Saturday, September 01, 2007

Giocare a Gaza

Parleremo di un articolo apparso su Haaretz di ieri, 31 agosto, a firma di Amos Harel. Il pezzo - nell'usuale retorica adottata dalla stampa israeliana (e americana) - può sembrare addirittura moderato e in qualche modo imparziale. In realtà è infarcito di molti dei regolari artifizi tesi a disumanizzare la resistenza palestinese e ad attribuire al "nemico" comportamenti indegni quali l'uso di bambini per azioni di combattimento, fermo restando che con questo non si vuole sottovalutare la responsabilità della resistenza palestinese che, nell'atto di reagire alle vessazioni subite, scelga di lanciare razzi sulla popolazione civile. E' singolare tuttavia, in proposito, il fatto che, come è stato documentato e ribadito, l'esercito di occupazione israeliano abbia lasciato ampie evidenze ed anche registrazioni fotografiche dell'uso (anche) di bambini e adolescenti palestinesi come scudi umani o come arieti virtuali per avere ragione dei militanti palestinesi durante le operazioni ed i rastrellamenti nei territori illegittimamente occupati. Così confermando che l'aggressione sui civili (oltre che sulle loro proprietà) è, nel contesto dell'attuale conflitto, quantomeno bilaterale. Esemplare nel denunciare questo tipo di condotta da parte israeliana è stato, in un articolo del 2 ottobre 2002, Ran HaCohen. Di seguito uno stralcio, in un unico articolo si parla dell'uso di scudi e arieti umani e dell'atteggiamento spesso fazioso di Ha'aretz, che, partendo da una testata tradizionalmente collocata a sinistra, risulta più pericoloso di quello adottato nelle smaccate operazioni di propaganda del Likud, degli ultraconservatori, dei neocon.

«...Ha'aretzdaily.com non è una traduzione completa del giornale ebraico; è una
selezione. Spesso omette certi argomenti, certi pezzi che Ha'aretz non trova
"adatti" per gli occhi degli stranieri [...] Un altro modo di raggiungere lo
stesso malizioso risultato sono le traduzioni "nazionalisticamente corrette".
Per esempio, quando su Ha'aretz ebraico si legge (2 luglio 2002): "Recenti
documenti sull'intenzione dell'Egitto di sviluppare armi nucleari SONO STATE
APPARENTEMENTE IL RISULTATO DELLA GUERRA PSICOLOGICA ISRAELIANA E non hanno riscontro con informazioni dell'intelligence a Gerusalemme, secondo un alto ufficiale israeliano", la traduzione inglese semplicemente ometteva le parole scritte in caratteri maiuscoli. O, citando un ufficiale israeliano sull'uso dei palestinesi come "scudi umani", la versione inglese riportava (16 agosto 2002): "Prima della ricerca [in una casa palestinese] andiamo da un vicino, lo portiamo fuori di casa e gli diciamo di chiamare le persone che vogliamo escano dalla porta accanto. [...] Il vicino non ha possibilità di rifiutarsi. Grida, bussa alla porta e dice che l'esercito è lì. se non risponde nessuno, torna indietro e noi andiamo avanti col lavoro". Sembra piuttosto inoffensivo? Solo perchè
l'ultima frase è la traduzione "nazionalisticamente corretta" della seguente
frase in ebraico: "Se non risponde nessuno, dobbiamo dire al vicino che sarà
ucciso se nessuno viene fuori". (1)
Ma di esempi (anche fotografici) ce ne sarebbero tanti, non ultimo il resoconto dell'indiscriminato bombardamento del Libano (in generale) e di Qana (in particolare) dell'anno scorso e dell'uso "in limine" delle bombe a grappolo. Torniamo invece al racconto riportato appunto ieri da Ha'aretz. Purtroppo non fa quasi notizia, ma si tratta dell'uccisione da parte dell'esercito israeliano di tre bambini che stavano giocando nei pressi di una rampa di lancio di razzi Qassam mercoledì scorso. Per quanto sopra ho detto, lascio al lettore l'analisi dello scritto ed eventualmente delle sue pieghe (non tanto) recondite e mi limito qui a sottolineare il reiterato, quasi patologico, riferimento al termine "terrorista" e ad indicare quanto riportato dal quotidiano (ultima frase del pezzo) sugli ordini cui i militi dell'esercito di occupazione israeliano sono tenuti ad adeguarsi. A proposito di terrorismo, termine tanto caro quanto usato a sproposito trattandosi di una tattica e non di un nemico, è agevole ricordare - e non stupisce - che proprio usando di questa tattica (ora come allora unanimemente condannata) e cioè sulle bombe dei terroristi, proprio i sionisti contarono per allontanare gli inglesi dalla Palestina e che Ytzhak Shamir, terrorista durante il mandato britannico e poi divenuto primo ministro di Israele, ebbe a dichiarare che "né la morale né la tradizione degli ebrei possono impedire che il terrorismo venga usato come mezzo per combattere" (2). Il che riporta alla tradizione di attribuire spesso ad altri solo qualcosa che ben si conosce. Ma arriviamo, finalmente, all'articolo odierno di Amos Harel.

"I tre bambini palestinesi uccisi a Gaza martedì [ndr mercoledì 29 agosto] stavano solo giocando ad acchiapparella vicino alle rampe per il lancio di razzi presi di mira dai soldati israeliani e non erano connessi ai terroristi, un'inchiesta dell'esercito ha stabilito ieri. Mahmoud Ghazal, 10 anni e suo cugino, dodicenne, Yehiya Ghazal, sono morti subito. La loro cugina di dieci anni, Sara Ghazal, è stata ferita gravemente ed è morta più tardi. L'esercito israeliano ha dichiarato che i bambini sono stati uccisi quando un'unità di terra ha sparato sulle rampe di razzi Qassam nell'area. Le rampe, che erano puntate su Israele, erano poste nei campi proprio fuori da Beiht Hanun, vicino alla casa familiare dei Ghazal. Secondo l'esercito, i soldati hanno individuato 'movimenti inidentificati ed hanno aperto il fuoco'. Nelle dichiarazioni iniziali dell'IDF dopo l'incidente di martedì [ndr mercoledì] l'esercito ha detto che 'desidera esprimere rammarico' per l'uso di bambini in attacchi terroristici' con ciò implicando che i bambini erano stati mandati dai terroristi per raccogliere le rampe. L'esercito ha frequentemente accusato le organizzazioni terroristiche di usare adolescenti e bambini per questo compito. Ma l'inchiesta che è stata avviata subito dopo l'incidente, ha stabilito che i bambini stavano giocando a 'prendersi' vicino alle rampe, come rivelato dalle riprese che hanno registrato l'incidente. Risulta che il video mostri i bambini - che sembrano figure di età non determinabile - che si avvicinano alle rampe e quindi si muovono indietro, in un modo che poteva essere visto come quello di qualcuno che stesse caricando le rampe dei missili. Il terreno non permetteva l'osservazione diretta dell'area, così le truppe dovevano affidarsi alle fotografie aeree. Le fonti dell'esercito hanno riferito che l'unità che ha lanciato il missile ai bambini ha usato questo riferimento visuale per direzionare il suo colpo. Il video mostra che una delle figure era un bambino, hanno riferito fonti dell'esercito,
ma questo è apparso tanto in prossimità del momento dell'impatto che i soldati
non sono stati in grado di interrompere il lancio in tempo. I soldati dell'IDF vicino alla Striscia di Gaza hanno l'ordine di sparare alle rampe di missili solo quando i terroristi vi si avvicinano. Le rampe in se stesse sono facilmente rimpiazzabili e sono di poco valore per le organizzazioni terroristiche, così l'esercito preferisce mirare ai terroristi che dirigono il lancio". (Ha'aretz, 31 agosto 2007)

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(1)
citato in
http://www.antiwar.com/hacohen/h093002.html
http://www.acj.org/Daily%20News/Sep_02/Index.htm#3 (poi soppresso)http://electronicintifada.net/v2/article754.shtml

(2)
«Finally, we should not forget that the Zionists used terrorism when they were in a similarly weak position and trying to obtain their on state. Between 1944 and 1947, several Zionist organizations used terrorist bombings to drive the British from Palestine, and took the lives of many innocent civilians along the way.56 Israeli terrorists also murdered U.N. mediator Count Folke Bernadotte in 1948, because they opposed his proposal to internationalize Jerusalem.57 Nor were the perpetrators of these acts isolated extremists: the leaders of the murder plot were eventually granted amnesty by the Israeli government and one of them was elected to the Knsset. Another terrorist leader, who approved the murder but was not tried, was future Prime Minister Yitzhak Shamir. Indeed, Shamir openly argued that “neither Jewish ethics nor Jewish tradition can disqualify terrorism as a means of combat”. (S. Walt e J. Mearsheimer, The Israel Lobby, pag. 13 della versione originale e a pag. 5 dell'edizione editata a cura della London Review of Books, disponibile qui
http://www.lrb.co.uk/v28/n06/mear01_.html)

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