Friday, August 22, 2008

Free Gaza, Liberty e la minaccia pirata

Larnaca (Cipro). Le autorità cipriote hanno permesso alle due imbarcazioni che trasportano i membri dell'organizzazione Free Gaza di partire alla volta della terra di Palestina. Le due barche, il Free Gaza e il Liberty, hanno passato i controlli di sicurezza a cura del Direttore della Cyprus Merchant Shipping, Sergios Serghiou e sono stati forniti della relativa documentazione (Associated Press su Haaretz). La partenza delle barche da Cipro prevista verso la mezzanotte del 21 agosto 2008, ora locale (quindi alle 23 in Italia) dovrebbe approdare a Gaza dopo un viaggio di circa 30 ore. La missione prevede la consegna di 200 apparecchi acustici ad un'assocazione di aiuti umanitari per i bambini palestinesi.

Il governo israeliano, pur riconoscendo esplicitamente il carattere umanitario della spedizione, l'ha ostacolata e contestata anche sulla base degli accordi di Oslo, minacciando di fare ricorso alla forza nei confronti dei vascelli ora in viaggio verso Gaza (Haaretz: "A position paper by the Foreign Ministry's legal department says Israel has the right to use force against the demonstrators as part of the Oslo Accords, which names Israel as responsible for Gaza's territorial waters"). Si tratta di un pretesto evidente. Non è stato rispettato uno solo dei termini, tutti ormai da tempo decorsi, per l'esecuzione di quegli accordi e l'intero impianto di Oslo è stato infine addirittura dichiarato inesistente dall'ex premier israeliano Sharon, che l'11 gennaio del 2001 affermava: "L'accordo di Oslo è un patto che non esiste più" (cfr. Time e New York Times: "The Oslo accord is an agreement that no longer exists").

In proposito sembra quindi addirittura ridicolo oltre che pretestuoso riferirsi ad Oslo e ai suoi corollari, tutti incompiuti e rinnegati. Così non ha senso riferirsi oggi alle inverosimili condizioni imposte alla nascente Autorità Palestinese e alla gente di Gaza, con la ratifica di Yasser Arafat, nello specifico Accordo per Gaza e Gerico del 4 maggio 1994, diretto derivato di Oslo che riguardava proprio la Striscia e il mare antistante, poichè non uno degli indispensabili presupposti di fatto e di diritto previsti nel patto (in particolare la nomina di un'autorità congiunta israelo-palestinese preposta al controllo di quel mare) ha mai visto la luce. Lo scritto già a suo tempo non valeva la carta su cui Rabin e Arafat vergarono le proprie firme, tanto in assoluto quanto in relazione alla susseguente condotta osservata in merito alla sua esecuzione. Sicché, in particolare, il suo annesso I, art. XI, par. 4, che regolava l'accesso dei natanti e il destino dei viaggi internazionali per la Striscia di Gaza in attesa della costruzione del suo porto, caduto di fatto nel vuoto, è oggi giuridicamente nullo e inefficace. O - se si preferisce - impossibile. Parimenti inefficace è pertanto la giugulatoria suddivisione e regolamentazione virtuale del mare antistante la Striscia di Gaza e la connessa creazione di una Maritime Activity Zone pressochè carceraria lungo la costa palestinese (un tratto di mare esteso 20 miglia verso il largo e teoricamente diviso in tre zone: "K" e "M" contigue alle acque territoriali di Israele ed Egitto, riservata alle attività della Marina israeliana, ed "L", compresa tra le due zone precedenti, aperta alle attività di pesca, economiche e ricreative, riservate ai battelli autorizzati dall’Autorità della Palestina). La stessa sorte spetta quindi alla (non) regolamentazione della responsabilità sul mare territoriale di Gaza evacuata e in ispecie alle odierne pretese israeliane.

Il vantato ritiro israeliano dalla Striscia di Gaza del 2005 è cosa ufficiale, internazionalmente sbandierata. Minacciando la missione del Free Gaza e del Liberty e la sicurezza del loro equipaggio, la dirigenza dello stato ebraico si prepara, quindi, non tanto a sbugiardare definitivamente ed ufficialmente quell'affermazione, già vuota di ogni contenuto pratico, quanto a promuovere, tramite la propria marina, nei confronti di due vascelli la cui missione è stata riconosciuta come umanitaria, qualcosa di assai simile ad un atto di pirateria. O più precisamente di corsareria (il corsaro era al servizio di un governo dal quale otteneva lo status di combattente e la bandiera).

Non è inutile infatti ricordare che già la convenzione di Ginevra del 1958 (poi ripresa dall’ONU nel 1982, a Montego Bay, questa significativamente non firmata da Israele) definisce pirateria “ogni atto illecito di violenza e di sequestro o di rapina commesso in alto mare contro l’equipaggio o i passeggeri di una nave od un aeromobile”. Inoltre, anche qualora il blocco navale israeliano al largo della Striscia dovesse assumere - ma non si vede come - una parvenza di liceità internazionale, da esso dovrebbe essere in ogni caso escluso il blocco di beni di prima necessità, viveri e medicinali ed altri aiuti umanitari (art. 54, n. 1 del I Protocollo del 1977 addizionale alle Convenzioni di Ginevra di Diritto Umanitario del 1949).

Per quanto occorrer possa, in proposito, secondo Associated Press (notizia sempre ripresa da Haaretz), legali americani della National Lawyers' Guild provvederanno ad intraprendere le opportune azioni giudiziali nei confronti delle autorità israeliane se, come è stato minacciato dai vertici dello stato ebraico, si procedesse al sequestro degli attivisti in acque internazionali.
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Aggiornamenti

Haaretz - 16:16 23/08/2008 - Israele è sul punto di lasciare che le imbarcazioni che contestano l'assedio di Gaza approdino sulla Striscia - di Barak Ravid, corrispondente di Haaretz e Associated Press - Israele ha deciso sabato (23 agosto) di permettere ad un gruppo USA di attivisti che contestano il blocco israeliano alla Striscia di Gaza di portare due imbarcazioni che trasportano aiuti umanitari in territorio palestinese. Un alto ufficiale israeliano ha dichiarato sabato che il primo ministro Ehud Olmert, il ministro degli esteri Tzipi Livni e il ministro della difesa Ehud Barak si sono consultati a lungo sulla questione venerdì e hanno deciso di non ostacolare alle imbarcazioni, che trasportano 46 attivisti, l'approdo nella Striscia. L'ufficiale ha aggiunto che "gli organizzatori della missione cercavano di creare una provocazione ed è stato deciso di consentire loro l'approdo per prevenire la provocazione" (...)

Haaretz - 15:24 23/08/2008 - Free Gaza activists: Israel is sabotaging our mission, endangering lives of members - By The Associated Press - A group of pro-Palestinian activists ran into trouble Saturday as they tried to sail through Israel's blockade of the Gaza Strip, saying their boats' electronic communication systems were jammed and the vessels were struggling in rough Mediterranean waters. The Free Gaza activist group accused Israel of sabotaging the mission. The two boats carrying members of the U.S.-based activist group left Cyprus for Gaza on Friday to try and break Israel's blockade of the Palestinian territory, carrying a delivery of humanitarian supplies (...)

http://www.haaretz.com/hasen/spages/1014462.html
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