Saturday, September 01, 2007

Enzo Baldoni, l'incubo di "quella" foto

(Su Blog paralleli, 31 agosto 2007). Alle 23.15 del 26 agosto 2004, sfila sul "rullo" di Al Jazeera la notizia di un video con le riprese della morte di Enzo Baldoni. Poco dopo, alle 23.30, lo speaker dell'emittente del Qatar, Luna Shibl, dà la notizia. Si parla di una cassetta, appunto un "sharit" cioè un tape (un nastro) che non sarà trasmesso per non urtare la sensibilità degli spettatori. Pare che l'ambasciatore in Qatar, Giuseppe Buccino, lo abbia potuto visionare in anticipo per dare la notizia ai familiari prima che se ne parli in televisione. Alcuni giorni dopo Al Jazira descriverà le proprie mosse dopo aver ricevuto le immagini: "in accordo con la politica di Al Jazeera, la rete ha invitato l’ambasciatore italiano a Doha Giuseppe Buccino a visionare la registrazione e a compiere gli atti appropriati in termini di comunicazione della spiacevole notizia alla famiglia di Baldoni [...] Pur trasmettendo la notizia, Al Jazira non ha voluto trasmettere le immagini che potevano risultare sgradevoli agli spettatori". In verità un lancio di agenzia - raccolto nel timeline del blog nur-al-cubicle - segnalerebbe alle 22:00 ora del Qatar, quindi alle 21:00 ora italiana, quanto segue: "Doha. ENZO BALDONI EXECUTED BY KIDNAPPERS. A video was delivered to the Italian Ambassador in Doha in which Baldoni was executed by pistol shot", anticipando quindi la notizia di un paio d'ore. Alle 12:30 del 27 agosto l'ansa diffonde che "vi sarebbero immagini confuse di una colluttazione conclusasi con l'uccisione dell'ostaggio mediante colpo di arma di fuoco".

Il giorno dopo - il 27 agosto - le immagini (virtuali) di questo video, che pochissimi hanno visto, e che verranno poi descritte dall'emittente Al Jazeera, al più, come il fermo di un'unica immagine fissa del capo e parte della spalla di Enzo Baldoni, stimolano descrizioni che molti ritengono "romanzate" ad arte e diffuse da oscuri personaggi in qualche modo vicini ai servizi segreti italiani, per coprire l'inazione dei servizi con una scomposta reazione di Enzo al momento, forse, di un tentativo di liberazione. Ma di fatto queste descrizioni prendono la via dei principali media italiani. "Immagini confuse: una collutazione, il colpo che lo avrebbe soltanto immobilizzato, infine la lama che infierisce sul collo. Enzo Baldoni ha provato a difendersi dalla morte. Nel video che ha registrato la sua fine si vede una colluttazione. Un gesto di disperazione e di orgoglio simile a quello che segnò gli ultimi istanti di vita di Fabrizio Quattrocchi, l'altra vittima della ferocia dei terroristi che non rispettano nemmeno chi va in Iraq sognando la pace. Enzo come Fabrizio. I passi trascinati verso il momento della fine. Il fiato corto di chi sa che non può più chiedere prestiti al futuro. E infine un colpo d’arma da fuoco e gli occhi che si chiudono su qualche particolare, immagini confuse riprese dai registi dell’orrore". Inizierà infatti con questo racconto un articolo del Corriere della Sera del 27 agosto 2004. Ma quel racconto evidentemente non è vero, o non deve essere vero. E svapora, o comunque non se ne parla più, nello spazio di un giorno.

Il 30 agosto 2004, un portavoce di Al Jazeera che "afferma di aver avuto la possibilità di visionare le immagini relative alla morte del giornalista" si riferirà all'immagine di un (solo) fotogramma, dichiarando al GR1 che "Enzo Baldoni è stato ucciso in pieno giorno, cioè [..] ben prima della scadenza dell'ultimatum". A suo parere, infatti, riferisce lo stesso Gr1, l'immagine è stata ripresa "quasi certamente in pieno sole". Pertanto, come è stato sottolineato dal Corriere della Sera, viene esclusa ogni possibilità che sia stata ripresa all'ora del tramonto, quindi dopo la scadenza dell'ultimatum dei terroristi. Nell'immagine, inoltre, non ci sono ombre. Sempre il Corriere riporta, il 30 agosto, che "Sul sito internet in inglese viene riportato un comunicato della rete televisiva in cui le ricostruzioni della stampa italiana sul video pervenuto ad al Jazeera vengono definite «un'assoluta montatura». Al Jazeera nel comunicato continua a usare la parola «tape», cioè nastro, e non «picture», fotografia. Nel comunicato al Jazira fornisce alcuni dettagli: «il video che consiste in 15 secondi d’immagini, e comprende una ripresa che si focalizza sulla testa di Baldoni, sul collo e su parte delle spalle, che fuoriescono da un fosso nella sabbia». Nel video si sente anche un comunicato del gruppo, che si autodefinisce Esercito islamico in Iraq, in cui si afferma che Baldoni è stato ucciso perché la loro richiesta (il ritiro delle truppe italiane dall’Iraq) non è stata accolta".

L'8 settembre, su un sito di sedicente propaganda islamica, oggi cancellato, ma il cui solo nome rievoca l'orrore di quei giorni (il cui nome si può rendere approssimativamente con "io odio"), quel video così enfaticamente descritto verrà convogliato nell’unico fotogramma che lo smentisce e che riprende il corpo senza vita semi seppellito (o disseppellito) di Enzo Baldoni. E' un fotogramma di qualità assai scadente, forse manipolato, che sostituirà per tutti la descrizione di una scena spaventosa, nata da chissà cosa, negata perche dichiarata troppo cruenta della tv satellitare Al Jazeera agli utenti e diventata presto una leggenda, il nulla, perchè quello che oggi non è immagine riprodotta del mondo, quello che non è visibile, non esiste. (L'inutile orrore destato da quell'immagine non impedirà ad un sito americano di manipolare ulteriormente il fotogramma per sottrarre la "firma" dell'Islamic Army, sostituendo il marchio dell'organizzazione con altri particolari, inesistenti, dettati dalla necessità di non rovinare l'immagine, con l'aiuto della macabra fantasia di chi è abituato a maneggiare photoshop per presentare al pubblico il volto peggiore dell'uomo).

Un vago riferimento ad una possibile scena cruenta - che dal fotogramma diffuso l'8 settembre, tuttavia, non risulta - viene ancora regalata da Repubblica il 9 settembre 2004: "Francesco Viglino, medico legale di fama, che si è occupato di diversi importanti casi giudiziari, compreso il delitto di Cogne, analizza così la foto del cadavere del reporter, apparsa ieri in internet su un sito islamico. Un'immagine che la famiglia ha chiesto ai media di non diffondere. Una foto che, dice Viglino, potrebbe essere stata manipolata "per nascondere la lesione del collo". L'esperto citato da repubblica, contraddice poi la notizia che Enzo Baldoni sia stato oggetto di colpi di arma da fuoco. Continua infatti Repubblica: "da quanto si può ricostruire, spiega Viglino, la ferita al collo di Baldoni sembra provocata da una lama. Una lesione che giustifica, "la presenza di sangue nella bocca e nel naso, le ecchimosi intorno alle orbite degli occhi e l'abbondante imbrattamento della maglietta indossata da Baldoni". Escluse, invece, lesioni da arma da fuoco al capo "che avrebbero lasciato tracce ben apprezzabili, anche se l' eventuale regione attinta fosse stata la parte posteriore del capo". Sempre l'analisi della foto fa dire al medico legale che lo scatto sarebbe stato realizzato "all'incirca a 35-48 ore dal momento della morte di Baldoni".

Ma, ripeto, il fotogramma diffuso dalla sedicente Islamic Army o dai suoi portavoce non contiene nulla che possa far pensare alle evenienze di una ribellione, di una fuga, di alcunchè diverso dalla morte di Enzo. E allora cos'era la scena diffusa ad arte e ripresa dal Corriere? Una scena inventata di sana pianta? Forse, ma certamente inaspettata dopo che Enzo Baldoni, ripreso tre giorni prima, in un video di pregevole fattura, non manifestava – caso più unico che raro tra i sequestrati - alcuna particolare emozione. Anzi dimostrava disinvoltura e sufficienza nel riferire - e forse leggere - il suo messaggio alla telecamera. Un atteggiamento incredibile, perso nel tempo e attribuito alla sua convinzione o alla consapevolezza che tutto è un gioco. Anche la morte. Un atteggiamento lontano anni luce da quella che sarebbe stata la prima violenta e macabra rappresentazione, poi rinnegata e dimenticata, di una morte assurda. Ma quella scena qualcuno l'ha descritta e qualcuno anche molto autorevolmente l'ha diffusa. Quel primo racconto non si dimentica facilmente, ma scompare dal mondo del vero e resta un incubo. Uno dei tanti.

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