mercoledì, novembre 12, 2008
Benedetto Cipriani, il processo continua
Ricordiamo che Cipriani è attualmente sotto processo negli USA, accusato di essere stato il mandante - nel 2003 - di un triplice omicidio. In quell'occasione erano caduti sotto i colpi dei presunti sicari il proprietario di un garage, Robert "Bobby" Stears, marito di Shelly, una donna con cui Cipriani aveva a suo tempo intrecciato una relazione amorosa tramite internet, Barry Rossi, socio d'affari di Stears, e un loro impiegato, il meccanico Lorne Stevens. Jose Guzman, uno dei tre sicari, che avrebbe materialmente esploso i colpi mortali, si è dichiarato colpevole ed ha ammesso di aver colpito a morte i tre uomini dopo aver accettato di compiere l'omicidio su commissione per conto di Cipriani. Tuttavia, il 1° ottobre 2007, nel processo contro un'altro componente della spedizione omicida, Michael Castillo, lo stesso Guzman (che aveva confessato gli omicidi concordando con l'accusa una pena diversa dalla pena di morte, con la promessa di testimoniare contro gli altri coimputati) aveva viceversa rifiutato di testimoniare mettendo in pericolo il proprio accordo con l'ufficio della procura.
Dalla sintesi del Journal Inquirer sulla testimonianza di Richard Bedard, risulta che il 16 luglio 2007 il poliziotto era incaricato di condurre Cipriani alla prima udienza presso la Corte Superiore di Enfield dopo l'estradizione dall'Italia. Nel corso del trasporto del detenuto, Cipriani si sarebbe offerto di implicare altre due persone negli omicidi di di cui è tuttora accusato essere stato il mandante, due persone diverse, naturalmente, dai tre presunti autori materiali del crimine. Cipriani - ha dichiarato sempre il testimone - avrebbe "chiesto" in cambio dell'informazione una sentenza di dieci anni di prigione da scontare presso il suo paese natale, l'Italia. Bedard ha inoltre aggiunto che Cipriani avrebbe minacciato di portarsi questa informazione nella tomba qualora avesse ottenuto una sentenza di condanna a 25 o più anni di prigione.
Per quanto si tratti - come già ripetuto - solo di una testimonianza, le parole del poliziotto di Enfield riportate dal Journal Inquirer, se ritenute attendibili e confermate, rischierebbero di dare una nuova direzione, almeno teorica, alla assai labile ed inverosimile ipotesi di movente del triplice omicidio formulata dall'accusa, cioè la rabbia di Cipriani per il diniego di Shelly Stears, con cui - ricordiamo - aveva avuto una relazione amorosa ormai sostanzialmente conclusa, a lasciare il marito. Questa sorpresa suscita tuttavia il sospetto che le autorità del Connecticut non abbiano indagato sul fatto (e sulle presunte dichiarazioni di Cipriani) a 360 gradi, acconciandosi ad imputare e processare un comodo "mandante" e tre balordi le cui parziali ammissioni destano più di qualche perplessità.
Nel corso dell'udienza dell'11 novembre e nonostante l'opposizione dei difensori di Cipriani, un altro testimone, Christopher Sinsigalli della "Sinsigalli Signs and Designs" avrebbe dichiarato di aver visto Cipriani nella sua area di parcheggio, verso l'orario di chiusura del 17 luglio 2003, tredici giorni prima degli omicidi.
Su un'altra delicata questione (sulla quale assolutamente non dovrebbe esservi dubbio, almeno qui in Italia) si sono infine appuntate le testimonianze di Bedard e di un altro detective della polizia del Connecticut, che "hanno suggerito possano essere vere le voci per cui l'accordo in base al quale le autorità degli USA hanno ottenuto l'estradizione di Cipriani dall'Italia prevede il suo rientro in Italia per scontare parte di qualsiasi condanna alla reclusione dovesse essere emessa". Non c'è che da richiamare, in proposito, tutto quanto già scritto e pubblicato in Italia sull'argomento, anche su questo blog.
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Per approfondire
http://pipistro.blogspot.com/2008/06/benedetto-cipriani-chi-lha-visto.html
http://pipistro.blogspot.com/2007/12/benedetto-cipriani-udienza-preliminare.html
http://pipistro.blogspot.com/2007/10/cipriani-una-strada-senso-unico.html
http://pipistro.blogspot.com/2007/10/caso-cipriani-verdetto-in-vista-per.html
http://pipistro.blogspot.com/2007/10/ancora-sul-caso-cipriani.html
http://www.newsitaliapress.it/FilePub/646008023BENNY%20DECRETO.pdf
http://pipistro.blogspot.com/2007/09/benedetto-cipriani-negli-usa-senza.html
http://pipistro.blogspot.com/2007/08/una-richiesta-di-aiuto-da-benedetto.html
http://pipistro.blogspot.com/2007/07/caso-cipriani-il-diritto-e-il-rovescio.html
http://pipistro.blogspot.com/2007/07/benedetto-cipriani-costruzioni-o.html
http://pipistro.blogspot.com/2007/07/benedetto-cipriani-processo-allo.html
http://www.courant.com/news/local/hc-castillo0926.artsep26,0,4555490.story
http://www.newsitaliapress.it/interna.asp?sez=265&info=139516
http://www.wtnh.com/Global/story.asp?S=7156152&nav=3YeX____________________________________________________
sabato, dicembre 20, 2008
Game Over. In attesa della sentenza Cipriani

Incastrato – ha detto Benedetto Cipriani – e accusato di aver pagato tre giovani balordi di origine portoricana perchè uccidessero Robert “Bobby” Stears, marito della sua ex amante, Shelley, conosciuta su internet tramite instant messaging ICQ.
Durante il tragitto in auto con la polizia del Connecticut, Cipriani aveva offerto agli agenti – così è stato raccontato al processo nel dicembre 2008 – il nome della stessa Shelley Stears e di un'altra persona implicata negli omicidi di Windsor Locks. Il detective Richard Bedard ha dichiarato che durante il trasporto dell'italiano verso
La relazione di Ben Cipriani con Shelley Stears era iniziata su internet nel 2001. Dopo un paio di settimane i due avevano fatto sesso al Windsor Marriot Hotel. Shelley aveva accettato i gioielli e i vestiti che le regalava Cipriani e questi aveva anche aperto un conto corrente a nome dell'amante. Dopo circa un anno, tuttavia, nel
Cipriani allora l'aveva minacciata di raccontare tutto al marito, aveva poi effettivamente telefonato a Robert Stears per informarlo della relazione e – a quanto sembra – per riferirgli dei furti di danaro che la stessa Shelley aveva effettuato presso il negozio di autoricambi del marito, il B&B Automotive di Windsor Locks.
Ma
Nell'appartamento, affittato dalla madre di Erik Martinez, Rose Mendez, anch'essa frequentata da Cipriani che l’aveva conosciuta su internet nel 2003, viveva anche Joey Guzman, mentre Michael Castillo era un frequentatore abituale della casa.
Il 30 luglio del 2003 Joey Guzman, coinvolto nel complotto omicida da Martinez, si faceva accompagnare da Castillo a Windsor Locks, presso il negozio di autoricambi B&B di proprietà del marito di Shelley, Bobby Stears. Ed era una strage. Poco dopo le 17.00 Guzman incrociava Stears sul punto di lasciare il negozio in auto, lo faceva rientrare e lo faceva stendere a terra con il socio Barry Rossi e il loro meccanico, Lorne Stevens, quindi freddava i tre uomini con sei colpi di pistola alla nuca. "Game over" avrebbe poi comunicato per telefono subito dopo gli omicidi Guzman a Cipriani per indicargli che era tutto finito, che il lavoro per cui era stato pagato era stato fatto.
Nel portafoglio sul cadavere di Bobby Stears, la polizia trovava una busta dove l'uomo aveva scritto, di proprio pugno, nome e indirizzo di Cipriani: "Ben Cipriani, 55 Kyle Court, Meriden, CT".
Pochi giorni dopo la strage Benedetto Cipriani lasciava gli Stati Uniti per l'Italia e non faceva ritorno alla data stabilita per riprendere il suo lavoro a New York. Successivamente arrestato in Italia, veniva estradato per gli USA nel luglio del 2007.
I tre giovani di origine portoricana venivano coinvolti nelle indagini sul triplice omicidio di Windsor Locks solo nell'inverno del 2003, quando uno zio di Martinez, arrestato altrove per questioni di droga, raccontava del coinvolgimento del nipote in quel delitto. Ma la polizia ha anche sostenuto che inizialmente Cipriani veniva rintracciato tramite le dichiarazioni di un uomo d'affari dei dintorni di Windsor Locks. Questi avrebbe riferito che circa due settimane prima degli omicidi aveva visto per due volte un'auto con targa di New York parcheggiata fuori dal negozio di Stears a Windsor Locks. Lo stesso testimone ha dichiarato di aver parlato, la seconda volta, con il conducente (la polizia dice che era Cipriani) e di aver preso nota della targa dell'auto.
All'epoca degli omicidi la polizia rintracciava numerose chiamate tra i telefoni cellulari delle persone coinvolte nel complotto nelle settimane precedenti il triplice omicidio. I tabulati sono stati prodotti davanti alla Corte di Hartford che sta processando Cipriani. Secondo gli agenti del Connecticut già dal 1° luglio 2003 erano partite delle chiamate telefoniche dall'appartamento di Erik Martinez ad Hartford utilizzando una scheda telefonica prepagata attivata da Benedetto Cipriani. (Membri delle compagnie telefoniche sarebbero stati poi chiamati a testimoniare sul funzionamento delle schede telefoniche, sulla rete telefonica cellulare e sui tabulati poi utilizzati dall'ufficio del procuratore contro Cipriani).
Martinez e Guzman hanno confessato i loro diversi ruoli nella vicenda e hanno stipulato accordi con l'ufficio del procuratore distrettuale per evitare, Guzman, la pena di morte e per ottenere, Martinez, una pena che va dai 25 e i 40 anni di reclusione. Anche Castillo ha ammesso il proprio coinvolgimento come accompagnatore di Guzman a Windsor Locks il giorno degli omcidi, è stato processato nel 2007 e condannato al carcere a vita.
I tre giovani hanno raccontato di aver partecipato all’omicidio di tre persone per una somma che va dai 5000 ai 7000 dollari e uno di loro ha precisato che Cipriani promise 1000 dollari in più per ogni altra persona diversa da Stears che avessero dovuto uccidere.
Il processo a Benedetto Cipriani - esaurito l'iter delle udienze preliminari - è iniziato davanti alla Corte Superiore di Hartford (Connecticut) il 4 dicembre 2008 e la vicenda processuale, che ha evidenziato innumerevoli punti oscuri contro l'apparente ma sospetta linearità dei fatti prospettata dalla pubblica accusa, è ora affidata alla giuria dopo le discussioni conclusive del procuratore Dennis O'Connor e dell’avvocato difensore di Cipriani, Dave Compagnone.
"Ragazzi, pensate veramente che io abbia fatto questa cosa?" - chiedeva Cipriani agli agenti che lo scortavano alla Corte di Enfield nel 2007.
Questo certamente pensa il procuratore Dennis O’Connor che durante la discussione finale ha ribadito la versione più semplice – ma anche la meno razionale – dei fatti, dicendo alla giuria che Cipriani voleva la morte di Stears dopo che Shelley aveva rifiutato di lasciare il marito per andare a vivere con lui. Del tutto diversa, naturalmente, la versione del difensore di Cipriani, che ha concluso sostenendo che quantomeno la tesi dell’accusa “puzza di ragionevole dubbio”.
Il tentativo degli avvocati Kaloidis e Compagnone di introdurre nel processo alcuni fatti assai dubbi circa la posizione di Shelley Stears, tuttavia, non ha avuto successo.
In realtà se si concede a Cipriani e in certa misura anche ai suoi presunti sicari quel minimo di razionalità e istinto di autoconservazione che imporrebbero a un ipotetico omicida di cercare di garantirsi l'impunità e di non correre verso la forca, la sequela di passi falsi e di punti oscuri di cui è costellata l'operazione omicida dei quattro ha veramente dell'incredibile. La ricostruzione della vicenda operata dall'accusa al processo contro Cipriani è comprensibile solo in un'ottica folle e suicida. E’ l'ottica di chi ha deciso di appaltare al più inaffidabile terzetto di disperati un delitto privo di senso e ha poi deliberatamente scelto di lasciare dietro di sé, in tutta la fase operativa del crimine, ogni possibile indizio del proprio personale coinvolgimento.Un comportamento che - senza considerare le condizioni incidentali inserite nel decreto di estradizione dall’Italia (che escludono la possibilità della pena capitale per Cipriani) - appare essere un vera e propria corsia preferenziale verso l'iniezione letale.
L’apparente assenza di un valido movente, l'allucinata scelta dei sicari, i ripetuti sopralluoghi sul luogo del delitto, l'abbondanza di documentazione fornita agli esecutori materiali (un vero e proprio pacchetto di istruzioni, con foto della vittima designata, fornita da Shelley Stears, planimetria e indicazione della cassaforte), le decine di telefonate tra Cipriani, Martinez e Castillo (ma anche tra Cipriani e Shelley Stears, di cui una alle 18.02 di quel pomeriggio), nelle ore a cavallo del delitto, l’acquisto per strada della pistola utilizzata per gli omicidi e la sua rivendita per 250 dollari, l'efferata esecuzione del triplice omicidio, la fase plateale del presunto pagamento del prezzo del delitto, la promessa di un sovrapprezzo per ogni omicidio diverso da quello di Stears, autorizzano chiunque a pensare che le cose non siano andate come sta per decidere
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Aggiornamento, emesso il verdetto.
Come previsto. Il 23 dicembre la giuria popolare presso la Corte Superiore di Hartford, composta da sei uomini e sei donne, ha emesso il verdetto nei confronti di Benedetto Cipriani giudicandolo colpevole di avere organizzato nel 2003 il piano che ha portato alla morte di Robert Stears, Lorne Stevens e Barry Rossi. L'Hartford Courant riferisce che Cipriani ha assistito inespressivo al verdetto pronunciato dal capo della giuria: "guilty", colpevole. Alcuni parenti delle vittime sono scoppiati in lacrime ed altri erano troppo emozionati per parlare. Le reazioni a caldo sembrano comunque adeguate alla logica retributiva che intende lenire con la sofferenza dei colpevoli, o presunti tali, quella - più spesso inguaribile - delle vittime. Alcuni commenti sono stati riportati sempre dal Courant. "E' stato l'inferno e ora possiamo avere pace", ha detto Linda Stevens, vedova di Lorne Stevens. Anne Rossi, vedova di Barry ha osservato: "Ora il nostro cuore ha pace e gioia sapendo che ogni respiro preso dal signor Cipriani, fino al suo ultimo respiro sulla terra, sarà nella cella di un carcere". "E fantastico sono felice che sia finita, che Cipriani abbia chiuso" ha detto piangendo Goldie Stears, sorella di Robert. Si prevede che il giudice Julia Dewey emetta la sentenza a carico di Cipriani il prossimo 17 marzo 2009. L'avvocato Ioannis Kaloidis, del collegio di difesa di Benedetto Cipriani con l'avvocato Dave Compagnone, ha dichiarato di essere deluso dal verdetto e che ora si tratta di far rispettare il decreto di estradizione. L'accordo tra gli USA e il governo italiano, infatti, ha detto Kaloidis, stabilisce con chiarezza che Cipriani, come cittadino italiano, potrà scontare l'intera pena in Italia. Ma in proposito l'ufficio del Procuratore non si è reso disponibile per un commento. "Game over", ha commentato Deborah Haut, sorella di Robert Stears, lasciando l'aula.
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martedì, ottobre 02, 2007
Ancora sul caso Cipriani
Il 19 settembre 2007, lette le ultime notizie su Benedetto Cipriani, inviavo questo commento sul blog del Ministro della Giustizia Mastella: «Signor Senatore, capisco di uscire dal topic, del resto tanto generico da includere - volendo - gran varietà di argomenti. Le sottopongo in buona sostanza due notizie. La prima è che non mi riferisco a Grillo (e non mi sembra un male), né all'alzheimer (non è il caso), ma semplicemente a Lei, o meglio, alla Sua funzione. La seconda riguarda le novità che ci giungono d'oltreoceano sulla sorte di un nostro connazionale, a Lei già noto, per il quale - secondo il nostro diritto - vige la presunzione di innocenza e, viceversa, sembrano accumularsi fondati motivi di preoccupazione. Sinteticamente (ed anche un po' per pigrizia) riporto quanto scritto or ora sul mio blog, pregandoLa di rivolgere nuovamente la Sua attenzione ad una vicenda che, sotto il profilo di merito, alla luce dello strepito suscitato (anche) per la cittadinanza del protagonista e per il rischio che venga meno una sua efficace difesa tecnica nel processo, sembra colà già destinata ad un infausto epilogo per il nostro conterraneo. Quanto infausto è questione che, con tutta probabilità, potrebbe del resto riguardare il Suo Ministero a breve o a brevissimo, viste le condizioni cui era subordinato il decreto di estradizione (v. immagine). La ringrazio per l'attenzione». In proposito richiamo doverosamente il fatto che il ministro Mastella dichiara di ricevere "oltre mille commenti al giorno" - link - del che nessuno dubita - ma mi duole riferire che, ad oggi, il commento non risulta aver superato i filtri della moderazione, ovvero dell'interesse. Allo stato non ho quindi ricevuto, né potuto leggere altrimenti, alcuna risposta.Veniamo ora alle ultime notizie dal Connecticut. Non sono confortanti. Il 26 settembre scorso, nel processo contro Michael Castillo, accusato di aver guidato l'omicida Jose Guzman (reo confesso) al garage del triplice omicidio (il cui mandante, secondo l'accusa, sarebbe Benedetto Cipriani), il pubblico ministero ha presentato alcuni dei presunti legami tra il nostro connazionale e la strage di Windsor Locks.
Un inciso qui per capire. Secondo l'accusa: Benedetto Cipriani sarebbe stato il mandante dell'omicidio di Bobby Stears (marito di Shelly, con la quale aveva una relazione), Michael Castillo (attualmente sotto processo) avrebbe guidato la propria auto Nissan Pathfinder con a bordo Jose Guzman sul luogo dell'omicidio, Erik Martinez ha confessato di aver procurato l'arma usata per i delitti, Jose Guzman ha confessato di aver sparato, uccidendo Stears, il suo socio d'affari Barry Rossi e l'impiegato Lorne Stevens, nonchè di aver ricevuto alcune migliaia di dollari da Cipriani.
Dalle prime testimonianze nel processo a Michael Castillo è emerso che l'auto rossa di Cipriani con le targhe di New York sarebbe stata vista sul luogo dei delitti, circa due settimane prima del fatto, da un negoziante del posto, un certo Cristopher Sinigalli. Questi ha dichiarato di aver parlato in quell'occasione al conducente dell'autovettura e oggi ricorda avesse "un accento italiano o greco". In seguito Sinigalli avrebbe pure riconosciuto Cipriani che, quattro giorni dopo gli omicidi, è volato in Italia. Tra le telefonate fatte da Ben Cipriani il giorno degli omicidi ci sarebbe una chiamata all'indirizzo di Erik Martinez (che ha già confessato il suo coinvolgimento), ma c'è da sottolineare, in proposito, che Cipriani aveva frequentato la madre di Martinez. Ci sarebbero poi due chiamate a Michael Castillo, l'autista, una alle 16.57 - circa un quarto d'ora prima degli omicidi, mentre Castillo si trovava a circa 1.6 miglia dal luogo dei delitti - e una alle 17.38. Le indagini si erano pressochè arenate quando - nel dicembre 2003 - fu un certo Jose Velasquez, zio di Martinez, che dopo una retata per motivi di droga, riferì alla polizia (di New Britain) di avere informazioni sul triplice delitto di Windsor Locks. Velasquez avrebbe precisato di aver condotto il nipote, Erik Martinez e Jose Guzman ad un centro commerciale per incontrare qualcuno che aveva consegnato loro molti soldi. Velasquez avrebbe poi raccolto le confidenze degli stessi Martinez e Guzman sul loro coinvolgimento nel piano omicida.
Un colpo di scena, il 1° ottobre 2007, nello stesso processo contro Michael Castillo davanti alla Corte Superiore di Hartford. Jose Guzman - che ha confessato gli omicidi e ha concordato con l'accusa una pena (a due ergastoli) diversa dalla pena di morte, con la promessa di testimoniare contro gli altri coimputati, ha viceversa rifiutato di testimoniare mettendo in pericolo l'accordo con la pubblica accusa.
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Per approfondire
http://www.newsitaliapress.it/FilePub/646008023BENNY%20DECRETO.pdf
http://pipistro.blogspot.com/2007/09/benedetto-cipriani-negli-usa-senza.html
http://pipistro.blogspot.com/2007/08/una-richiesta-di-aiuto-da-benedetto.html
http://pipistro.blogspot.com/2007/07/caso-cipriani-il-diritto-e-il-rovescio.html
http://pipistro.blogspot.com/2007/07/benedetto-cipriani-costruzioni-o.html
http://pipistro.blogspot.com/2007/07/benedetto-cipriani-processo-allo.html
http://www.courant.com/news/local/hc-castillo0926.artsep26,0,4555490.story
http://www.newsitaliapress.it/interna.asp?sez=265&info=139516
http://www.wtnh.com/Global/story.asp?S=7156152&nav=3YeX
martedì, luglio 17, 2007
Benedetto Cipriani, processo allo straniero
Le notizie diffuse dai quotidiani del Connecticut sul procedimento radicato di gran fretta nei confronti di Cipriani sono, per ora, insuscettibili di particolari commenti nel merito. La vicenda e il movente appaiono tuttavia singolari e sembra doveroso verificare tutto in sede di istruttoria dibattimentale, sempre che il processo vada a svolgersi nella sua sede propria, cioè quella davanti a un giudice e nella quale le dichiarazioni sommarie rese al procuratore distrettuale o alla polizia, così come quelle "de relato" e le semplici illazioni, debbono o dovrebbero trasformarsi in prove di colpevolezza al di là di ogni ragionevole dubbio. Ciò nondimeno il procuratore di Hartford ha già manifestato lunedì, fuori dall'aula, il proprio preventivo rammarico per il fatto che la pubblica accusa non possa chiedere la pena di morte - condizione, questa, necessaria perchè fosse concessa l'estradizione dall'Italia - e di essere comunque personalmente lieto che Cipriani sia stato obbligato a fronteggiare nel Connecticut le accuse che gli sono state rivolte.
Molta enfasi è stata riservata dai quotidiani locali americani all'atteggiamento dei parenti delle vittime. Atteggiamento che, quand'anche comprensibile, non nasconde la consueta pregiudiziale ansia di punizione di un comodo colpevole, uno qualunque. Anche meglio se - come nel caso - questi è un outsider ed ha agito ai margini delle regole non scritte di certa pruderie americana (e non solo) laddove si è disposti ad accomunare con peculiare disinvoltura la figura dell'amante illecito e rovinafamiglie a quella dell'assassino. Ma tutto questo è in linea con i commenti agli articoli di cronaca apparsi nei giorni scorsi sulla rete americana. Proprio in questi è stato possibile cogliere, da un lato, affetto e stima particolari per le vittime, dall'altro disprezzo e riprovazione sia, naturalmente, per Cipriani - considerato già colpevole - sia per la sua ex amante. La vedova di Bobby Stears, infatti, pur non accusata formalmente di alcun crimine, resta per tutti o per quasi tutti la moglie fedifraga e pertanto la causa ultima del triplice omicidio. Non manca inoltre, purtroppo, la sensazione che ancora, negli USA del 2007 e nonostante una delle vittime sia verosimilmente di origine italiana (Barry Rossi), possa trattarsi per Benedetto Cipriani di un processo allo straniero e di una sentenza già scritta.
E così leggiamo fin d'ora che "gli anni di attesa sono finiti per le famiglie delle tre vittime dell'omicidio quando l'uomo accusato di essere il capobanda dei loro assassini è comparso in una Corte dello Stato dopo essere stato estradato dall'Italia [...] esattamente due settimane prima del quarto anniversario del massacro stile esecuzione in un negozio di accessori per auto a Windsor Locks" [...] E ancora - parole di Linda Binnenkade, sorellastra di una delle vittime, Barry Rossi - che "Benedetto Cipriani è un codardo, è scappato in Italia sperando di evitare la giustizia USA. Sono stati ben pochi - se pure ci sono stati - i momenti per ridere, per divertirsi, per il sorriso e per la pace. Oggi è uno di quei pochi momenti. Oggi il bene vince sul male. Oggi è il giorno dei buoni". (CT Central)
Il giudice Richard W. Dyer della Corte di Enfield ha fissato la cauzione in 7,5 milioni di dollari, aderendo alla tesi del pubblico ministero sul pericolo che Cipriani voglia fuggire nuovamente dallo Stato. La causa è stata trasferita alla Corte Superiore di Hartford davanti alla quale Benedetto Cipriani dovrà comparire il 24 luglio prossimo. Cipriani, per parte sua, non ha rilasciato dichiarazioni e ha detto poco anche durante il procedimento, riconoscendo solo di essere consapevole dei suoi diritti legali. E' stata programmata un'udienza preliminare per determinare se l'accusa abbia abbastanza prove per procedere in giudizio.
mercoledì, ottobre 10, 2007
Caso Cipriani, verdetto in vista per Michael Castillo
Dopo aver ascoltato le dichiarazioni finali delle parti, la giuria di Hartford, Connecticut, ha iniziato martedì a deliberare nel processo contro Michael Castillo, il presunto "autista" del gruppo ingaggiato - secondo l'accusa - da Benedetto Cipriani quale organizzatore dell'assassinio di Robert Stears, risoltosi in un triplice omicidio nel 2003. Nel corso del processo Castillo non ha mai riconosciuto la sua responsabilità, cioè - più precisamente - ha contestato la propria consapevolezza di un piano per uccidere Bobby Stears ed ha sostenuto di aver condotto sul luogo del delitto Jose Guzman, reo confesso, senza conoscerne in alcun modo il motivo. Contro Castillo milita la testimonianza del presunto terzo componente della spedizione criminale, Jose Martinez e della fidanzata di quest'ultimo (Jennifer Cruz), nonchè la sospetta sovrabbondanza di telefonate che Castillo avrebbe effettuato a Martinez ed anche - sembra - da o per l'utenza di Cipriani, nelle ore a cavallo degli omicidi.Nella sua dichiarazione finale, l'assistente al procuratore, Dennis O'Connor, ha suggerito alla giuria che Cipriani ha ideato il piano, ha reclutato Martinez, figlio della allora fidanzata di Cipriani, lo ha informato circa i luoghi dove "Bobby" Stears viveva, dove lavorava (la sua officina B&B Automotive, v. foto) e dove giocava a golf, precisando che lo stesso Cipriani - nel suo sforzo per convincere Martinez a partecipare al complotto omicida - gli avrebbe riferito che si trattava di vendicare lo stupro, da parte di Stears, di una ragazza ispanica. In particolare, Erik Martinez ha raccontato che "una sera, mentre tornava da una cena con sua madre e il suo nuovo fidanzato, Benedetto Cipriani, questi gli chiese se era interessato ad un lavoro, 'far fuori' un tizio che - egli disse - aveva stuprato la figlia di un compagno di lavoro". Martinez ha dichiarato inoltre che la storia lo aveva coinvolto perchè lui stesso era stato concepito per uno stupro. ("When Erik Martinez came back from dinner one night with his mother and Benedetto Cipriani, her new boyfriend, Cipriani asked him whether he would be interested in a job to "take out" someone who he said had raped the daughter of a co-worker, Martinez testified Thursday [martedì 2 ottobre 2007]. Martinez said the story had resonated with him because he had been conceived during a rape. Testifying on the third day in the trial of his cousin Michael Castillo in Superior Court in Hartford, Martinez was explaining how he came to take part in the murder-for-hire plot that left three people dead and that he and others say was masterminded by Cipriani").
Nella discussione finale Auden Grogins, uno dei difensori di Castillo ha sottolineato talune incongruenze nelle testimonianze di Martinez, di Jennifer Cruz e degli agenti di polizia che a suo tempo svolsero le indagini. In particolare Martinez avrebbe testimoniato contro Castillo fornendo alla giuria particolari "inediti" rispetto al momento del proprio accordo con la pubblica accusa. Ricordiamo infatti che Martinez - che ha confessato di aver acquistato l'arma usata da Jose Guzman per compiere materialmente i delitti - ha concordato una pena di 25-30 anni di reclusione a fronte di un accordo che prevede anche la sua testimonianza contro gli altri imputati.
Alla sensibilità giuridica italiana non può sfuggire il fatto che le testimonianze più importanti in questo processo a Michael Castillo (cosa che verosimilmente si rifletterà anche nel processo cui è destinato il nostro connazionale) sembrano basarsi su una sospetta logica di "do ut des" sconosciuta (almeno ufficialmente) al nostro ordinamento. I tre sicari, a vario titolo diretti responsabili degli omicidi sarebbero stati, infatti, individuati in base alla provvidenziale testimonianza dello zio di Martinez, un certo signor Velasquez incappato in una retata per motivi di droga ad opera della polizia di New Britain (Connecticut). Di seguito l'accusa ha stipulato accordi con Martinez, il presunto acquirente dell'arma, e Guzman, il presunto omicida, perchè testimoniassero contro i coimputati. Il primo lo ha già fatto anche nell'attuale processo contro Castillo, il secondo si è viceversa e sorprendentemente rifiutato di deporre, mettendo a repentaglio il suo stesso accordo con il pubblico ministero. Cioè, in pratica, rischiando che la pubblica accusa chieda per lui la pena di morte. Non è possibile trascurare il fatto che questa ultima circostanza - il rifiuto a testimoniare di Guzman - risulta quantomeno singolare.
Sotto il profilo di merito e per quello che riguarda più da vicino Benedetto Cipriani, occorre ancora una volta sottolineare: a) la labilità del movente individuato dall'accusa. Ricordiamo che Benedetto Cipriani avrebbe agito a fronte del rifiuto di Shelly Stears di abbandonare il marito per lui. Questa circostanza è stata recisamente negata da Cipriani, che sostiene - ma è pacifico per tutti - che il rapporto stabile con Shelly Stears, madre di tre figli, era finito ("Cipriani became a suspect in the triple murder almost immediately after it occurred, when Stears' wife, Shelly, admitted to investigators that she had had a yearlong affair with Cipriani in 2001 and 2002, followed by a year of continuing contact and occasional sexual encounters"). Tale assunto è corroborato dal fatto che all'epoca dell'ingaggio pacificamente il Cipriani era legato alla madre di Martinez; b) una straordinaria quantità di (presunte) prove sarebbe stata beatamente disseminata da Cipriani a proprio carico. Questi - secondo i testimoni - si sarebbe recato tre volte sul luogo del delitto, anche usando la propria autovettura ed incontrando futuri testimoni. Avrebbe poi usato il suo cellulare per molteplici telefonate ai "sicari" e a Shelly Stears proprio all'ora del delitto e si sarebbe rivolto ad un consesso parentale, a lui prossimo, per l'omicidio (il figlio della sua fidanzata e due cugini del primo, Martinez risulta infatti cugino sia di Castillo che di Guzman); c) il triplice omicidio è avvenuto con le modalità di una vera e propria esecuzione, indirizzata nei confronti di tutte e tre le vittime (Bobby Stears, il suo socio d'affari Barry Rossi e il loro operaio, Lorne Stevens sono stati fatti sdraiare per terra e freddati con un colpo alla nuca); d) non risulta che le indagini (stagnanti da luglio a dicembre 2003) si siano mai rivolte verso persone diverse da quelle indicate da Shelly Stears e da Velasquez e da quest'ultimo 'spolverate' mentre era coinvolto in suoi problemi di droga, testimoni entrambi, per diversi motivi, tutt'altro che attendibili; e) è stato riferito di una bizzarra assicurazione comune sulla vita di Robert Stears e Barry Rossi, pagabile solo in caso di morte contemporanea dei due soci. Tutte circostanze, queste, suscettibili di instillare ben più di un sospetto.
E' prematuro parlarne, ma un aspetto piuttosto importante sotto l'aspetto pratico è il silenzio osservato dai media del Connecticut, non meno che da quelli italiani, rispetto alle conseguenze di una eventuale condanna del nostro connazionale. Al riguardo, infatti, a prescindere dai problemi di costituzionalità - ad avviso di molti disinvoltamente trascurati dal nostro esecutivo nell'atto di concedere l'estradizione - il relativo decreto a firma del ministro Castelli del 12 novembre 2005 è inequivocabile: "L'estradizione è subordinata alla condizione che gli Stati Uniti non condannino Cipriani Benedetto alla pena capitale o, se irrogata, che la pena capitale non venga applicata e che sia consentito al Cipriani, qualora condannato a pena detentiva e ne faccia richiesta, di scontare la pena in Italia". Sarà opportuno che nessuno se ne dimentichi.
mercoledì, dicembre 12, 2007
Benedetto Cipriani, udienza preliminare
"L'uomo accusato di avere ingaggiato il sicario che ha assassinato tre uomini in un'officina di Windsor Locks nel luglio 2003 ha cercato di licenziare il legale nominatogli dalla Corte a meno di due mesi dalla nomina". Così il Journal Inquirer dell'8 dicembre scorso. Sono le ultime notizie del processo radicato contro Benedetto Cipriani negli USA. L'articolo fornisce il resoconto dell'udienza di venerdì 7 dicembre, programmata per la "probable cause" [è una specie di udienza preliminare, non obbligatoria, tesa a valutare se le prove a carico siano sufficienti per sostenere l'accusa in giudizio. Da Wikipedia: "In the United States a probable cause hearing is the preliminary hearing that typically takes place after arraignment and before a serious crime goes to trial; the judge is presented with the basis of the prosecution's case and the defendant is afforded full right of cross-examination and the right to be represented by legal counsel. If the prosecution cannot make out a case of probable cause the court must dismiss the case against the accused"]. All'udienza Cipriani si sono avvicendate varie questioni puramente processuali e possibili incomprensioni tra l'imputato e il difensore designato d'ufficio dalla Corte (l'avvocato John E. Franckling di Glastonbury). Sono poi emerse alcune ambiguità sull'operato e sulla stessa necessità di un traduttore. Dopo un breve colloquio in privato tra Benedetto Cipriani e il suo avvocato, quest'ultimo ha dichiarato che il suo assistito era indeciso tra la rinuncia alla "probable cause" e una richiesta di rinvio. Di seguito il nostro connazionale avrebbe risposto alla domanda postagli al riguardo dal giudice, che "il signor Franckling non [era] più il suo avvocato", avrebbe quindi chiesto un differimento dell'udienza e infine dichiarato, in italiano, che doveva rinunciarvi "nel proprio migliore interesse". A quel punto il giudice, David P. Gold, ha comunque disposto un aggiornamento dell'udienza ad oggi [mercoledì] per accertare che questa decisione dell'imputato venga presa con cognizione di causa, dando diversamente corso all'udienza per la "probable cause". Questi tira e molla sono stati accolti con ostilità dalla folla dei parenti delle vittime, che le considerano una messa in scena. Singolare la chiusura dell'articolo del Journal Inquirer, laddove si sottolinea che Cipriani non rischia la pena di morte nonostante la legge del Connecticut la preveda per i delitti in questione, perchè il governo italiano ha concesso l'estradizione solo alla condizione che la pena di morte non venga eseguita. Nessun cenno all'ulteriore condizione, chiara ed esplicita nel decreto di estradizione, per cui Benedetto Cipriani è stato estradato anche e solo se, nel caso di [probabile] condanna a una pena detentiva, gli venga contestualmente concessa l'opzione - e la decisione è pacifica, per quanto già più volte dichiarato dal nostro connazionale - di scontarla in Italia.Aggiornamento: prove ritenute sufficienti, Cipriani affronterà il giudizio
All'udienza di "probable cause" di mercoledì 12 dicembre, durata un'intera giornata, il giudice Joseph Q. Koletsky ha deciso che lo Stato del Connecticut dispone di prove sufficienti per procedere contro Benedetto Cipriani, gravato di tre imputazioni di omicidio ed una di cospirazione per commettere omicidio. All'udienza il nostro connazionale è apparso indifferente alla testimonianza di Erik Martinez, che si è dichiarato colpevole ed ha dichiarato che Cipriani avrebbe pagato circa 6.000 dollari a lui, Jose Guzman e Michael Castillo, per assassinare Bob Stears, delitto poi evolutosi in un triplice omicidio. Il difensore designato dall'ufficio, John Franckling ha rilevato alcune incoerenze nelle dichiarazioni rese a suo tempo da Erik Martinez, cercando di convincere il giudice dell'assenza di un valido impianto accusatorio, ma i suoi sforzi sono stati inutili. Benedetto Cipriani comparirà quindi, il 24 gennaio 2008, davanti alla Corte per il dibattimento.
martedì, luglio 24, 2007
Benedetto Cipriani, costruzioni o ricostruzioni
Benedetto Cipriani avrebbe assoldato Jose Guzman (26 anni, di Orlando), Erik Martinez (24 anni, di Hartford) e il cugino di Martinez, Michael Castillo (23 anni, di East Hartford), per uccidere Robert (Bobby) Stears, marito di una donna - Shelly - con cui aveva dal luglio 2001 - o aveva avuto, secondo lo stesso Cipriani - una relazione. Le autorità del Connecticut sostengono che Cipriani avrebbe deciso di uccidere Bobby Stears, 42 anni, dopo che Shelley si era rifiutata di lasciare il marito. Jose Guzman, uno dei tre sicari (che avrebbe materialmente esploso i colpi mortali contro Stears, il suo socio d'affari, Barry, e un loro impiegato, Lorne Stevens), si è dichiarato colpevole ed ha ammesso di aver colpito a morte i tre uomini dopo aver accettato di compiere l'omicidio su commissione per conto di Cipriani. Secondo le autorità di polizia anche Martinez avrebbe indicato Benedetto Cipriani quale leader del complotto.Barry Rossi (43) e Lorne Stevens (38), erano nello stesso garage B&B, gestito da Stears e Rossi, nel pomeriggio di venerdì 30 luglio 2003, quando, intorno alle 17.15, Jose Guzman - uno dei presunti killer - avrebbe affrontato Stears mentre questi stava lasciando il negozio, strattonandolo giù dal suo mezzo e riportandolo a forza nel garage. Una volta entrati, Guzman avrebbe ordinato ai tre sotto minaccia di un'arma di stendersi a faccia in giù. La polizia dice che ad ognuno dei tre uomini è stato poi sparato un colpo in testa. Successivamente un uomo che si era recato al garage per ritirare l'auto della moglie ha trovato i tre uomini agonizzanti e ha chiamato la polizia. La polizia sostiene che inizialmente Cipriani è stato rintracciato tramite le dichiarazioni di un uomo d'affari dei dintorni.
Questi avrebbe riferito che circa due settimane prima degli omicidi aveva visto per due volte un'auto con targa di New York parcheggiata fuori dal garage. Lo stesso testimone ha dichiarato di aver parlato, la seconda volta, con il conducente - la polizia dice che era Cipriani - e di aver preso nota della targa dell'auto. Quella stessa notte la polizia, ha interrogato Shelly Stears, che ha dichiarato di avere avuto una relazione con Cipriani. Questi - secondo la Stears - si era arrabbiato, circa un anno prima, perchè l'amante aveva rotto la relazione e voleva sistemare il prorio matrimonio. Ma la stessa Stears ha detto alla polizia di aver poi ripreso il rapporto con Cipriani e che quest'ultimo le aveva comprato dei regali.Il giorno degli assassini, sempre secondo la polizia, Shelly Stears avrebbe dichiarato di aver parlato con Cipriani intorno alle 16, circa un'ora prima degli omicidi e che Cipriani le disse che stava lasciando il suo lavoro a New York. Shelly Stears ha detto che Cipriani la chiamò poi altre due volte quel giorno e nel corso di una di queste conversazioni, intorno alle 18.15, le avrebbe chiesto dove fosse il marito. Il giorno dopo gli omicidi, la polizia di stato si recò presso la casa di Cipriani a Meriden, dove lo stesso confermò di avere avuto una relazione con Shelly Stears. Secondo la polizia egli disse che sapeva dell'autorimessa B&B da Shelly Stears, ma di non esserci mai stato, in apparente contraddizione con quanto un testimone (v. sopra) aveva dichiarato alle autorità. Secondo il rapporto della polizia Cipriani si sarebbe dimostrato inizialmente collaborativo, ma ad un certo punto avrebbe rifiutato di discutere le indagini. Il 7 agosto 2003, cioè una settimana dopo, nel giorno del suo compleanno, Benedetto Cipriani sarebbe infine volato in Italia.
Guzman, Castillo e Martinez sono stati arrestati solo nel dicembre 2003, dopo che un parente di Martinez avrebbe dichiarato alla polizia di aver dato un passaggio ai tre uomini, uno o due giorni dopo gli omicidi, fino ad uno supermercato di Wallingford per prendere dei soldi (5000 dollari). L'uomo avrebbe detto di aver chiesto loro in quell'occasione il motivo per cui avevano ricevuto quel danaro e che allora Martinez gli disse che Guzman aveva sparato a Stears, Rossi e Stevens. E' da sottolineare che, secondo la NBC (articolo del 18 dicembre 2003), proprio questo parente di Martinez avrebbe consentito alla polizia una svolta nelle indagini, rilasciando le proprie dichiarazioni dopo un arresto casuale per motivi di droga.
La madre di Martinez avrebbe inoltre incontrato Cipriani e la polizia afferma che così quest'ultimo avrebbe ingaggiato gli uomini per compiere gli omicidi. La sorella di Shelly Stears, Laurie Romaneck, avrebbe poi dichiarato alla polizia che la sorella le aveva riferito di essere spaventata da Cipriani e che questi una volta le aveva detto di volerle "portare via tutto quello che le era caro". Sempre secondo la Romaneck, Cipriani avrebbe pure minacciato Shelly di "andare al negozio e ammazzarli tutti". Per parte sua Shelly Stears ha dichiarato alle autorità di non aver mai discusso con Cipriani l'ipotesi di far del male o uccidere il marito. Gli investigatori dicono di aver trovato infine un legame tra il presunto mandante e i tre sicari esaminando le registrazioni telefoniche ottenute in base a un mandato.
Questa è - ripetiamo - la campana, in più punti inconsistente, della polizia e del procuratore di Hartford (USA).
Due dei presunti sicari hanno tuttavia accettato un accordo, confessando il loro ruolo negli omicidi e il terzo sta aspettando il processo. L'uomo che ha sparato, Jose Guzman, passerà la vita in prigione senza possibilità di rilascio, mentre Erik K. Martinez, che avrebbe acquistato l'arma, si è accordato per una condanna alla reclusione per un periodo tra i 25 e i 40 anni di prigione. E' sintomatico che, come parte dell'accordo, i due uomini testimonieranno contro Cipriani. La selezione dei giurati per il processo a Michael Castillo, l'uomo che secondo la polizia avrebbe trasportato Guzman al luogo dell'omicidio, dovrebbe invece iniziare questa settimana.
Risponde il 25 luglio su questo blog, Anna, la compagna di Benedetto Cipriani, con alcuni doverosi e significativi chiarimenti.
«Salve,sono Anna... Ho appena letto ed intendo ribadire che più di ricostruzione si tratta di costruzione.
Per ovvi motivi ritengo infatti che tutto quella che è stato scritto sia solo una comoda storia per cercare di dare un nome al mandante. Il giornale omette di riportare che tabulati telefonici richiesti dagli avvocati di Ben non collimano con quelli fatti pervenire dalle autorità statunitensi.
Che la signora Stears,unitamente alla signora Rossi (insospettabili?) sono le uniche che hanno beneficiato di una assicurazione sulla vita, guardacaso sottoscritta con particolari condizioni (ad hoc, nel caso specifico) e che per via di questa sono giunte notoriamente ai ferri corti.
Che la suddetta era stata alle dipendenze del marito nel B&B e da questi licenziata.
Che il marito della signora aveva un tenore di vita di gran lunga superiore a quello derivante dai proventi di una autofficina.
Che,- de relato - la signora non era nuova ad amicizie extraconiugali, quindi non solo con il Cipriani, per cui potrebbe in astratto essersi rivolta a qualcun altro per sbarazzarsi del marito (e anche dell'amante dato il caso) inopportuno e così godere del premio di assicurazione.
Come mai la signora, definita dai giornali locali esclusivamente come responsabile morale del delitto, non è stata mai sentita, in altra veste, dalle autorità d'oltreoceano?
Altra cosa abbastanza strana (o di prassi negli States?) il fatto che a Ben sia stata già sequestrata e poi venduta la sua casa per indennizzare gli eredi delle vittime.
Ma negli States non si è innocenti,come in Italia,fino a quando non ci sia stato un verdetto,sino al terzo grado di giudizio,al di sopra di ogni ragionevole dubbio?
Allora il processo è già scritto e con esso l'esito,di colpevolezza naturalmente.
Perchè considerare il delitto di stampo passionale ed abbandonare altre piste?
Forse perchè è la soluzione più facile comoda e spicciativa?
Forse perchè nella terra di libertà non si bada tanto ad avere IL colpevole ma UN colpevole?
Per me, per tutti noi Ben rimane innocente sin quando una giuria (siamo negli STATES) non lo riterrà colpevole. Ma il processo e la giuria saranno incondizionati ed incondizionabili? Il dubbio è forte e presente, visto i precedenti. E chi vigilerà?
Resta il fatto per ora che non riusciamo a capire come mai da Ben non ci giunga alcuna notizia. Che gli sia vietato o impedito? Non possiamo pensare che Ben di sua spontanea volontà non sia ricorso alla posta per darci sue notizie. Ci domandiamo delle sue condizioni fisiche, se ha bisogno di denaro per provvedere alle sue necessità.
Se il consolato italiano si è interessato a lui e se lo tutela adeguatamente.
Da parte delle autorità italiane tutto tace, impegnate come sono a cercare di risolvere o, finire di complicare, tutt'altri pasticci.
A mo' di Pilato l'Italia si è lavata le mani?
Chi e come controllerà che i patti tra il nostro stato e quello americano, che hanno consentito l'estradizione, vengano rispettati? E se no, in che modo Ben sarà tutelato?
Ben nota è la sudditanza che cert'uni italiani hanno nei confronti degli USA, a tal punto che la moglie di Calipari non potrà mai guardare negli occhi,in una aula di giustizia, l'assassino di suo marito,in quanto cittadino americano e come tale altamente tutelato dal governo. Altro esempio, il caro ministro, che in barba alla moratoria sulla pena di morte, dimentico delle scappatoie legali ricorse dagli americani, rammaricato dai diverbi diplomatici che sarebbero potuti sorgere, ha conccesso, subitaneamente l'estradizione. E visto che era combattutto tra l'idea di dimettersi e quella di restare (la più votata) voleva forse essere ricordato come il "giustoestradatore".
A tal proposito mi chiedo se sia il caso di ritirare, per non creare ulteriori questioni diplomatiche, dalla nostra TV la pubblicità di un noto caffè che paragonando il nostro a quello americano definisce quest'ultimo acqua!
NOBLESSE OBBLIGE!»
Anna
venerdì, giugno 06, 2008
Benedetto Cipriani, chi l'ha visto?
Da mesi è caduto il silenzio su Benedetto Cipriani, il nostro connazionale estradato negli USA il 12 luglio 2007 (nel fotomontaggio). In una nota del 5 maggio scorso, il Journal Inquirer (un giornale del Connecticut centro e nord), trattando del diverso processo a Jose Guzman, riferiva che quello contro Cipriani ...continua.Affidato alle incerte condizioni di un decreto di estradizione firmato dal ministro Castelli ed eseguito dal ministro Mastella, per cui - se condannato a pena detentiva - dovrebbe essere concesso al nostro connazionale di scontare la pena in Italia, sappiamo solo che all'udienza di probable cause del 12 dicembre 2007 (una specie di udienza preliminare) il giudice Joseph Q. Koletsky ha deciso che lo Stato del Connecticut disponeva di prove sufficienti per procedere contro Cipriani, gravato di tre imputazioni di omicidio ed una di cospirazione per commettere omicidio, ed ha fissato l'udienza del 24 gennaio 2008 per il dibattimento. Da allora, a parte il laconico accenno del 5 maggio di cui si è detto sopra, più nulla. Né là, né qui.
Qui la storia (e anche su La Torre di Babele - blog Tg1), ma ricordiamo brevemente che il 16 luglio 2007 la Corte Superiore di Enfield, nel Connecticut, si era riunita per procedere nei confronti di Cipriani, accusato di essere stato il mandante, nel 2003, dell'omicidio di Robert "Bobby" Stears, marito di Shelly, una donna con cui Cipriani aveva avuto tempo prima una relazione amorosa. Il presunto incarico criminale, conferito secondo l'accusa a tre giovani balordi (Erik Martinez, Michael Castillo e Jose Guzman) per poche migliaia di dollari, era poi asseritamente degenerato in un allucinante triplice omicidio. Erano infatti caduti sotto i colpi di uno dei presunti sicari, oltre a Bobby Stears, anche un socio d'affari del primo (Barry Rossi) e un loro impiegato (il meccanico Lorne Stevens). Nel dettaglio - secondo l'accusa - Michael Castillo aveva guidato la propria auto per trasportare Jose Guzman sul luogo dell'omicidio. Erik Martinez aveva confessato di aver procurato l'arma usata per i delitti ed in seguito aveva testimoniato contro Cipriani raccontando che "una sera, mentre tornava da una cena con sua madre e il suo nuovo fidanzato, Benedetto Cipriani, questi gli chiese se era interessato ad un lavoro, 'far fuori' un tizio che - egli disse - aveva stuprato la figlia di un compagno di lavoro". Jose Guzman aveva confessato di aver sparato (uccidendo Stears, Rossi e Stevens) e di aver ricevuto alcune migliaia di dollari da Cipriani.
Su questi presupposti il giudice Richard W. Dyer della Corte di Enfield aveva fissato una cauzione di 7,5 milioni di dollari per il nostro connazionale, aderendo alla tesi del pubblico ministero sul pericolo che Cipriani volesse fuggire (nuovamente, secondo l'accusa) dallo Stato. L'ormai lontano 15 ottobre 2007 è stato emesso il verdetto di colpevolezza per Michael Castillo. Ma quindici giorni prima - il 1° ottobre - nello stesso processo contro Michael Castillo, Jose Guzman, che aveva confessato gli omicidi concordando con l'accusa una pena diversa dalla pena di morte (due ergastoli) con la promessa di testimoniare contro gli altri coimputati, ha invece rifiutato di testimoniare annullando di fatto l'accordo con la pubblica accusa.
Nel sintetico articolo del 5 maggio scorso, il Journal Inquirer ci comunica che per il processo contro Guzman (che dovrebbe affrontare, a questo punto, la possibilità di una condanna a morte) è prevista un'udienza per il 4 settembre prossimo. E il processo a Benedetto Cipriani? Come detto, continua. Così come il rigoroso silenzio delle autorità e l'apparente disinteresse della stampa italiana.
martedì, ottobre 16, 2007
Cipriani, una strada a senso unico?
15 ottobre 2007, verdetto di colpevolezza "oltre ogni ragionevole dubbio" per Michael Castillo (foto da nbc30.com). Ma è proprio così? Unico testimone a discarico: lo stesso imputato contro 24 testimoni dell'accusa, secondo i quali l'assassinio di Robert "Bobby" Stears fu commissionato e finanziato da Benedetto Cipriani, eseguito da Jose "Joey" Guzman, condotto (o accompagnato) sul luogo del triplice omicidio da Castillo, con la pistola acquistata da Erik Martinez. Delle incongruità di questa vicenda abbiamo già parlato, prima fra tutte la labile assurdità del movente (Cipriani sarebbe stato "molto arrabbiato" con la ex fidanzata, Shelly Stears, madre di tre figli, perchè questa non voleva lasciare il marito: "Shelly Stears told police that although the affair was largely over, she'd seen Cipriani the week before - and he'd called several times on the day of the murders"). Poi c'è il fantasioso comportamento di Guzman, l'esecutore materiale, inserito nella lista dei testimoni dell'accusa a fronte di un accordo di cooperazione in base al quale egli stesso ha confessato la triplice esecuzione ("When he accepted his plea deal two years ago, Guzman admitted that he forced one of the shop's co-owners, Robert J. Stears, back into the garage at gunpoint. Guzman then ordered Stears, his fellow co-owner Barry Rossi, 43, and their mechanic Lorne R. Stevens, 38, to lie on the garage floor and shot each man in the head") e avrebbe testimoniato contro gli altri imputati. In cambio la pubblica accusa non avrebbe chiesto per lui la pena di morte. Ora il procuratore potrebbe recedere dall'accordo, riportando a zero il percorso di Guzman per cercare di evitare la pena capitale. Al processo di Castillo era presente la madre, Zoraida Gonzalez, che ha dichiarato di essere rimasta sorpresa del verdetto. "Non credo che debba finire in questo modo", ha detto. Ma solo suo figlio ha testimoniato, in proprio favore, di essere stato "passeggero inconsapevole" di Guzman mentre questi si recava in auto a Windsor Locks "per prendere dei soldi" e solo dopo il delitto avrebbe visto Guzman uscire dall'autofficina di Stears e Rossi, portando con sé una pistola. Per l'accusa Castillo avrebbe ricevuto 2000 dollari da Guzman per il suo ruolo. Questi avrebbe trattenuto per sé altri 2000 dollari, mentre 1000 sarebbero andati a Martinez, che avrebbe acquistato con altri 900 dollari l'arma usata per gli assassini ("The shooter, Jose Guzman, said he was paid $5,000 by Cipriani to kill Stears, and killed Rossi and Stevens because they were inside the shop. Castillo received $2,000 of the money for driving Guzman, 26, to and from the Spring Street garage [...] For his efforts in the murder plot, Martinez said, he received $1,000" - aggiornamento sul Journal Inquirer).A parte la incongruità del movente, la singolare scelta dei sicari nell'ambiente della nuova fidanzata di Benedetto Cipriani, le circostanze in cui essi sono stati individuati dalla polizia (seguendo le indicazioni ottenute da Velasquez, uno zio di Erik Martinez, fermato a New Britain per motivi di droga), le modalità di esecuzione del triplice omicidio, e ancora - sotto il profilo processuale - il sorprendente diniego di Guzman a testimoniare, va di nuovo sottolineata la spasmodica sovrabbondanza di telefonate tra i presunti complici nelle ore a cavallo dei fatti. Tra queste, almeno tre sarebbero state effettuate da Benedetto Cipriani a Shelly Stears. Anche nell'ottica a senso unico dell'accusa, ma partendo dall'elementare presupposto che i colpevoli di regola non hanno necessità di seminare prove a proprio carico, la ricostruzione delle comunicazioni tra i protagonisti di questa vicenda - necessariamente approssimativa poichè tratta dalla stampa locale - risulta incomprensibile.
h 16.00 Cipriani telefona a Shelly Stears (dichiarazione S. Stears: Cipriani le avrebbe detto di essere sul punto di lasciare il proprio lavoro a New York).
h 16.30 Martinez vede Guzman e Castillo partire con la Nissan Pathfinder di Castillo, poi si addormenta sul divano (secondo Jennifer Cruz, fidanzata di Martinez). Castillo dice di essere stato chiamato a casa di Martinez per un giro in macchina, poi risoltosi nell'accompagnare solo Guzman "a Windsor [Locks] per prendere dei soldi". Castillo dice che fu Guzman a guidare, perchè lui voleva "farsi" con della marijuana e del cognac. Per tutti (Castillo, Cruz, Martinez), Martinez è rimasto a casa sua ad Hartford con Jennifer Cruz.
h 16.57 Cipriani telefona a Castillo - o viceversa - quando questi è a circa 1,6 miglia da B&B Automotive.
h 17.12 (30 luglio 2003) E' il momento degli omicidi a Windsor Locks all'interno della B&B Automotive. Castillo dichiarerà di essere entrato, in quel momento, nel negozio di ricambi a fianco di B&B chiedendo di uno specchietto retrovisore.
[Una certa Mary Ann Borescheski, che vive nelle vicinanze di B&B ha dichiarato anni fa che era fuori quando udì sei o sette colpi di fila. Qualcuno più tardi andò a casa sua e le disse che chi aveva sparato era nelle vicinanze] [nbc30.com - 31 luglio 2003]. Secondo Castillo, Guzman sarebbe entrato da B&B e uscito con una pistola in mano, ordinandogli di guidare per andare via, cosa che Castillo fece. Durante il viaggio di ritorno - sempre secondo Castillo - Guzman telefonò con il cellulare di Castillo a qualcuno e disse "è fatta, ti chiamo dopo".
h 17.30 Guzman telefona secondo Jennifer Cruz (a Cipriani, secondo la polizia) e dice "è fatta". Castillo riferisce che Guzman gli disse di avere ammazzato tre persone, ma che lui non ci credette e, inoltre, che lo stesso Guzman lo minacciò con la pistola mentre faceva una telefonata e leggeva un biglietto che aveva in grembo.
h ??.?? Cipriani telefona a Shelly Stears (dichiarazione di S. Stears).
h 17.38 Cipriani telefona a Castillo (o viceversa).
h 18.15 Cipriani telefona a Shelly Stears (dichiarazione di S. Stears: Cipriani le avrebbe chiesto se stava andando a casa e dove fosse il marito).
h ??.?? Cipriani telefona a casa di Martinez.
h 19.30 Castillo telefona a sua sorella (farà altre sette telefonate alla sorella fino alle 2.30 del mattino).
h 21.00 Castillo telefona a Martinez (farà altre tre telefonate a Martinez fino alle 12.30 del giorno dopo).
mercoledì, aprile 22, 2009
Benedetto Cipriani, "this is not rocket science"
"Roma, 12 NOV. 2005 [...] RITENUTO altresì che, qualora il Cipriani venisse condannato a pena detentiva e sempre che ne faccia richiesta, dovrà essere ritrasferito in Italia per ivi scontare la pena; VISTI gli art.li 696, 701, 708 e 720 c.p.p. e il Trattato sopra richiamato: DECRETA E' concessa al Governo degli Stati Uniti d'America l'estradizione di Cipriani Benedetto, nato a Ceccano il 7.8.55 (FR), perché colpito dal mandato di arresto emesso in data 8.3.04 dalla Corte Superiore di Hartford (Connecticut) -USA- in quanto accusato di omicidio e di associazione per commettere omicidio. L'estradizione è subordinata alla condizione che gli Stati Uniti non condannino Cipriani Benedetto alla pena capitale o, se irrogata, che la pena capitale non venga applicata e che sia consentito al Cipriani, qualora condannato a pena detentiva e ne faccia richiesta, di scontare la pena in Italia. L'estradizione è concessa con espressa salvaguardia del principio di specialità di cui all'art. XVI del Trattato di estradizione. Con l'estradando dovranno essere consegnati al Governo degli Stati Uniti d'America gli oggetti e i valori eventualmente sequestrati, pertinenti ai reati per i quali l'estradizione è concessa. IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA (f.to illegibile)".E' l'ultima parte del decreto, firmato dall'allora Ministro Castelli, di estradizione di Benedetto Cipriani, cittadino italiano, poi consegnato alla giustizia Statunitense il 13 luglio 2007, accusato di tre omicidi e cospirazione per commettere omicidio e condannato il 1° aprile 2009 a 200 anni di reclusione da una Corte di Hartford, Connecticut (USA).
Alla precedente udienza del 31 marzo 2009, stabilita per decidere sulla mozione dei legali di Cipriani (gli avvocati Ioannis Kaloidis e Dave Compagnone), che avevano chiesto il rispetto di tutte le condizioni contenute nel decreto di estradizione del 2005 e, in particolare, della possibilità per Cipriani di scontare la pena in Italia, il Giudice Giulia DiCocco Dewey ha negato ingresso alla richiesta.
Al riguardo, nel corso dei quell'udienza, la pubblica accusa non ha contestato il fatto che il decreto includesse quella statuizione, ma ha riferito che gli avvocati di Cipriani hanno omesso di menzionare due successive note diplomatiche, che un funzionario del Dipartimento della Giustizia presso l'Ambasciata USA di Roma avrebbe fornito ai difensori.
Nella prima di queste note, datata 20 giugno 2007, il Ministero degli Affari Esteri italiano avrebbe chiesto all'Ambasciata Statunitense un "documento formale di accettazione" delle condizioni del decreto di estradizione. L'Ambasciata USA avrebbe risposto - in una nota datata 27 giugno 2007 - che "gli Stati Uniti accettano liberamente le condizioni che negano la pena di morte" (ndr. è diritto internazionale e sta scritto nel Trattato Italia - USA del 1983) ma che non ci sono previsioni nel Trattato per aderire alla richiesta che l'estradato sia restituito al paese che ha concesso l'estradizione per scontare la sua pena. Ciò detto, la medesima nota avrebbe precisato - secondo il Prosecutor - che, date le circostanze di questo caso particolare, gli Stati Uniti avrebbero aderito ad una regolare richiesta avanzata da Cipriani di scontare la seconda metà della pena in Italia.
Sempre secondo il Public Prosecutor, la sostanziale opposizione espressa dai funzionari dell'Ambasciata USA, sarebbe stata seguita sic et simpliciter - secondo una dichiarazione scritta di Donald D. Ashley, attaché del Justice Department americano presso l'Ambasciata di Roma - dalla "richiesta del 10 luglio 2007 del Ministero della Giustizia italiano alla Corte d'Appello di Roma, di emissione di un ordine di cattura e consegna alle autorità Statunitensi". Null'altro.
In aula, il 31 marzo, sono state inutili le argomentazioni di Dave Compagnone, che, rivolgendosi al giudice DeCocco Dewey e riferendosi al decreto di estradizione del 2005, ha detto con un velo di ironia: "Non è ingegneria aerospaziale [rocket science]. E' semplice. C'è un ordine esecutivo del Governo italiano".
Ma a tanto il giudice ha risposto altrettanto lapidariamente: "Avvocato, ha ragione, non è ingegneria aerospaziale, è diritto internazionale. La richiesta è respinta".
Ciò è a dire, in concreto, che a Benedetto Cipriani viene oggi "straordinariamente" concesso, con la sentenza, di scontare i secondi 100 anni di reclusione in Italia in base ad una "dichiarazione scritta" che - secondo la pubblica accusa e il magistrato americano - attesterebbe lo scambio di note diplomatiche idonee a vanificare il contenuto del decreto del Ministro della Giustizia del 2005.
La verifica del fatto che il diritto internazionale sia stato rispettato spetta ora - forse - all'esito degli appelli che verranno proposti dai difensori di Cipriani.
Riporto di seguito, le dichiarazioni conclusive esposte personalmente in aula da Benedetto Cipriani, poco prima del "sentencing" che lo ha condannato a 200 anni di reclusione all'udienza del 1° aprile 1009.
Cipriani ha parlato in italiano, con simultaneo ed approssimativo ausilio di una interprete che ha cercato di rendere in inglese, per la Corte, la lettera - ma certamente non il senso e il tono - delle sue dichiarazioni.
"Di certo non chiedo clemenza per un qualcosa che non ho fatto. Ho subito un processo che grida vendetta, un vero e proprio linciaggio legale. Ho assistito ad una sfilata di false testimonianze, di contratti fatti, immunità concesse, tutto con l'intento di comprare testimonianze contro di me. Un processo in cui è stato fatto tutto il possibile per mettere il bavaglio ai miei avvocati e quando non è stato possibile farlo sono uscite fuori delle inesplicabili verità. Primo, il primo di agosto 2003 Laurie Zettwoch dice che ero nel mio ufficio, Laurie Zettwoch testimonia che io ero nel mio ufficio alle quattro del pomeriggio, Velasquez dice che io non ero lì, non mi ha visto, il che non mi mette sul luogo del pagamento per quel giorno. La polizia ha controllato il mio conto di banca, scrupolosamente, e non vi sono stati prelievi fatti che giustificavano i novemila dollari pagati. Il mio stipendio veniva accreditato direttamente in banca. Se io avessi avuto bisogno di un dollaro risultava dalle transazioni. Che dire della confessione del Guzman? Io ero in Italia, io non ero qua. E la fotografia trovata nel computer della Stears? L'unica prova concreta.
Ieri in quest'aula si sono calpestate norme e leggi internazionali. Ma, quello che più mi dispiace, il disprezzo mostrato verso il governo italiano. E' stato detto che io sono stato estradato in base ad un falso ordine estradizionale. Inoltre, la frase detta dal Signor O'Connor, "abbiamo buttato l'osso", è alquanto offensiva. Gli ossi si buttano ai cani, non a governi ed a nazioni. La legge internazionale è molto chiara, impone a tutti i giudici di rispettare ciò che è scritto sull'ordine estradizionale e non "second guess". E non cercare di pensare il perchè è stato scritto. Essi sono ordini esecutivi di un governo, possono solo essere cambiati da un ordine esecutivo di un governo o di un membro d'un governo. Non è stato fatto. Il Presidente Obama disse in televisione "chiudo Guantanamo", ma per farlo ha dovuto fare un ordine esecutivo, a parole non lo poteva fare, ha dovuto fare un ordine per cambiare quello scritto dal President Bush. I trattati sono accordi stipulati tra due nazioni, essi danno le indicazioni su come, quando e per quali motivi l'estradizione può essere concessa, o richiesta. Non a caso l'articolo dieci, che il sig O'Connor ha nominato prima, al punto sette, comma A, dice chiaramente che ogni documento che accompagna un'estradizione o una richiesta di estradizione, in ordine di essere ammesso come evidenza, come prova, come validità, in questo particolare caso gli Stati Uniti devono produrre un documento firmato da un giudice, da un rappresentante con il timbro del Segretario di "State", non erano su quelle note.
Questo, la pratica internazionale e le leggi internazionali, signor giudice, dicono chiaramente che solo, solo se determinati accordi vengono riportati sull'ordine internazionale di estradizione possono essere considerati validi. Non ammette il monkey business come è stato cercato di dire in quest'aula ieri. Negando di ottemperare a quanto imposto sull'ordine estradizionale, mi mette in una posizione di essere considerato un prigioniero in violazione delle norme e leggi internazionali.
Ancora una volta, mi dispiace dirlo, viene dimostrato che quello che è stato da voi accettato in modo ufficiale - e mi riferisco all'integrale decreto - di fronte al Consiglio di Stato, la Corte di Cassazione e la Corte di Appello, tre delle più alte Corti italiane, da parte vostra non è stato mantenuto.
Io sono cittadino italiano, non sono cittadino americano. Nel 2003 io ho fissato residenza in Italia, chiesto passaporto italiano e votato. Ho acquisito passaporto italiano è ho votato alle elezioni, il che significa che io ho cambiato la mia cittadinanza. Io non ho passaporto americano, ho un passaporto italiano. Mi dispiace dirlo ma il vostro comportamento nei miei confronti è esattamente il contrario di quello che il Presidente Obama vuole che sia il volto degli Stati Uniti. Quello vecchio è morto il 4 novembre 2008, alle elezioni, quando l'America decise di cambiare, di onorare gli accordi, di onorare i documenti internazionali, di chiudere Guantanamo.
Come si fa a non meravigliarsi se qualcuno poi ci butta delle scarpe. Credo che vostro onore ha capito a cosa mi riferisco. Quando ho detto ci buttano le scarpe non meravigliamoci, è quello che è successo e che è stato su tutte le televisioni mondiali. Quella non è la faccia dell'America, la faccia dell'America che si vuole è quella di rispettare i documenti.
Non ho molto da dire, come ho detto prima, non chiedo clemenza per un qualcosa che non ho fatto. Volere, fare. Io non mi posso dichiarare colpevole per qualcosa che non ho fatto".
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giovedì, agosto 23, 2007
Una richiesta di aiuto da Benedetto Cipriani
Ricevo or ora tramite Anna Cellucci, la compagna di Benedetto Cipriani e a cura del legale di Cipriani nel Connecticut, l'avvocato Ioannis (John) A. Kaloidis, una lettera del nostro connazionale, che come ricorderete è stato repentinamente estradato negli USA ed ora è in vista di un processo per omicidio di cui sono stati già evidenziati, anche in questo blog, i contorni quantomeno dubbi ed unilaterali. E il contesto di accesa ostilità scatenatosi nei confronti dell'imputato, visto immediatamente come non americano e dipinto, per quanto lui stesso ci riferisce, come il mafioso italiano. L'avvocato Kaloidis ha specificato, allegando la lettera di "Ben" (v. immagine a lato), che "Mr. Cipriani has asked that the attached letter be forwarded to the Italian press".«Vi ringrazio per il vs aiuto ed interesse nella mia vicenda. Vi prego solo di non lasciarmi solo a combattere questa immane battaglia per la mia vita. Sono stato vittima di un disegno ben preciso e persecutivo già dalle prime battute della mia vicenda. Le dichiarazioni accusatorie delle carte estradizionali non esistevano ecco perchè le rogatorie non furono permesse. I prof. Gaito e Furfaro vi potranno dire delle mie vicende. Adesso sono qui estradato per la "ragion di stato". Vi può essere un giusto processo dove i membri di una giuria sono stati bombardati in continuazione con "il mafioso venuto dall'Italia". E' una guerra razziale. Italiano e mafioso! Ho un intero stato contro di me. Vengo trattato come se fossi un boss mafioso. Non mi fanno parlare con la mia famiglia. I miei avvocati si stanno impegnando ma hanno bisogno di mezzi. E la mia famiglia è finanziariamente dissanguata. Aiutatemi ed aiutatela voi che potete. Spero solo che voi non mi lasciate solo a combattere questa guerra. Le autorità del Connecticut non hanno mai accettato le condizioni del decreto, non mi vogliono far tornare in Italia. Me lo hanno detto appena mi hanno avuto il 13/7. Se io non torno in in Italia in qualsiasi momento vi può essere una revisione e l'applicazione della pena di morte. Aiutate la mia famiglia con una campagna di aiuti. Ufficialmente tramite voi tutti faccio formale richiesta che io voglio tornare in Italia, chiedo quindi l'applicazione delle condizioni imposte dal decreto Castelli. Un saluto particolare a mia madre, mia sorella e famiglia, ad Anna mia fedele compagna che amo ed a cui sono sempre stato innamorato e fedele. Vi amo molto, mi mancate tanto. Aiutatemi, ho bisogno del vostro aiuto, aiutatemi a provare la mia innocenza. Aiutatemi a tornare in Italia». Benedetto Cipriani
sabato, luglio 28, 2007
Caso Cipriani, il diritto e il rovescio
Il "famoso" decreto di estradizione nei confronti di Benedetto Cipriani in data 12 novembre 2005, opera dell'Ing. Castelli, è introvabile. Dal sommario della Gazzetta Ufficiale, a far tempo dal 12 novembre di quell'anno a tutto il 30 aprile 2006, semplicemente non si trova. O almeno io non lo trovo. Nel frattempo è valsa vale la pena di leggere la risposta di Mastella all'interrogazione di D'Elia circa l'esecuzione di quel provvedimento. Un piccolo capolavoro. Il ministro principia rammentando proprio le parole che la Corte Costituzionale (chiaramente, con la sentenza 223 del 1996) non avrebbe voluto più sentire ("Nel decreto è specificato che, se il Cipriani sarà condannato, nei suoi confronti non potrà essere irrogata e comunque eseguita la pena capitale"). E' evidente che, elidendo il secondo comma dell'art. 698 del codice di procedura penale (che parlava delle "assicurazioni" dello stato richiedente), la Corte ha inteso togliere dal mondo del diritto italiano la possibilità di considerare le "garanzie" in qualsiasi modo offerte all'estero. All'osservazione iniziale - che ha quindi, nel caso, il pregio di una chiacchiera da bar - sempre Mastella fa seguito sulla stessa falsariga ("Il governo degli Stati Uniti ha formalmente comunicato con nota verbale di aver accettato integralmente la condizione prevista dal decreto di estradizione" ecc. ecc.). Dopodiché il ministro passa a fare un po' di confusione tra fatti e reati ("...La sentenza, infatti, contempla l'ipotesi in cui la domanda di estradizione sia avanzata per un reato punibile con la pena capitale", "Nel caso del Cipriani, invece, l'estradizione fu domandata e concessa per un reato che, secondo l'ordinamento ..."). Infatti la norma di cui all'art. 698 cpp, nella parte dichiarata incostituzionale, non parlava di un "reato" punibile con la pena di morte, ma di un "fatto per il quale è prevista la pena di morte". La questione è piuttosto chiara, elidendo il secondo comma dell'art. 698 cpp, la Corte Costituzionale ha automaticamente tolto ogni margine di discrezionalità in relazione alla costruzione (ondivaga) del capo di imputazione, che è cosa ben diversa dal fatto (in se stesso). E per quel "fatto" - appunto - negli USA è prevista la pena di morte quand'anche la Procura e lo Stato del Connecticut abbiano deciso di contestare un reato che non la preveda, al solo scopo di ottenere l'estradizione, "assicurando" poi che il titolo del reato non potrà essere mutato (proprio come richiesto - sembra - nel decreto di Castelli all'alba del novembre 2005). Alla discrezionalità del nostro ministro abbiamo sostituito quella americana. Complimenti! Siamo in ogni caso ben lungi da quei principi assoluti che la Corte Costituzionale ha inserito nel corpo della sentenza 223/96 e in ispecie con il principio (disatteso - a mio parere - anche dal Consiglio di Stato), per cui: "..il divieto contenuto nell'art. 27, quarto comma, della Costituzione, e i valori ad esso sottostanti - primo fra tutti il bene essenziale della vita - impongono una garanzia assoluta. Non hanno fondamento i dubbi della parte privata sulla sussistenza di rimedi giudiziari nell'ordinamento statunitense a tutela della vincolatività dei trattati internazionali stipulati dal governo federale" [...] "L'assolutezza del principio costituzionale richiamato viene infirmata dalla presenza di una norma che demanda a valutazioni discrezionali, caso per caso, il giudizio di affidabilità e di effettività delle garanzie accordate dal Paese richiedente". E' solo il caso di aggiungere che, per converso e contrariamente a quello che sembra il lampante insegnamento della Corte, nella motivazione della sentenza il Consiglio di Stato ha stabilito che - nel caso - "La garanzia non deriva, in definitiva, dalle assicurazioni fornite dal Dipartimento della Giustizia statunitense ma dal sistema delle fonti normative applicabili in quel Paese dal Giudice penale". Di nuovo, si sostituisce alla discrezionalità del ministro, in Italia, quella del giudice (o del sistema) del paese in cui uno come Bush ha dato ingresso al Patriot Act!!Da Anna, la compagna di Benedetto Cipriani, 28 luglio 2007: «Mi è giunta stamattina una lettera dagli USA.Finalmente ho notizie di Ben. Nuove non di certo completamente buone. Voglio riportare un sunto riguardo le vicende giuridiche. La giustizia americana non vuole che Ben torni in Italia per scontare la pena dato che non ha alcun accordo riguardo il rimpatrio da rispettare con il ministro Mastella. Qui ritiriamo in ballo il famoso decreto di cui nulla si sa,a cui non ci è dato accedere chissà perchè. Ribadisce Ben, a tal punto, che nemmeno il suo avvocato è a conoscenza del suddetto, per il momento. Già li si parla (e questo è un altro punto a favore della tesi di verdetto già emesso) di una condanna a 180 anni. Riguardo ancora il decreto, in esso dovrebbe essere specificato che a ben non sia inflitta la penna di morte avrebbe dovuto rispettare l'accordo di non mutare il capo d'accusa in modo da poter applicare la pena di morte, chi ci dice che questo non verrà fatto? Ho letto un Ben molto provato. Vogliamo ridargli un pò di fiducia,trasmettergli la nostra vicinanza e solidarietà di italiani cittadini dell'Italia e non di una "italietta" pronta a piegarsi davanti alle stelle e strisce? Scrivete a Benedetto, di seguito allego il suo recapito. Ringrazio e chiedo ancora scusa per gli errori, dovuti principalmente alla preoccupazione ed all'emozione: Ben Cipriani - IM 351906 - MacDougall/Walker Correctional Institution - 1153 East St. - South Suffield - 06080 - CT - USA
Ciao Anna, vedo cosa posso fare per diffondere il tuo appello. Intanto ti rispondo. Mastella (nella risposta a D'Elia) riempie il suo discorso di una "assolutezza" che la Corte Costituzionale ha escluso essere sufficiente. Dice il ministro: "Il governo degli Stati Uniti ...ha formalmente comunicato, con nota verbale del 27 giugno scorso, di aver accettato integralmente la condizione prevista nel decreto di estradizione che esclude la pena di morte" - e aggiunge in seguito - "Tale assolutezza trova del resto inequivoca conferma nell'ulteriore impegno, pure assunto formalmente dagli Stati Uniti con la stessa nota verbale, di consentire al Cipriani, in caso di condanna e su sua richiesta, di scontare parte della pena in Italia". Il Consiglio di Stato ha parimenti giustificato la propria decisione statuendo che "il reato per cui è accusato Benedetto Cipriani non prevede la pena capitale e i fatti per i quali l'estradizione è stata richiesta dagli USA non possono essere ivi riqualificati come elementi costitutivi di un reato punibile con la pena capitale, pena la violazione di una norma pattizia speciale e imperativa, recepita nell'ordinamento dello Stato richiedente". Questo significa, in soldoni, che gli USA si sono impegnati (pattiziamente, nel trattato Italia - USA) a non riqualificare il fatto con altro che preveda la pena di morte.Per quanto in concreto una decisione di segno diverso provocherebbe un incidente diplomatico e una bufera politica, questa garanzia non è ritenuta sufficiente dalla Corte Costituzionale, che, come ho già scritto, ha sentenziato che: "...non hanno fondamento i dubbi della parte privata sulla sussistenza di rimedi giudiziari nell'ordinamento statunitense a tutela della vincolatività dei trattati internazionali stipulati dal governo federale". In altre parole, la Corte Costituzionale non ritiene in generale sufficienti a garantire il principio assoluto di esclusione della pena di morte per un estradato, i rimedi eventualmente destinati a far rispettare il trattato stipulato fra Italia e USA nei singoli Stati dell'unione. Mi chiedo poi che significato e che valore possa avere l'impegno a far scontare "parte" della pena in Italia, ma senza leggere il decreto (e forse anche leggendolo) sembrano solo parole.
mercoledì, settembre 19, 2007
Benedetto Cipriani negli USA senza difesa, questione di soldi
Lunedì 17 settembre scorso, un giudice della Corte Superiore ha fissato a Benedetto Cipriani la scadenza del 5 ottobre per munirsi di un (nuovo) difensore o per richiedere un difensore d'ufficio perchè lo rappresenti nel far fronte alle accuse scaturite dal triplice omicidio di quattro anni fa (nella foto uno degli "affidavit" su cui si basa l'accusa). Durante la sua breve comparizione [all'udienza del 17 settembre scorso] Cipriani ha detto - secondo il Courant - al giudice David Gold di avere problemi di comunicazione con la sua famiglia, via mail e per telefono e di non essere in grado di mantenere un legale. Dice Cipriani, la cui libertà sulla parola sarebbe garantita da una spropositata cauzione di 7 milioni e mezzo di dollari: "la mia mail è controllata, non posso fare telefonate, l'ultima volta che ho tentato, la mia mail non è arrivata. Ho bisogno di tempo". E qui si mostra - quand'anche ve ne fosse bisogno - il legame del sistema legale e processuale americano ad un solo valore, quello del danaro. Il giudice Gold ha dichiarato che a causa del dilatarsi dei tempi per ottenere un difensore Ben Cipriani non potrà contestare la durata del processo in base al [suo] diritto di ottenere uno "speedy trial". Ma c'è un problema, l'avvocato Ioannis Kaloidis, che ha rappresentato Cipriani nelle prime battute del procedimento, ha detto che il suo incarico era limitato alle questioni relative alla cauzione e ha quindi dichiarato che non continuerà a rappresentare Cipriani. Motivo: l'imputato non ha beni e non si sa chi pagherà per la sua difesa.
