Wednesday, April 09, 2008

ONU e Israele, storie di ordinaria incompatibilità

Il ministero degli esteri israeliano ha dichiarato che non consentirà visto e ingresso al nuovo funzionario dell'ONU incaricato di investigare sulla situazione umanitaria nei territori palestinesi occupati dopo i commenti in cui questi avrebbe accostato gli israeliani ai nazisti. Non entriamo nel merito dell'opinabile iniziativa del nuovo relatore delle Nazioni Unite, Richard Falk, né sui termini della similitudine, che - per quanto riferito da Haaretz - sarebbe andata a violare un ben consolidato tabù, sta di fatto che le improvvide esternazioni del funzionario sono terreno fertile, strumentale all'ennesima manifestazione di attrito tra un'agenzia collaterale all'Assemblea delle Nazioni Unite e lo stato ebraico. A Falk, professore emerito di Princeton, che avrebbe dovuto assumere l'incarico in maggio, viene ora negato il visto per Israele, per Gaza e per il West Bank occupati, almeno fino alla riunione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU in settembre. In quella occasione, forte dell'appoggio incondizionato degli USA in seno al Consiglio, Israele intende chiedere che venga estesa la missione del funzionario incaricato di investigare le violazioni dei diritti umani da parte dei palestinesi verso gli israeliani. Il mandato, infatti, gli consente ora di monitorare nei Territori solo le violazioni israeliane, come forza occupante, nei confronti dei palestinesi.

Vi è da sottolineare che John Dugard, il precedente investigatore ONU ha già risposto alle contestazioni di parte israeliana, opponendo alla indifendibile 'par condicio' prospettata da Israele l'elementare principio che vede appunto questi ultimi come occupanti nei Territori palestinesi e la popolazione palestinese sottoposta al giogo di una situazione imposta 'manu militari' e mantenuta indebitamente per quasi cinquant'anni: "The mandate of the Special Rapporteur is concerned with violations of human rights and international humanitarian law that are a consequence of military occupation. Although military occupation is tolerated by international law it is not approved and must be brought to a speedy end. The mandate of the Special Rapporteur therefore requires him to report on human rights violations committed by the occupying Power and not by the occupied people. For this reason this report, like previous reports, will not address the violation of the human rights of Israelis by Palestinians. Nor will it address the conflict between Fatah and Hamas, and the human rights violations that this conflict has engendered. Similarly it will not consider the human rights record of the Palestinian Authority in the West Bank or of Hamas in Gaza. The Special Rapporteur is aware of the ongoing violations of human rights committed by Palestinians upon Palestinians and by Palestinians upon Israelis. He is deeply concerned and condemns such violations. However, they find no place in this report because the mandate requires that the report be limited to the consequences of the military occupation of the OPT by Israel". (Distr. GENERAL A/HRC/7/17 21 January 2008 - Human Rights situation in Palestine and other occupied Arab territories - Report of the Special Rapporteur on the situation of human rights in the Palestinian territories occupied since 1967, John Dugard, p. 6)

E' quasi inutile evidenziare che nel frattempo, ossia negli ultimi cinquant'anni, la violazione di una sequela di risoluzioni ONU da parte di Israele, avrebbe - senza il veto USA pilotato dai potentati dei quali la lobby filo-sionista è parte congrua e iperattiva - legittimato più di un energico intervento e sanzione. Siamo quindi di fronte al vieto atteggiamento pilotato dall'establishment israeliano, cioè da una dirigenza arrogante amplificata da un sistema mediatico asservito e piagnone, che ha come primo 'goal' quello di ammutolire e stroncare le voci che si levano per smascherarlo e talvolta ridicolizzarlo, dall'ONU come dagli storici, politologi e analisti di mezzo mondo ed anche, in particolare, dal mondo intellettuale ebraico svincolato dagli allarmismi e dalle pastoie del potere di Tel Aviv. Dimentica quindi, ancora oggi, il ministero israeliano, che, secondo le convenzioni di Ginevra (e secondo i principi applicati a Norimberga dopo la seconda guerra mondiale), l'occupante non ha diritti da svolgere nei confronti della popolazione civile occupata, ma solo responsabilità. Ed è appena il caso di aggiungere che anche il precedente relatore ONU sulla situazione nei Territori occupati, il sudafricano John Dugard, è risultato inviso alla disinvolta dirigenza dello stato ebraico e al sistema mediatico che ad essa fa capo per aver comparato il trattamento israeliano dei palestinesi all'apartheid.

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