sua morte sia cambiato qualcosa.

1 commento:

pipistro ha detto...

«How do I feel? To hell with Zarqawi (or Zayrkawi as Bush calls him). He was an American creation - he came along with them - they don't need him anymore, apparently. His influence was greatly exaggerated but he was the justification for every single family they killed through military strikes and troops. It was WMD at first, then it was Saddam, then it was Zarqawi. Who will it be now? Who will be the new excuse for killing and detaining Iraqis? Or is it that an excuse is no longer needed- they have freedom to do what they want ...». (Baghdad Burning - riverbend's blog June 10, 2006)