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lunedì, luglio 18, 2005

Afghan Lord vs BBC (aggiornamento)

Questo è il comunicato trasmessomi il 17 luglio da Sohrab Kabuli (pseudonimo del giovanissimo titolare del blog "Afghan Lord" di Kabul) e ricevuto da parte della BBC, in particolare dall'Editor della Afghan Stream di BBC WS, Persian/Pashto Service. Il comunicato - tradotto alla meno peggio - non brilla comunque per chiarezza e mi scuso per eventuali inesattezze. Il ventiduenne blogger afghano si chiede ora, senza mezzi termini, cosa deve fare. L'assenza di un affidabile riferimento impedisce a mio avviso, per il momento, di fare ulteriore chiarezza sulla vicenda senza la piena e concreta collaborazione della BBC. Per opportuna informazione di tutti, in questi giorni si sono verificati numerosi accessi da parte di macchine del server BBC su nostri blog (italiani) che hanno trattato la questione.

«...La BBC ha concluso le sue indagini ma è non è stata in grado di raggiungere una risposta definitiva per le ragioni sotto evidenziate. Riteniamo comunque che ora siano state raggiunte prove suscettibili di mettere in dubbio il contenuto della denuncia e il modo in cui il sito del sig. Kabuli ha dichiaratamente subito accessi da un computer della BBC. La BBC è stata in grado di stabilire i seguenti fatti. L'indirizzo IP menzionato da Sohrab Kabuli (uno pseudonimo) nel suo blog appartiene ad un computer situato nell'ufficio della BBC di Kabul. Comunque il computer non è assegnato ad una particolare persona e può essere usato da chiunque nell'ufficio. La BBC non è in grado di confermare se i messaggi in questione provenissero da [quella] macchina o fossero alterati sul blog per apparire come provenienti dal pc. Però l'indagine ha evidenziato che il sig. Kabuli può aver avuto accesso al computer in questione. La BBC contatterà il sig. Kabuli direttamente per chiarire questo ed altre questioni relative ad allegazioni di precedenti incidenti su e-mail abusive inviate ad altri broadcasters internazionali. La BBC può confermare di non aver trovato prova di condotte minacciose nei confronti del sig. Kabuli da parte di alcun membro dello staff della BBC. La BBC può confermare che il sig. Kabuli non è sottoposto a minacce da parte della BBC. La BBC chiarisce che tali comunicazioni sarebbero contrarie alle linee di condotta della BBC e inaccettabili se provenissero da alcun membro della BBC. La BBC non comprende perchè le e-mail contenenti materiale offensivo e minaccioso siano state rese pubbliche dopo due mesi da una fonte che diffonde tramite il blog quotidianamente. Il tempo trascorso per rendere pubblica la denuncia in questione ha comportato difficoltà nel raggiungere una conclusione definitiva nonostante le nostre migliori intenzioni. Comunque non abbiamo trovato una prova decisiva o conclusiva che la minaccia provenisse da un membro dello staff della BBC. Se il sig. Kabuli ha ulteriori prove la BBC sarà grata di riceverle. La BBC si impegna ad investigare immediatamente su future denunce se le stesse saranno inoltrate tempestivamente».

Il 18 luglio Sohrab mi ha trasmesso la sua risposta alla mail dell'Editor della BBC WS Persian-Pashto Service, Mr. Zahir Tanin, mandandone copia al Direttore delle News Richard Sambrook e al Direttore per l'Afghanistan, e al loro servizio per la segnalazione degli abusi.

Nella mail di risposta Sohrab ha precisato:
- che solo le "normali" mail del loro sedicente giornalista - quelle in cui esprimeva una semplice opinione - sono piuttosto datate (di un paio di mesi fa) e che invece le minacce ricevute arrivano ai giorni nostri;
- che quelle mail servono solo a far constatare l'identità di IP rispetto a quelle contenenti minacce;
- che non è stato effettuato da lui alcun "accesso ai loro computer" (!!) ma solo controllato, ovviamente, il traffico in ingresso sul blog Afghan Lord di provenienza computer e server della BBC;
- che non avrà difficoltà a precisare la sua identità (più volte ricercata da BBC tramite rete) se verrà convocato personalmente presso i loro uffici di Kabul;
- che il loro compito è quello di individuare se il sedicente giornalista BBC - di cui, ripeto, è noto nome e cognome - ha inviato quei messaggi personali e di minaccia ed insegnargli ad usare il computer della BBC secondo le regole e la "policy" dei network internazionali.

giovedì, agosto 11, 2005

Afghan Lord v. BBC (ultime)

Forse la questione del giovane blogger afghano, minacciato verosimilmente tramite un computer degli uffici della BBC di Kabul, può finalmente dirsi risolta. Sohrab Kabuli (Afghan Lord) ha messo a fuoco il fatto che la BBC si è già esposta chiaramente, pur entro i consueti, politici e comprensibili limiti, ammettendo in buona sostanza la provenienza "aziendale" delle minacce da lui ricevute e assicurando che non ci sarà in futuro alcuna minaccia da parte della British Broadcasting Corporation (ndr il che non significa ammettere in modo univoco che ce ne siano state, ma occorre ovviamente leggere tra le righe della dichiarazione pubblicata dal Network). Ricopio per completezza il post di oggi di Afghanlord che ringrazia tutti e facendo questo si ricorda addirittura di "pipistro" e naturalmente dei "suoi amici". Ringrazio quindi a mia volta tutti e in particolare mericonci, assai più attiva e scrupolosa di me per i molti aggiornamenti sulla vicenda riportati sul suo blog "il diavolo in me". Riporto infine di seguito al post di Sohrab il commento che ho lasciato stasera sul suo blog.

«10 agosto 2005 - Torno al blogging normale. La BBC evita di dare ulteriori risposte. In ogni caso sto per essere nuovamente presente sul mio blog come prima perchè la BBC mi ha assicurato che il suo staff non mi minaccerà più. La BBC ha ammesso che le minacce sono state trasmesse da un loro computer nell'ufficio di Kabul. Ho già comunicato seriamente che se dovesse capitarmi una disgrazia in futuro, il giornalista della BBC sarà responsabile per qualsiasi incidente attinente alle minacce lanciate attraverso il computer della BBC. La persona che sta lavorando per la BBC sarà responsabile per qualsiasi cosa mi accada. Il mondo lo sa. Sto scrivendo su questo. Ora è il momento di ringraziare tutti voi! Ho apprezzato il vostro aiuto, specialmente grazie a RSF, CPJ, CPB, Global Voice Online, Rebecca, pipistro (e i suoi amici), Rosemary, Dave Schuler, Douglass Bass, Jim Hoft, Angus, Shaitangul, dean's world, Monica, Nickie goomba e altri. Di nuovo molte grazie! - posted by Sohrab Kabuli Afghan LORD, 3:57 AM»

«Thank you Sohrab. I'm glad to see you're blogging again and I'm confident everything is going to be all right. Thanks to Rosemary who provided me with a lot of useful links and with ...some other problem we all will have to deal with. Maybe we cannot change the world, but I'm sure any blogger can do something in order to achieve and be granted due freedom of expression everywhere and first of all on the net» ...^^v^^

giovedì, aprile 10, 2008

Nasim Fekrat, un workshop sul blogging a Kabul

Due mesi fa, il 15 febbraio, con il titolo "Noi ci proviamo", rilanciavo un comunicato di Nasim Fekrat, il nostro amico (link) che, sotto lo pseudonimo di Afghan Lord, da anni trasmette notizie e immagini dall'Afghanistan evidenziando le contraddizioni di un paese povero, strumentalizzato e martoriato e allo stesso tempo proteso verso il futuro con una buona volontà che ha dell'incredibile. Leggendo dell'iniziativa di Nasim, osservavo quindi che, come quello che era dei Taliban e in parte lo è ancora, come quello che era dei signori della guerra e in parte lo è ancora, come quello dei burka, delle lapidazioni, delle invasioni, delle vedove impotenti, dei bambini per strada, come quello delle vie del petrolio e dell'oppio, come quello delle missioni di pace dove è stata portata la guerra, agnello sacrificale e pretesto, anche questo è Afghanistan.

Questo era il comunicato di Nasim: “Molto presto Afghan Penlog lancerà il primo workshop per promuovere la diffusione dei blog a Kabul. Obiettivi di questo laboratorio/seminario sono lo sviluppo culturale e una maggior presenza dei blogger come media. Questo primo workshop è indirizzato agli studenti e ai blogger di Kabul, ma è nostra intenzione lanciare analoghe iniziative in altre province e il nostro prossimo passo sarà la promozione di seminari anche a Jalalabad, Kandahar, Heart, Ghazni ed altre zone del paese. Afghan Penlog non ha avuto finora alcun aiuto economico e per questo chiede a tutti gli operatori culturali e agli amici di sostenere il progetto con un unico fine, sviluppare l'attività dei blogger in Afghanistan. I nomi dei donatori saranno pubblicati sul sito e forniremo loro tutti i dettagli del progetto e i relativi costi. Abbiamo necessità impellenti: comprare un generatore e pagare il collegamento internet. Ed anche se non abbiamo abbastanza danaro per affittare un laboratorio informatico, probabilmente saremo in grado di tenere il workshop presso il centro scolastico di Payam-e-Noor, situato a Karte-Chahar, Kabul. Ma abbiamo ancora bisogno di un po' di danaro per realizzare questo obiettivo. Prima avevamo in mente di comprare un computer e ottenere la disponibilità di una linea internet da Afghan Telecom ma non abbiamo raggiunto il nostro scopo per mancanza di donazioni e la nostra idea è sfumata. Così l'abbiamo abbandonata. Ora ci accontentiamo di lanciare questo workshop”.

Ebbene, il workshop si è tenuto e con successo ai primi di aprile. La notizia in inglese, ora arricchita dei particolari sul sito Afghan Lord di Nasim Fekrat, è stata già anticipata nei giorni scorsi dalla BBC (in farsi) e da noi, in italiano, su Blogfriends e altrove grazie a Mericò. La riporto di seguito.

«Quanti di noi davanti a qualcuno che chiedeva una donazione (soldi, per intenderci) per un qualche progetto di solidarietà, non hanno risposto con il fatidico interrogativo " Ma poi siamo sicuri che i soldi arriveranno a destinazione e verranno utilizzati bene?". Molti, a dire il vero, usano spudoratamente questo dubbio per dribblare la richiesta, credendo che possa essere una buona scusa per evitare di mettere mano al portafoglio. Certo, c'è da dire che la realtà non aiuta a diradare un certo alone truffaldino che aleggia su parecchie "raccolte fondi" che girano per terra, mare, e-mail, telefono, posta e simili. Ma, almeno stavolta, sono felice e orgogliosa di poter smentire questa fama negativa. Qualche tempo fa Pipistro scrisse un post proprio qui su Blogfriends, parlando del progetto di Nasim Fekrat, giovane blogger di Kabul, e di un gruppo di suoi amici e collaboratori afghani, di organizzare il primo workshop per promuovere la diffusione dei blog a Kabul e, contestualmente, riportando la richiesta dei bloggers di un piccolo aiuto finanziario per poter realizzare questo obiettivo. Un traguardo nobile ma ambizioso e difficile da portare avanti in Afghanistan, soprattutto per problemi economici e logisitici. Bè, il 3 e 4 aprile a Kabul l'Associazione Bloggers Afghani (AfghanPenLog) , superando tutti gli ostacoli, è riuscita a tenere il primo blogging workshop della sua storia. Credo non servano tante parole per testimoniare l'evento, sono sufficienti le immagini (ed anche un pezzo uscito su BBC Persian). La più rappresentativa la inserisco nel post, alcune altre nei commenti. Cosa c'è di meglio di una documentazione visiva per garantire l'onestà di una iniziativa? Ma anche per mettere in risalto, in un paese tristemente famoso per la condizione femminile non certo invidiabile, la presenza di due donne, di cui una, Masoumeh Ebrahimi, attiva nell'organizzazione del workshop? E poi, siccome questi ragazzi sono testardi, ma principalmente motivati, hanno intenzione di mettere su prestissimo un secondo workshop, perchè, come ha detto lo stesso Nasim, "C'è ancora di più da condividere e impare". Ma per farlo hanno ancora bisogno del nostro aiuto che, chi vuole, può concedere cliccando qui, anche piccolo sarà comuqnue utile, l'euro lì vale moltissimo. Concludo ringraziando Franca (ceglieterrestre), Anna (euridicea) e Mauro Biani, per il sostegno concreto e la collaborazione che hanno regalato per realizzare il (primo) sogno di questi ragazzi, e tutti coloro che hanno donato e che, speriamo, lo faranno».

mercoledì, gennaio 30, 2008

Fare il reporter in Afghanistan

Apprendiamo da instablog che "La Camera alta (l'equivalente del Senato) dell'Afghanistan ha approvato la condanna a morte di Perwiz Kambakhsh, un giornalista di 23 anni accusato di blasfemia nei confronti dell'Islam" di cui si è parlato anche su La Torre di Babele e Lettere da Kabul nei giorni scorsi. Nel frattempo il nostro amico Nasim Fekrat (Afghan Lord) ci comunica che un altro giovane giornalista afghano, Basir Ahang (nella foto), che avrebbe rivestito un ruolo nel trovare notizie durante il rapimento di Gabriele Torsello, avrebbe poi ricevuto minacce di morte. Dopo aver lasciato il paese per qualche tempo ed essere poi ritornato a Kabul, da un mese a questa parte Basir non dà più notizie di sè. Secondo Nasim, il ventisettenne - promettente studente all'Università di Kabul e giovane giornalista indipendente - era stato direttamente coinvolto nel rilascio di Gabriele Torsello (il giornalista italiano della Repubblica rapito dai Taliban nella provincia di Helmand). In quel periodo Basir avrebbe lavorato sul rilascio di Torsello, collaborando con Renato Caprile, notissimo giornalista di Repubblica. Nasim precisa in proposito che Basir aveva ottenuto notizie confidenziali contattando direttamente le autorità dei Taliban che tenevano prigioniero Torsello ed era riuscito a conoscere i nomi dei rapitori. Sempre in quell'occasione il giovane giornalista avrebbe poi ricevuto continue chiamate dai rapitori che lo informavano dello stato di salute di Torsello. Nulla avrebbe, invece, saputo delle circostanze relative alla liberazione del nostro connazionale e da allora avrebbe cominciato a ricevere minacciose chiamate telefoniche che lo hanno costretto infine a lasciare il paese. Successivamente, tornato a Kabul, Basir ha iniziato a lavorare per il canale locale radio "Farda", come freelance con il settimanale "Namah" e a collaborare con la Repubblica, ricevendo contemporaneamente minacce ed intimidazioni da parte dei Taliban. Nasim ci informa che non si hanno più notizie di Basir Ahang da un mese e che nessuno sa dove sia.

Aggiornamento
Apprendiamo dall'ANSA che - secondo l'Independent on line - il Senato afghano avrebbe ritirato la conferma della condanna a morte del giornalista Sayed Pervez Kambaksh, giudicato colpevole di blasfemia per aver riportato da internet e stampato un articolo sui diritti delle donne. La Camera alta afghana avrebbe definito un "errore tecnico" la sua precedente decisione di approvare la condanna a morte di Sayed, ma questo non significa che il giornalistà sarà rimesso in libertà. Il procuratore generale della provincia di Balkh Hafizullah Khaliqyar avrebbe poi difeso la sentenza, affermando che non c'é stata nessuna violazione dei diritti umani o della libertà di stampa e minacciato l'arresto per tutti i giornalisti che si dovessero levare in difesa di Kambakhsh.

Aggiornamento del 7 febbraio 2008, buone notizie
Nasim Fekrat ci comunica - tramite il suo blog Afghan Lord via blogfriends - che Basir Ahang, il giovane giornalista afghano di cui non si avevano notizie da più di un mese, è al sicuro e in questo momento si trova in Italia. Lo stesso Fekrat è riuscito, tramite amici comuni, a contattare la famiglia di Basir, residente nella parte ovest di Kabul, che ha confermato la notizia. Inoltre, ancora Nasim, ci comunica un’altra news che, se confermata dai fatti, non può che riempire tutti noi di grande soddisfazione: Parwiz Kambakhsh, il giornalista afghano di 23 anni accusato di blasfemia e nei confronti del quale era stata emessa una sentenza di condanna a morte, sarebbe in procinto di essere rilasciato.

giovedì, marzo 08, 2007

Donne e violenza in Afghanistan

«Non solo ora, ma da molti anni, specialmente nel periodo oscuro dei Taliban, le donne afghane soffrono per le violenze cui sono sottoposte. Violenze non solo fuori casa, ma anche tra le loro stesse mura. Gli uomini afghani le vedono come cose proprie, cose che posseggono per averle comprate. In Afghanistan le donne sono tenute completamente al di fuori dalla vita quotidiana, ciò che i loro mariti credono è diverso da quello che pensano gli uomini occidentali. Qualche volta gli uomini afghani picchiano le loro mogli per nulla, solo perchè piace loro mostrare potere e rabbia nei confronti dei membri della famiglia. Quando si sentono di picchiare le loro mogli lo fanno e basta. Molti genitori danno in spose le figlie a uomini abbienti di sessanta o settant'anni. La terribile storia di una sposa di quattro anni, a Kandahar, è solo un esempio tra mille. Molti genitori vendono le figlie come se fossero cose, senza curarsi di dove andranno e di che cosa sarà di loro. Circa il 57% delle ragazze afghane si sposa prima dell'età legale di 16 anni; il 60% - 80% dei matrimoni è forzato. Secondo un reporter, l'anno scorso sono state incarcerate centinaia di donne e che nei carceri femminili le donne vengono sempre stuprate, ha detto che una di queste donne gli ha confidato che l'altra notte cinque soldati armati di Kalashnikov l'hanno portata fuori dalla cella e l'hanno stuprata nella loro postazione. Una ricerca dell'UNIFEM ha rivelato che l'80% delle violenze è commesso da un familiare, il marito, il padre, un fratello, un figlio. Il rapporto dice che il 10% degli abusi è commesso da donne. L'anno scorso, in Afghanistan, un uomo ha scambiato la sua ragazzina con un cane. A decine sono vendute per non più di mille dollari l'una. La situazione delle donne afghane peggiora di giorno in giorno, non solo nella società, ma soprattutto all'interno delle mura domestiche». (Sohrab Kabuli su Afghan Lord)

[Ringrazio Sohrab per questo post, dedicato all'8 marzo in Afghanistan in Italia e dovunque].

venerdì, marzo 31, 2006

Abdul Rahman, un parere da Kabul

Sohrab Kabuli (il blogger Afghan Lord) esprime un particolare punto di vista sulla vicenda dell'apostata afghano Abdul Rahman che, scampato ad una possibile condanna a morte del tribunale della Sharia, ha ottenuto in questi giorni asilo politico in Italia. «Se questa vicenda fosse andata avanti ancora per una settimana sarebbe diventata un altra questione controversa come quella delle vignette danesi [...] Che necessità c'era di portare la Bibbia in strada e mostrare a tutti che sei diventato cristiano? Abbiamo indù e cristiani nel Paese, che vivono pacificamente. I cristiani hanno chiese nella capitale [Kabul] e sono certo che il governo lo sa. Abdul Rahman ha vissuto per tanto tempo in Pakistan ed era noto come fondamentalista in passato. Aveva lavorato per i mujahidin e combattuto contro l'Unione Sovietica. Molti hanno detto che era accusato di spionaggio per l'ISI. E' certo per questa gente che egli era un membro attivo del Jamiat Islami Party condotto da Ahmad Shah Masud, un signore della guerra (un "Warlord" che ha ampiamente distrutto la città di Kabul) assassinato da un sospetto terrorista proprio una settimana prima dell'11 settembre 2001. Negli ultimi anni Abdul Rahman era vissuto in Germania poi la sua richiesta di asilo era stata rifiutata ed era stato rimpatriato l'anno scorso. Abdul Rahman è uscito dal Paese ma ha causato molta tensione che non cesserà facilmente».

sabato, luglio 09, 2005

La BBC indaga (aggiornamento)

La BBC ha preso seriamente la denuncia del blogger Sohrab Kabuli di Afghan Lord e i pressanti solleciti pervenuti da tutta la "blogsphera". Successivamente al comunicato del 5 luglio 2005 del Direttore delle News, Richard Sambrook, è infatti intervenuto anche l'Editor dell'Afghanistan World Service, Zahir Tanin. Allo stato la BBC ha affermato prudentemente e prevedibilmente di non aver trovato prova della provenienza delle minacce da un membro del loro staff, ma che le loro investigazioni sono tuttora in corso e si è riservato di comunicare i risultati delle indagini non appena in possesso di notizie affidabili. Ricopio di seguito il messaggio inviato a Sohrab dalla sezione afghana della BBC il 7 luglio scorso. Lo scopo della denuncia è comunque per il momento raggiunto. Chiunque sia, infatti, l'autore delle minacce, giornalista o mitomane, egli sa di essere ormai costantemente sotto osservazione.

«Date 07/07/2005 - Dear Mr Kabuli, I would like to acknowledge the receipt of your letter making serious allegations against a member of my staff. May I assure you that we are conducting an in-depth investigation which at this stage is continuing. I'm enclosing a statement released by the BBC explaining our current position: "The BBC has been investigating a serious allegation that offensive e-mails were sent from one of its staff members in the Kabul office. We are treating this extremely seriously. We are clear such a communication would contravene BBC guidelines and be unacceptable if they came from any BBC staff member. We are conducting an urgent investigation both in London and in Kabul to ascertain whether the e-mails came from the BBC. At this stage we have found no evidence of inappropriate or threatening behaviour by our staff towards Mr Sohrab Kabuli who made the complaint. The BBC continues to investigate the complaint further and will communicate the results of our investigation as soon as we have any reliable information. But at this stage we can re-affirm that we have found no evidence of threatening behaviour toward Mr Kabuli by any BBC staff member". Zahir Tanin Editor Afghanistan BBC WS, Persian /Pashto Service - Telephone: +4420755*****» [link]

lunedì, luglio 04, 2005

Minacce a un blogger di Kabul

Sembra che qualcuno, abusando di un indirizzo IP della BBC, stia minacciando da giorni un giovanissimo blogger di Kabul. Trascrivo dal blog Afghan Lord alla data di oggi.

«Domenica, 3 luglio 2005
Da una settimana ricevo messaggi di minaccia alla mia sicurezza personale da un giornalista della BBC di Kabul e non potrò continuare ad aggiornare questa pagina per qualche giorno. Ho trovato il suo indirizzo informatico (IP), ho fatto una ricerca con quell'IP tramite tracking (IP tracer) e ho trovato i seguenti risultati: indirizzo IP 132.185.144.120 - England - London - UK - British Broadcasting Corporation. Sono spaventato e di pessimo umore. Contatti: afghanlord@yahoo.com - kabuli_2005@yahoo.com Il mio blog in farsi: http://kabul2.blogsky.com "Shared Pains" è vincitore del premio per la libertà di espressione con altri sette selezionati tra altri 60 nel mondo, vedi su Reporters Without Borders. Postato da Sohrab Kabuli Afghanlord, 11:32 PM».


Il blog in farsi "Shared Pains" del giovanissimo blogger Sohrab Kabuli è citato dalla stessa BBC al seguente link.

Aggiornamento del 4 luglio 2005.

Ricevo da Sohrab Kabuli e giro a tutti.

«Ho preso questi messaggi dall'archivio del mio weblog (http://kabul2.blogsky.com - ndr è in farsi). Un certo Mr ******* (nome e cognome), che ha di recente sconvolto la mia vita, è entrato nel mio blog con le seguenti specifiche: vero nome, indirizzo del suo blog, indirizzo e-mail ed IP.
Dopo un paio di mesi, Mr *****, ha messo un nuovo messaggio nel box del mio blog ma con lo pseudonimo "Io ti conosco" ("meshnasamat" in farsi), mentre tutte le altre specifiche indicavano essere la stessa persona. Questa volta Mr. ***** mi scriveva le parole più sporche e disgustose. All'inizio provvedevo a cancellare i messaggi uno dopo l'altro. Oggi sta minacciando di pubblicare presto il mio vero nome, e aggiunge: "I tuoi giorni sono finiti. Smettila di scrivere ulteriormente". Ora sono in una situazione comprensibilmente dura. Come risultato dei miei pungenti commenti politici sulla situazione sento la mia vita personale in pericolo ...».


A titolo di esempio, ricopio il testo del messaggio ricevuto dal personaggio di cui sopra (IP corrispondente a Mr. *****) sotto lo pseudonimo "Io ti conosco", che Sohrab Kabuli ha tradotto dal farsi all'inglese.

«Have you scared a lot? So timid you are. You are exactly like a wounded dog. Do you think I do not know you? You are the one who once used to grow longer hair. You are the one, whose last three digits of mobile number end with 033. Aren't you? You are the one who once used to work with the InterNews, and you are still working. Aren't you? Do not so disappointedly shake your hands and feet. Your work has come to its end. I will very soon disclose your dirty name. filths like you do not have any place in this land. You have to be buried in a muck grave. You and your complexes should be buried under debris of stone and clay. There were a number of people like you, who did not remain alive. They were all buried in graves. You have to be taken off from this land so that better human beings could take your place. For, you are dirty».

Ragionevolmente riterrei che Mr. ****** che si presenta utilizzando il nome e cognome di un giornalista della BBC, con l'indicazione di un sito web e un indirizzo e-mail corrispondenti e prosegue nei suoi minacciosi sproloqui abusando di un IP che appartiene apparentemente alla medesima BBC, sia un usurpatore, millantatore e mitomane. I suoi dati sono stati comunicati alla BBC per le verifiche del caso ma non mi risulta che allo stato la British Broadcasting Corporation si sia fatta viva.