domenica, settembre 18, 2005

Commenti USAti pochissimo

Ho riassunto ed accorpato qui i miei commenti ad un recentissimo post su La Torre di Babele in cui si è discusso del generale e tardivo riconoscimento dello svolgersi di una guerra civile, a lungo covata ed esplosa infine con prevedibile ed incontrastata virulenza, in Iraq.

E' difficile non attribuire agli USA buona parte della responsabilità per aver trascurato ogni soluzione politica, aver innescato e non aver saputo prevedere e controllare la guerra civile ormai in corso in Iraq. Nel caso l'establishment USA si è comportato come un chirurgo egocentrico e incompetente che decide di operare contro il parere dell'equipe dell'ospedale, non organizza l'intervento, estirpa un tumore e lascia il paziente a sanguinare. E ora chiede aiuto per occuparsi del moribondo. Fra i tanti l'errore degli USA (e a questo punto anche nostro) è stato scoprire, cioè non prevedere, che il terrorismo e tanto più quello suicida, poteva essere uno strumento non convenzionale pressochè invincibile e cercare di farvi fronte con ridondanti discorsi e mezzi convenzionali. Personalmente dubito che si sia ricorso a tutti i mezzi diplomatici possibili (la sortita iraqena era già decisa) e utilizzare un pretesto per iniziare questa campagna e far patire alla gente iraqena quella che è intesa come occupazione interessata del loro suolo e delle loro risorse non è stato comunque un buon inizio. Il verminaio degli interessi e dell'intolleranza in Iraq, tenuti sotto controllo da Saddam in modo criminale, è stato scoperchiato e ora temo che la situazione non possa che seguire il suo terribile corso naturale.

Ristretto il campo alla questione 11 settembre e corollari, occorre osservare che G.W.Bush - opportunamente coadiuvato o indirizzato dai suoi collaboratori - ha cavalcato la questione terrorismo usufruendo delle menti semplici della gran massa dei suoi elettori (e non solo), facendo di ogni erba un fascio, influendo sui media e sui governi bisognosi o vassalli ed autoeleggendosi paladino in patria e profeta del cosiddetto nuovo ordine mondiale (v. N. Chomsky: "si fa quel che diciamo noi"). Il tutto agitando una impossibile "guerra al terrorismo", cioè cercando di passar per possibile la risoluzione di un problema a monte inseguendone i mezzi a valle (v. pipistro: "Il terrorismo non è il nemico, ma un metodo, un mezzo terribile di cui il nemico, qualsiasi nemico, può valersi. Pensare di combattere il terrorismo è come pensare di combattere le armi senza occuparsi di chi le usa"). I risultati per ora sono sconfortanti. Il punto è aver semplicisticamente personalizzato "al Qaeda" come se si trattasse - appunto - di una persona (di volta in volta incarnata da Osama bin Laden, al Zawahri, al Zarqawi) o di una organizzazione strutturata, e di aver spinto buona parte del mondo a credere che - con quel presupposto - fosse possibile muovere guerra ("arrivano i nostri") a questa entità. Viceversa l'aspetto organizzativo di al qaeda inteso come banda di cattivi, è residuale e non molto rilevante, dacchè una "banda" di tal fatta è esistita, forse, per un periodo limitatissimo, dal 1996 al 2000, lira più lira meno. Finchè non si guarda ad al Qaeda come ad una ideologia o un metodo, appunto come alla base estremamente fluida di un movimento che può appoggiarsi indifferentemente a qualsiasi sacca islamica di malcontento e frustrazione a livello nazionale (v. palestina, kashmir, cecenia, ecc.), un movimento non alieno dall'utilizzare e diffondere l'uso di un mezzo estremamente efficace e a buon mercato (cioè un'arma pressochè imprevedibile ed invincibile) quale il terrorismo, la battaglia, comunque la voglia intendere George W. Bush e lasciando perdere qui eventuali diversi interessi, anche di bottega, è persa.

mercoledì, settembre 14, 2005

Premio giornalistico Enzo Baldoni

"Enzo era un giornalista coraggioso e uomo di dialogo. La sua vita e il suo lavoro hanno fatto di lui un uomo simbolo del dialogo tra i popoli, grazie alla sua voglia di ascoltare, capire, farsi portavoce e diventare megafono di uomini che vivevano in condizioni drammatiche e così diverse da quelle a cui siamo abituati. Ma era anche un giornalista che, per quello che tutti noi abbiamo potuto scoprire attraverso i suoi scritti, aveva occhi curiosi come quelli di un bambino, sempre desiderosi di sapere, di toccare con mano la realtà, anche quando faceva paura". Così, stasera, il presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati, ha descritto Enzo Baldoni alla cerimonia di consegna dell'omonimo premio giornalistico e ha rivolto prima di tutto ed innanzitutto un pensiero alla famiglia di Enzo con queste parole: "so che nulla potrà restituirgli Enzo, ma sapere che è restato nella memoria di tutti mi auguro e spero possa essere un conforto". Al breve discorso senza fronzoli di Filippo Penati è seguita la consegna dei premi, assegnati dalla giuria presieduta da Antonio Calabrò e composta da Natalia Aspesi, Enrico Deaglio, Antonio Di Bella e Giangiacomo Schiavi, consegnati personalmente da Aspesi, Deaglio e Schiavi. Il primo premio è andato a Daniela Bezzi per l'inchiesta "Ritorno a Bhopal", pubblicata dal settimanale Grazia nel dicembre 2004. Il premio per la TV e la radio è andato a Paolo Serbandini per il documentario "Libia/Clandestini" trasmesso su "Ballarò del 21 dicembre 2004. Il premio per la sezione internet è andato a Sergio Ramazzotti per il servizio "The Interpreter" (in rete su www.parallelozero.com) del quale lo stesso Ramazzotti - riferendosi alla sua esperienza diretta in Iraq, dove ha potuto esser testimone della difficile vita e del profondo senso di paura che avvolge la vita di un interprete iraqeno al seguito della coalizione - ha letto alcuni passi che gli hanno fatto guadagnare il sentito applauso dei presenti. Su blogfriends c'è anche una sua foto con Tuareg (Enrico Fovanna) della Torre di Babele. A sorpresa, intorno alle 19.30, è intervenuta alla cerimonia Gabriella Baldoni, la giovane figliola di Enzo. Meravigliosamente semplice, ha atteso pazientemente in un angolo defilato del portico del cortile di Palazzo Isimbardi le indicazioni dell'organizzazione. Sul palco ha raccolto con un sorriso le parole e i fiori offertile dal presidente Penati e gli applausi del pubblico, poi è andata via silenziosamente. Ho avuto occasione di presentarmi e di ringraziarla, poche parole per quello che mi ha dato, che ci ha dato, il suo papà. Ha sorriso con la consueta disarmante semplicità e addirittura ha finto di ricordare chi fosse il vostro pipistro.

[con le fotografie su blogfriends]

domenica, agosto 28, 2005

Ancora vivo

Ho conosciuto Enzo come molti, nei pochi giorni trascorsi tra la notizia e i silenzi relativi alla sua sparizione. Tra le mezze affermazioni e i titoli gratuiti o sprezzanti o indegni di alcuni fogli quotidiani. Tra le parole del suo blog, dove ho cercato di leggere tutto e il più velocemente possibile mentre sulla Torre, cui ero stato indirizzato dal blog di Enzo e grazie a Pino, si stavano rincorrendo le notizie e le ipotesi. Fino a quel momento, fino a quel filmato di Al Jazeera che nessuno di noi ha visto e che forse non esiste nella forma e nelle versioni sulle quali tutto si è costruito. Poi ho cercato solo di capire, leggendo e rileggendo quel piccolo grande capolavoro di emozioni riversate su Bloghdad, a volte ridendo da solo come uno scemo e ritornando sui pezzi più arguti e sulle descrizioni di un mondo ferito e dolorante chiuse con una battuta, ma più spesso pensando a quanta umanità e quanto di sè quell'uomo, che non avevo mai visto, che non mi aveva mai parlato, riusciva a comunicarmi. E ancora cerco di capire e ancora penso, mi illudo, che fra le righe e qualche lazzo Enzo ci abbia già detto cosa cercare. Non capisco, non ci arrivo ma non mi arrendo, lui non lo avrebbe fatto. E non lo ha fatto e non ha neppure rinunciato a mandare in alto gli occhi, con ironia, quasi a mo di sfottò, parlando di sè in quell'ultimo filmato, davanti alla camera come a dire: "bah, cose che capitano". Penso ora alla descrizione del suo allegro funerale e al fatto che ancora ci rassicura dicendo che se ne sarebbe forse andato facendo esattamente quello che voleva. Poi ripenso alla sua descrizione di come ci si deve sentire galleggiando sul Mar Morto e sorridendo per la centesima volta lo ringrazio ancora per non essersene andato affatto. Per essere, per tutti ed anche per me, ancora vivo.

[tanti amici di Enzo Baldoni su blogfriends]

giovedì, agosto 11, 2005

Afghan Lord v. BBC (ultime)

Forse la questione del giovane blogger afghano, minacciato verosimilmente tramite un computer degli uffici della BBC di Kabul, può finalmente dirsi risolta. Sohrab Kabuli (Afghan Lord) ha messo a fuoco il fatto che la BBC si è già esposta chiaramente, pur entro i consueti, politici e comprensibili limiti, ammettendo in buona sostanza la provenienza "aziendale" delle minacce da lui ricevute e assicurando che non ci sarà in futuro alcuna minaccia da parte della British Broadcasting Corporation (ndr il che non significa ammettere in modo univoco che ce ne siano state, ma occorre ovviamente leggere tra le righe della dichiarazione pubblicata dal Network). Ricopio per completezza il post di oggi di Afghanlord che ringrazia tutti e facendo questo si ricorda addirittura di "pipistro" e naturalmente dei "suoi amici". Ringrazio quindi a mia volta tutti e in particolare mericonci, assai più attiva e scrupolosa di me per i molti aggiornamenti sulla vicenda riportati sul suo blog "il diavolo in me". Riporto infine di seguito al post di Sohrab il commento che ho lasciato stasera sul suo blog.

«10 agosto 2005 - Torno al blogging normale. La BBC evita di dare ulteriori risposte. In ogni caso sto per essere nuovamente presente sul mio blog come prima perchè la BBC mi ha assicurato che il suo staff non mi minaccerà più. La BBC ha ammesso che le minacce sono state trasmesse da un loro computer nell'ufficio di Kabul. Ho già comunicato seriamente che se dovesse capitarmi una disgrazia in futuro, il giornalista della BBC sarà responsabile per qualsiasi incidente attinente alle minacce lanciate attraverso il computer della BBC. La persona che sta lavorando per la BBC sarà responsabile per qualsiasi cosa mi accada. Il mondo lo sa. Sto scrivendo su questo. Ora è il momento di ringraziare tutti voi! Ho apprezzato il vostro aiuto, specialmente grazie a RSF, CPJ, CPB, Global Voice Online, Rebecca, pipistro (e i suoi amici), Rosemary, Dave Schuler, Douglass Bass, Jim Hoft, Angus, Shaitangul, dean's world, Monica, Nickie goomba e altri. Di nuovo molte grazie! - posted by Sohrab Kabuli Afghan LORD, 3:57 AM»

«Thank you Sohrab. I'm glad to see you're blogging again and I'm confident everything is going to be all right. Thanks to Rosemary who provided me with a lot of useful links and with ...some other problem we all will have to deal with. Maybe we cannot change the world, but I'm sure any blogger can do something in order to achieve and be granted due freedom of expression everywhere and first of all on the net» ...^^v^^

domenica, agosto 07, 2005

Hell to hell

Dal blog di Justin Alexander una barzelletta che circola in questo periodo in Iraq.

Un inglese, un americano e un iraqeno muoiono a causa di un'autobomba e vanno all'inferno. Appena si siedono a parlare della situazione e iniziano a pensare ai loro paesi d'origine, il diavolo dice loro che hanno appena ottenuto la connessione telefonica interdimensionale e li invita a chiamare casa, però a pagamento.
L'inglese dice "Mi manca molto l'Inghilterra e ho bisogno di chiamare per sapere come sta andando il cricket". Così chiama, parla per circa 5 minuti e chiede al diavolo "Allora Satana, vecchio mio, quanto ti devo per la chiamata?" Il diavolo risponde con cattiveria "Cinque milioni di sterline"... "Cinque milioni di sterline!!!" esclama l'inglese, ma estrae la sua carta di credito e torna a sedersi.
L'americano invidioso comincia ad urlare "Anch'io voglio chiamare gli USA e voglio sentire cosa sta capitando nell'NFL". Così chiama e parla davvero velocemente per circa due minuti e poi chiede: "Bene, diavolo, quant'è?" E il diavolo inizia, "Per te habibi, solo dieci milioni di dollari"... "C@*#zzo, dieci milioni di dollari!!!!!" impreca l'americano, ma tira fuori la carta di credito e torna sulla sua sedia.
Alla fine tocca all'iraqeno chiamare casa, ed essendo iraqeno parla e parla per circa venti ore. Alla fine termina la chiamata e chiede "Quanto devo?". E il diavolo dice "Un dollaro". "Solo un dollaro?!" esclamano insieme l'inglese e l'americano. "Sì" risponde il diavolo, "Da inferno a inferno è una chiamata locale".

martedì, agosto 02, 2005

Istikhbarat il dakhliyya

Il racconto di Khalid Jarrar sul rapimento e la detenzione subita ad opera dei servizi segreti iraqeni è molto lungo e deve far pensare. Ne riporto una parte, circa 5 pagine su 13. Quello descritto dal giovane blogger iraqeno non è la peggior tragedia di quella terra, è semplicemente il nuovo Iraq dell'occupazione, il nuovo Iraq della democrazia esportata, il nuovo Iraq del dopo Saddam, il nuovo Iraq dei Servizi e dei complotti. E' il nuovo Iraq ...nella vita di tutti i giorni di uno studente e di milioni di persone che da decenni vengono venduti a buon prezzo, per il petrolio, alla guerra degli altri, alla dittatura dei pochi, all'occupazione dei nuovi conquistatori.

Mi sono trovato ...

«...addormentato nello spazio disponibile in una tomba, tra due muri che toccavo con la testa e con i piedi, circondato da corpi umani che mi toccavano da entrambe le parti, in modo che difficilmente potevo muovermi durante quella lunga ...lunga notte, in una stanza di 12 metri quadrati piena di 35 persone che cercavano di dormire e di trattenersi per non combattere ...

L'intera faccenda è cominciata quando sono andato all'università a pagare le mie tasse scolastiche, il fatto è che il campus di ingegneria è separato dal resto dell'università da parecchi chilometri, ma per le questioni amministrative gli studenti devono recarsi al quartiere centrale e questo è quello che avevo fatto. Ero entrato nel campus principale ed ero andato verso gli uffici finanziari per pagare. Avevo iniziato la compilazione dei moduli ed ero arrivato al punto in cui era necessaria la firma della direttrice per completare il lavoro, ma questa era impegnata in una riunione. Così gli impiegati mi avevano chiesto di andare a perdere un po' di tempo nel campus fino alla fine della riunione e lo feci.

Che cosa avreste fatto voi in questo caso? Sareste andati al bar? Ci ho tentato, ma mi ero già annoiato dopo un quarto d'ora e allora, non ricordo come, l'idea si accese nella mia testa come una lampadina: "internet". Naturale, cosa è meglio di internet per ammazzare il tempo?

Ricordai che c'era un internet cafè all'interno del campus. Ci ero venuto raramente in quel campus durante gli ultimi cinque anni. Penso di esserci venuto appena tre o quattro volte. In ogni caso sono andato all'internet cafè e ho fatto il mio giro consueto: Raed in the Middle, Riverbend, ecc. ecc. e ho cominciato ad annoiarmi di nuovo. Ho lasciato l'internet cafè e mi sono diretto di nuovo agli uffici finanziari.

Sulla strada sono stato fermato da un vecchio, con una faccia odiosa. “tfa`6al” ha detto (vuol dire qualcosa del tipo: "come posso aiutarti?"). Ero un po' sopreso, ho detto “inta tfa`6al!” (che significa: "come posso aiutarti?"). Ha detto: dove stai andando?
Così capii che doveva trattarsi di una specie di incaricato della sicurezza. Avrei detto dal suo tono che sembra il tipico uomo della sicurezza stile-saddam.
"Agli uffici finanziari, per pagare le mie tasse scolastiche", ho detto.
"Dov'eri finora?"
"All'internet cafè!"
"Dov'è il tuo documento di identità?"
"Alla reception all'entrata del campus con il mio cellulare" (questa è ora una cosa comune, in tutti gli edifici governativi devi lasciare il cellulare alla reception, non puoi portarlo con te).

Per favore gente, non siate sorpresi di tutte queste faccende. Era una cosa molto comune nell'"Iraq di Saddam" ed è molto comune nell'Iraq di oggi.

In ogni caso il vecchio odioso ha deciso di scortarmi per essere sicuro che gli stessi dicendo la verità.

Appena entrati negli uffici finanziari, gli impiegati mi parlarono di loro iniziativa, così lui capì che ero stato lì prima ed ero uscito. Ho pagato, ho preso la ricevuta e sono uscito. Quando sono tornato alla reception all'entrata del campus per prendere il mio cellulare, il cassetto era "chiuso a chiave per errore", così mi fu detto. Aspettavano la persona che aveva la chiave. "Sarà qui a momenti", mi dissero.

Mi sedetti e aspettai la liberazione del mio cellulare. Allora improvvisamente, dopo pochi minuti, qualcuno entrò e chiese "dov'è il ragazzo detenuto?".

Gli altri addetti alla sicurezza puntarono il dito verso di me!!!

Feci qualcosa come: ehhhh ...scusate c'è un equivoco qui, non sono detenuto, solo che il cassetto del cellulare è chiuso a chiave per errore!

"Vieni con noi, abbiamo qualche domanda per favore", dissero, e andai con loro, cercando risposte nella mia testa ...

Mi hanno perquisito con cura; mi hanno tolto le scarpe e le hanno esaminate, e pure l'orologio. Hanno letto tutte le carte che avevo nelle mie tasche e mi hanno fatto domande sulle mie origini, nazionalità e molte altre. Poi mi hanno chiesto di sbloccare il cellulare in modo che potessero controllarlo. A quel punto ne avevo abbastanza, dissi che non lo avrei sbloccato se non in presenza della "persona" che si nascondeva da qualche parte nel campus, quello che poneva tutte queste domande con un messenger.

Non gradirono la mia risposta.

Un altro tizio venne dopo un po e mi chiese: chi hai contattato su internet?
"Mia madre e mio fratello" ho detto.
Non sembrava soddisfatto.
"Trattenetelo" ha detto.

La cosa successiva che ricordo, un poliziotto molto grasso entrò nella piccola stanza, mi chiese di mettermi faccia al muro, mi perquisì di nuovo, prese il mio denaro e gli occhiali, mise un cappuccio sulla mia testa e manette ai miei polsi (ho ancora i segni sulle mani). Mentre le mie mani erano dietro la schiena e la mia testa incappucciata, mi fece correre per circa un minuto fino a che non raggiungemmo un furgone della polizia dove fui forzato ad entrare. L'auto si mosse verso una destinazione ignota ...

Forse non volete conoscere le imprecazioni e le maledizioni che ho sentito durante tutto il percorso, ma forse volete sapere che nessuno mi picchiò.

Abbiamo raggiunto un edificio lussuoso, posso dirlo dal marmo sul pavimento. Il pavimento era la sola cosa che potevo vedere a quel punto, attraverso un piccolissimo spazio tra il cappuccio e il mio naso. A quel punto sono stato introdotto in una stanza dopo aver preso un ascensore.

Avevo paura di essere portato nelle stanze delle torture direttamente; pregavo di trovare qualcuno con cui parlare, per spiegare che tutto quello non poteva essere altro che un piccolo stupido errore!

Dio ha risposto alle mie preghiere.

Invece di essere portato in qualche cunicolo sotterraneo sono stato condotto in una stanza con aria condizionata con un mucchio i persone. Posso dirlo dalle voci, che stavano interrogando qualcuno. Non potevo ancora vedere niente ma mi liberarono le mani.

Capii che la persone che stavano interrogando (Sa'ib, come seppi più tardi, perchè era nella stessa cella con me), aveva fatto una cosa orribile. Sa'ib era entrato nell'ufficio di un funzionario di alto grado del ministero degli interni e aveva cercato di ricordare al funzionario che suo padre aveva lavorato con il medesimo funzionario molto tempo prima sperando di potergli chiedere un favore. Il favore era di ordinare il trasferimento di un amico di Sa'ib, un poliziotto, ad un altro governatorato.

Il funzionario non ricordava il padre di Sa'ib e rifiutò di aiutarlo, quindi ordinò alle sue guardie di trattenere Sa'ib per un interrogatorio!!!

Quando ho lasciato il carcere, Sa'ib era ancora lì.

Lo hanno picchiato tanto, "come osi entrare nell'ufficio di un funzionario in quel modo?" gli dicevano.

Di nuovo alla stanza con aria condizionata dell'interrogatorio, stavo ancora faccia al muro, i miei occhi erano coperti e il mio cervello lavorava velocissimo cercando di vedere attraverso l'oscurità di fronte ai miei occhi.

Poi venne il mio turno :))

"Finalmente!" mi sono detto.

Cominciarono chiedendomi: "qual'è la connessione tra te e le bombe di Londra?" !!!

Feci: "haaaaa???!!" Dissi: "Bombe di Londra???! Nessuna!"

BANG!!

Una mano pesante atterrò sul mio collo, il mio cervello era troppo occupato per sentire dolore, sentii il mio collo intorpidito per un po'.

"PARLAAA" gridò.

"Voltati" urlò.

Mi voltai guardando a quel punto la stanza, ma senza vedere altro che il mio naso e le scarpe della persona che mi stava interrogando, in piedi da vicino.

"Perchè hai la barba?" chiese.

"Perchè il profeta ..." (Cercavo di dirgli che il profeta Maometto l'aveva, e che io l'avevo perchè mi piaceva somigliargli ...)

BANG

Mi schiaffeggiò sulla faccia. Fece un gran rumore e la stanza diventò silenziosissima per alcuni secondi ...

"Possa il profeta maledirti" gridò.

Di nuovo il mio cervello non reagì ai segnali di dolore, non lo sentivo.

Per le successive ore mi fecero domande come "chi sono gli altri membri della nostra [sic] cellula terrorista, da dove vengono i tuoi fondi? che operazioni devi fare?"

"Che cos'hai contro la Shia?"
Dissi: "niente, mia madre è shiita!"
Disse "cos'hai contro i Kurdi? Perchè non vai a farti esplodere ed uccidere i Kurdi?"
Dissi: "perchè Dio dice nel Corano ..." (stavo cercando di citare una parte del Corano dove Dio ci ordina di non uccidere un'anima innocente) mi interruprre gridando, "Conosciamo il Corano meglio di te".
"Il mio miglior amico è Kurdo!" dissi.
"Per forza lo è, così puoi avere informazioni sui Kurdi da lui, vero?" rispose.

Nulla di quello che dicevo sembrava avere senso per loro. E nulla di quello che dicevano poteva avere senso per alcuno al mondo.

Alla fine capii perchè ero lì, dopo qualche ora. Gli incaricati della sicurezza dell'univesità avevano registrato e stampato tutti i siti web che avevo visto mentre ero online laggiù. Mi stavano accusando di aver "letto siti di terrorismo" e di aver "comunicato con terroristi stranieri".
"Sai cosa sono queste pagine?"
Le guardai e mi accorsi che era la sezione dei commenti di Raed in the Middle!! [ndr il sito del fratello di Khalid, Raed]
Avevo aperto la sezione dei commenti navigando all'università, letto qualche commento e neppure postato alcunchè. Ma questa gente non sembravano conoscere nulla di internet, e non parlavano inglese, così io ero fortemente sospettato di essere un assistente di al Zarqawi forse! O avevo un mio gruppo terroristico con connessioni all'estero!

Venni accusato di terrorismo e mandato in cella dopo che decisero che non mi stavo aiutando perchè non stavo aiutando loro!!
"Aiutarvi come??!" chiesi "sono così disposto ad aiutarvi nel modo che volete, ma ditemi esattamente cosa volete sapere?"
"Dicci il nome degli altri membri del tuo gruppo, e dove prendi i tuoi fondi" allora risposero.
Entrai in cella e trovai persone che mi guardarono con curiosità, ma silenzio totale.
“Assalamo alaykom!” dissi con un sorriso, e mi sedetti per terra, proprio come gli altri.
"Alaycom assalam!" disse ognuno di loro ...
Poi uno di loro non potè resistere e chiese: "perchè ti hanno portato qui?" Gli raccontai la storia e sembrarono tutti molto contrariati.
Nei minuti successivi conobbi le storie delle altre persone che stavano lì. Poi improvvisamente mi venne in mente: "dove siamo? Lo sapete?" Chiesi con curiosità.
Tutti sembravano piuttosto spaventati, sapevo che avevano la risposta ma non sapevo se si sarebbero già fidati abbastanza per dirmelo o no, ero lì solo da un paio di minuti.
Poi qualcuno mi sussurrò all'orecchio "istikhbarat il dakhliyya", "ma non dirlo a nessuno che lo sappiamo. Istikhbarat il dakhliyya è il Mukhabarat, cioè i servizi di informazione, i servizi segreti della polizia.
"Ohhh!!" dissi "le vostre famiglie sanno dove siete?"
Fecero cenno con la testa: no.


[ segue in inglese su Secrets in Baghdad o anche qui nei commenti ]

domenica, luglio 24, 2005

Khalid è libero!

Lo ha comunicato suo fratello Raed Jarrar sul blog "Raed in the Middle" stasera.

«Dopo lunghi giorni di incertezza e preoccupazione, Khalid ora è libero. Vogliamo ringraziare tutti quelli che hanno cercato di darci conforto in questi giorni difficili con gentili email e messaggi. Per le ultime due settimane, la mia famiglia ed io abbiamo impiegato tutte le nostre forze cercando di ottenere che Khalid fosse rilasciato dal carcere in Iraq. Ora che è libero dirigeremo i nostri sforzi verso le decine di migliaia di altre persone innocenti imprigionate nei centri di detenzione negli USA o nelle carceri del regime supportato dagli USA». - Posted By Raed Jarrar at 10:17

mercoledì, luglio 20, 2005

Khalid Jarrar, blogger iraqeno, rapito e incarcerato dal mukhabarat

Molti di noi conoscono il blog "Baghdad Burning" e gli ottimi post della blogger "river" di Baghdad. E alcuni di noi conoscono il blog "Tell me a secret" di Khalid Jarrar. Non so se ricordate la storia di "D", ragazza iraqena scampata ai razzi sparati all'università di Baghdad (traduzione in "D è viva!"). Ecco, sembra che proprio Khalid Jarrar, sia in grossi guai. Riporto il post di river.
«Venerdì, 15 luglio 2005 - Preghiere per Khalid ...
Raed di "Raed in the Middle" ha alcune pessime notizie. Suo fratello Khalid del blog Tell me a Secret è stato rapito dai nuovi servizi segreti (mukhabarat) iraqeni. Stiamo tutti pregando che stia bene e che Allah/Dio dia alla sua famiglia la forza di affrontare questa situazione. Nid3eelek bil salameh wil rijoo3 ila il a7ibeh wil ahal wil 7'irooj min hathihi il mi7neh bi 7'air ya Khalid... - posted by river @ 12:01 PM»


Quello che segue è il preambolo e il manifesto del blog di Khalid: «Io sono a favore di Dio, io sono a favore della vita, io sono a favore dell'umanità, io sono a favore della verità. E quando il governo americano sceglie di essere contro tutto questo, allora, accidenti, io sono contro il governo americano».
Particolare a dir poco inquietante, in un post del 10 luglio scorso, Khalid Jarrar comunicava che di ritorno da Amman ha trovato la casa svaligiata da ladri molto singolari che avevano portato via parti dei suoi computer. Questa era stata la sua veloce interpretazione: «Volevano rubare i miei due computer ma non sono riusciti perchè erano troppo grossi per il buco che avevano fatto, così, invece, stranamente, li hanno aperti ed hanno estratto e portato via solo alcuni pezzi importanti! Ora, signori e signore, non è carino? :) Ladri ben educati! Sì, non sono solo al governo ora, ma anche nelle strade, chi dice che c'è mancanza di creatività in Iraq? ...» [link]

Ma almeno è vivo!

Khalid ha telefonato dalle prigioni del mukhabarat dove pare sia stato rinchiuso per questioni ...attinenti il suo blog. Lo ha comunicato il fratello, Raed, il 14 luglio scorso.
«My mom called me today at 7 in the morning, shouting with happiness: "Your brother is okay!". Niki and I were the last members of the family to know the "happy news". My brother called my dad from the Iraqi mokhabarat's jail to inform us he was alive; he said he was abducted by the mukhabarat men from his university. My dad called my mom and Majed, and they informed us then.
The feelings of joyfulness in our family now would give anyone the impression that my brother has won the lottery! My mom spent the morning planning my brother's future, including the arrangements of his wedding party!
If your child or sibling vanishes for two days then calls from the secret service jail in any other place on earth, that would be considered a disaster and a violation of human rights…
In Iraq, however, it’s Happy News.
Because the other options include: To be tortured, executed, and thrown in garbage by SCIRI and their Badr brigades. To be held by the Iraqi police and left to choke to death in one of their cars. To be held by the US troops then disappear and be mistreated for months in one of their many prisons. To be kidnapped by one of the countless criminal gangs and cost your family some tens of millions of Iraqi Dinars and/or your life.
So now you can see why being held at the mukhabarat jail is such happy news!
My dad said that Khalid mentioned something about his writings or his blog. We’re not sure whether our blogs are the reason behind the abduction of my brother, but it’s one of the possible scenarios. In case if they were, we’ll stand for our political values of anti-violence, anti-occupation, pro-dialogue, pro-free speech, and all of the other honourable stands that my family has taken in our lifetime.
Our goal now is to ask the mokhabarat to take my brother to court and reveal what exactly he is being charged with (if anything)».
[link]

Commenti sulla Torre di Babele
Notizie sul blog del fratello di Khalid, Raed in the Middle
Forum sul Guardian Unlimited
Petizione per la liberazione di Khalid Jarrar su The Petition Site

"I need help"

La situazione non sta migliorando in nulla per il giovane blogger Sohrab di Kabul. Poichè non esistono situazioni che possano a priori essere prese alla leggera, ricopio di seguito la nota al post datato 19 luglio di Sohrab Kabuli. Il messaggio è piuttosto enfatico, ma, come mi è stato ripetutamente precisato, conosciamo molto poco la situazione sul posto.
«NOTE: I will also write a clarification soon about receiving death threats from B.B.C journalist. How he is going to reveal my identity to warlords that he may connected. But i will keep update here to show that i am still alive and not killed yet. I will keep up to date here until i am alive, if you see that this page is not in update any longer; believe that Sohrab kabuli is not alive any longer to update his "shared pains". To show how stubborn i am about my freedom of speech i will keep upgrading here with the news from B.B.C a giant media company. Before going to death i want to bring my voice to the world if any humanitarian organizations have the humanity sense to safe me. I want to bring my voice to all bloggers that an Afghan blogger from long distance but close heart and kindly asking for help».
Ricopio infine qui il lapidario messaggio postato su questo blog da Sohrab alle 7.37 am (4:37 PM ora italiana): «Afghanlord said... Dear Pipistro, I need help!» Prego chiunque abbia un riferimento sicuro o perlomeno affidabile a Kabul di comunicarmelo.

[v. aggiornamenti nei commenti]

lunedì, luglio 18, 2005

Afghan Lord vs BBC (aggiornamento)

Questo è il comunicato trasmessomi il 17 luglio da Sohrab Kabuli (pseudonimo del giovanissimo titolare del blog "Afghan Lord" di Kabul) e ricevuto da parte della BBC, in particolare dall'Editor della Afghan Stream di BBC WS, Persian/Pashto Service. Il comunicato - tradotto alla meno peggio - non brilla comunque per chiarezza e mi scuso per eventuali inesattezze. Il ventiduenne blogger afghano si chiede ora, senza mezzi termini, cosa deve fare. L'assenza di un affidabile riferimento impedisce a mio avviso, per il momento, di fare ulteriore chiarezza sulla vicenda senza la piena e concreta collaborazione della BBC. Per opportuna informazione di tutti, in questi giorni si sono verificati numerosi accessi da parte di macchine del server BBC su nostri blog (italiani) che hanno trattato la questione.

«...La BBC ha concluso le sue indagini ma è non è stata in grado di raggiungere una risposta definitiva per le ragioni sotto evidenziate. Riteniamo comunque che ora siano state raggiunte prove suscettibili di mettere in dubbio il contenuto della denuncia e il modo in cui il sito del sig. Kabuli ha dichiaratamente subito accessi da un computer della BBC. La BBC è stata in grado di stabilire i seguenti fatti. L'indirizzo IP menzionato da Sohrab Kabuli (uno pseudonimo) nel suo blog appartiene ad un computer situato nell'ufficio della BBC di Kabul. Comunque il computer non è assegnato ad una particolare persona e può essere usato da chiunque nell'ufficio. La BBC non è in grado di confermare se i messaggi in questione provenissero da [quella] macchina o fossero alterati sul blog per apparire come provenienti dal pc. Però l'indagine ha evidenziato che il sig. Kabuli può aver avuto accesso al computer in questione. La BBC contatterà il sig. Kabuli direttamente per chiarire questo ed altre questioni relative ad allegazioni di precedenti incidenti su e-mail abusive inviate ad altri broadcasters internazionali. La BBC può confermare di non aver trovato prova di condotte minacciose nei confronti del sig. Kabuli da parte di alcun membro dello staff della BBC. La BBC può confermare che il sig. Kabuli non è sottoposto a minacce da parte della BBC. La BBC chiarisce che tali comunicazioni sarebbero contrarie alle linee di condotta della BBC e inaccettabili se provenissero da alcun membro della BBC. La BBC non comprende perchè le e-mail contenenti materiale offensivo e minaccioso siano state rese pubbliche dopo due mesi da una fonte che diffonde tramite il blog quotidianamente. Il tempo trascorso per rendere pubblica la denuncia in questione ha comportato difficoltà nel raggiungere una conclusione definitiva nonostante le nostre migliori intenzioni. Comunque non abbiamo trovato una prova decisiva o conclusiva che la minaccia provenisse da un membro dello staff della BBC. Se il sig. Kabuli ha ulteriori prove la BBC sarà grata di riceverle. La BBC si impegna ad investigare immediatamente su future denunce se le stesse saranno inoltrate tempestivamente».

Il 18 luglio Sohrab mi ha trasmesso la sua risposta alla mail dell'Editor della BBC WS Persian-Pashto Service, Mr. Zahir Tanin, mandandone copia al Direttore delle News Richard Sambrook e al Direttore per l'Afghanistan, e al loro servizio per la segnalazione degli abusi.

Nella mail di risposta Sohrab ha precisato:
- che solo le "normali" mail del loro sedicente giornalista - quelle in cui esprimeva una semplice opinione - sono piuttosto datate (di un paio di mesi fa) e che invece le minacce ricevute arrivano ai giorni nostri;
- che quelle mail servono solo a far constatare l'identità di IP rispetto a quelle contenenti minacce;
- che non è stato effettuato da lui alcun "accesso ai loro computer" (!!) ma solo controllato, ovviamente, il traffico in ingresso sul blog Afghan Lord di provenienza computer e server della BBC;
- che non avrà difficoltà a precisare la sua identità (più volte ricercata da BBC tramite rete) se verrà convocato personalmente presso i loro uffici di Kabul;
- che il loro compito è quello di individuare se il sedicente giornalista BBC - di cui, ripeto, è noto nome e cognome - ha inviato quei messaggi personali e di minaccia ed insegnargli ad usare il computer della BBC secondo le regole e la "policy" dei network internazionali.

mercoledì, luglio 13, 2005

Punti di vista

Roma, 12 luglio 2005 - Entro 6 mesi l'Italia sara' colpita da attacco chimico. E' il momento di colpire Berlusconi. Lo sostiene l'ex imam di Carmagnola. Abdel Qader Fadlallah Mamour,seguace di Bin Laden, gia' espulso dal nostro paese, lo ha dichiarato in un'intervista rilasciata a Sky TG24.'Le citta' candidate ad essere colpite,secondo Mamour, sono Roma, Milano, Bologna, Venezia e le armi utilizzate: "armi non convenzionali come il gas nervino che l'Italia non e' in grado di individuare". [Ansa]

Tutte le volte che i media riferiscono di un attacco terroristico, un miliardo di musulmani nel mondo trattiene il respiro e prega, "o Dio, fa che non sia un musulmano".
Negli ultimi anni le parole "terrorista" e "musulmano" sono malauguratamente diventate sinonimi. Uccidere gente innocente nel nome della religione è diventato il marchio di fabbrica di certi segmenti della nostra comunità. Questo non succede perchè i musulmani sono intrinsecamente gente violenta, o perchè la nostra religione ci ordina di uccidere. E' perchè l'Islam e il suo messaggio sono stati dirottati da una piccola minoranza di fascisti seguaci adoratori della morte, sorti da gruppi nutriti per decine di anni da governi occidentali ansiosi di contenere il diffondersi del comunismo.
Ero un adolescente quando ho incontrato per la prima volta la violenza e le tattiche fasciste degli estremisti islamici. Era il 1969, al campus dell'Università di Karachi quando vidi per la prima volta dei vigilanti islamici promuovere la separazione secondo il sesso tra ragazzi e ragazze [...] Oggi, mentre le varie sussidiarie di Al-Qaida uccidono gente innocente nel nome della battaglia contro il "decadente mondo occidentale" e George Bush restituisce il favore chiamandoli "il male", alcuni di noi sono abbastanza vecchi per ricordare e non possono far altro che scuotere la testa sconcertati. Un giorno gli storici dovranno scrivere il sordido capitolo in cui un mostro creato per distruggere l'avversario si è rivoltato contro il suo stesso creatore [...]
Ai miei fratelli e sorelle musulmani dico che il nemico numero uno dell'Islam è oggi Al-Qaida, e quelli che invocano l'Islam per ottenere il potere; sia esso in Arabia Saudita, in Iran o nella moschea locale. Non sono vostri amici. Il mondo guarda ad un futuro tetro e noi musulmani in Canada e in occidente abbiamo bisogno di condurre una battaglia contro l'ideologia di Al-Qaeda. Abbiamo bisogno di vincere dove George Bush ha fallito. Amici, è una battaglia di idee e "a Dio piacendo", la ragione trionferà sull'odio e sul dogma.
[Tarek Fatah su MWU]

sabato, luglio 09, 2005

La BBC indaga (aggiornamento)

La BBC ha preso seriamente la denuncia del blogger Sohrab Kabuli di Afghan Lord e i pressanti solleciti pervenuti da tutta la "blogsphera". Successivamente al comunicato del 5 luglio 2005 del Direttore delle News, Richard Sambrook, è infatti intervenuto anche l'Editor dell'Afghanistan World Service, Zahir Tanin. Allo stato la BBC ha affermato prudentemente e prevedibilmente di non aver trovato prova della provenienza delle minacce da un membro del loro staff, ma che le loro investigazioni sono tuttora in corso e si è riservato di comunicare i risultati delle indagini non appena in possesso di notizie affidabili. Ricopio di seguito il messaggio inviato a Sohrab dalla sezione afghana della BBC il 7 luglio scorso. Lo scopo della denuncia è comunque per il momento raggiunto. Chiunque sia, infatti, l'autore delle minacce, giornalista o mitomane, egli sa di essere ormai costantemente sotto osservazione.

«Date 07/07/2005 - Dear Mr Kabuli, I would like to acknowledge the receipt of your letter making serious allegations against a member of my staff. May I assure you that we are conducting an in-depth investigation which at this stage is continuing. I'm enclosing a statement released by the BBC explaining our current position: "The BBC has been investigating a serious allegation that offensive e-mails were sent from one of its staff members in the Kabul office. We are treating this extremely seriously. We are clear such a communication would contravene BBC guidelines and be unacceptable if they came from any BBC staff member. We are conducting an urgent investigation both in London and in Kabul to ascertain whether the e-mails came from the BBC. At this stage we have found no evidence of inappropriate or threatening behaviour by our staff towards Mr Sohrab Kabuli who made the complaint. The BBC continues to investigate the complaint further and will communicate the results of our investigation as soon as we have any reliable information. But at this stage we can re-affirm that we have found no evidence of threatening behaviour toward Mr Kabuli by any BBC staff member". Zahir Tanin Editor Afghanistan BBC WS, Persian /Pashto Service - Telephone: +4420755*****» [link]

lunedì, luglio 04, 2005

Minacce a un blogger di Kabul

Sembra che qualcuno, abusando di un indirizzo IP della BBC, stia minacciando da giorni un giovanissimo blogger di Kabul. Trascrivo dal blog Afghan Lord alla data di oggi.

«Domenica, 3 luglio 2005
Da una settimana ricevo messaggi di minaccia alla mia sicurezza personale da un giornalista della BBC di Kabul e non potrò continuare ad aggiornare questa pagina per qualche giorno. Ho trovato il suo indirizzo informatico (IP), ho fatto una ricerca con quell'IP tramite tracking (IP tracer) e ho trovato i seguenti risultati: indirizzo IP 132.185.144.120 - England - London - UK - British Broadcasting Corporation. Sono spaventato e di pessimo umore. Contatti: afghanlord@yahoo.com - kabuli_2005@yahoo.com Il mio blog in farsi: http://kabul2.blogsky.com "Shared Pains" è vincitore del premio per la libertà di espressione con altri sette selezionati tra altri 60 nel mondo, vedi su Reporters Without Borders. Postato da Sohrab Kabuli Afghanlord, 11:32 PM».


Il blog in farsi "Shared Pains" del giovanissimo blogger Sohrab Kabuli è citato dalla stessa BBC al seguente link.

Aggiornamento del 4 luglio 2005.

Ricevo da Sohrab Kabuli e giro a tutti.

«Ho preso questi messaggi dall'archivio del mio weblog (http://kabul2.blogsky.com - ndr è in farsi). Un certo Mr ******* (nome e cognome), che ha di recente sconvolto la mia vita, è entrato nel mio blog con le seguenti specifiche: vero nome, indirizzo del suo blog, indirizzo e-mail ed IP.
Dopo un paio di mesi, Mr *****, ha messo un nuovo messaggio nel box del mio blog ma con lo pseudonimo "Io ti conosco" ("meshnasamat" in farsi), mentre tutte le altre specifiche indicavano essere la stessa persona. Questa volta Mr. ***** mi scriveva le parole più sporche e disgustose. All'inizio provvedevo a cancellare i messaggi uno dopo l'altro. Oggi sta minacciando di pubblicare presto il mio vero nome, e aggiunge: "I tuoi giorni sono finiti. Smettila di scrivere ulteriormente". Ora sono in una situazione comprensibilmente dura. Come risultato dei miei pungenti commenti politici sulla situazione sento la mia vita personale in pericolo ...».


A titolo di esempio, ricopio il testo del messaggio ricevuto dal personaggio di cui sopra (IP corrispondente a Mr. *****) sotto lo pseudonimo "Io ti conosco", che Sohrab Kabuli ha tradotto dal farsi all'inglese.

«Have you scared a lot? So timid you are. You are exactly like a wounded dog. Do you think I do not know you? You are the one who once used to grow longer hair. You are the one, whose last three digits of mobile number end with 033. Aren't you? You are the one who once used to work with the InterNews, and you are still working. Aren't you? Do not so disappointedly shake your hands and feet. Your work has come to its end. I will very soon disclose your dirty name. filths like you do not have any place in this land. You have to be buried in a muck grave. You and your complexes should be buried under debris of stone and clay. There were a number of people like you, who did not remain alive. They were all buried in graves. You have to be taken off from this land so that better human beings could take your place. For, you are dirty».

Ragionevolmente riterrei che Mr. ****** che si presenta utilizzando il nome e cognome di un giornalista della BBC, con l'indicazione di un sito web e un indirizzo e-mail corrispondenti e prosegue nei suoi minacciosi sproloqui abusando di un IP che appartiene apparentemente alla medesima BBC, sia un usurpatore, millantatore e mitomane. I suoi dati sono stati comunicati alla BBC per le verifiche del caso ma non mi risulta che allo stato la British Broadcasting Corporation si sia fatta viva.

mercoledì, giugno 22, 2005

Repetita juvant

Nell'ansia di dare impulso al malizioso castello di illazioni ed accuse già sperimentato anche in funzione della pretestuosa campagna iraqena, il 16 giugno scorso G.W.Bush si è lasciato andare all'ennesima profluvie di dichiarazioni preventive, oggi destinate al prossimo e favorito bersaglio del progetto che, se non ci fosse da preoccuparsi per i destini del mondo, potremmo giocosamente definire "...alzati che mi debbo sedere in Medio Oriente".
Dal New York Times del 16 giugno 2005 risulta infatti che l'ineffabile presidente USA - illuminato da Dio ma sovente forse obnubilato da altre ed ignote circostanze - in vista delle epocali elezioni in Iran ha dichiarato fra l'altro che il processo elettorale iraniano difetta dei requisiti essenziali della democrazia e che le oppressive premesse della dirigenza locale mineranno la legittimità del voto.
Nessuno dubita che la inopportuna sortita del presidente americano sia funzionale ai fin troppo palesi disegni che hanno sin qui caratterizzato il suo mandato e al quale solo recentemente il Congresso sembra aver intenzione di mettere un freno. Ma anche alla più superficiale delle analisi l'iniziativa risulta provocatoria, impopolare e controproducente.
Vogliamo concedere a G. W. Bush il beneficio del dubbio e in buona compagnia siamo quindi indotti a credere che si comporti solo da pessimo statista e, per quanto sembri assurdo, possa essere circondato - anche e non necessariamente in alternativa - da interessati arrivisti, da incoscienti o da incompetenti.
Senza star troppo ad indagare sul modo di pensare della gente di una nazione sovrana "per quanto islamica", raccogliamo e riportiamo un interessante pezzullo dal blog iranian truth, con la certezza che analogo discorso ben possa riflettere, mutatis mutandis, i pensieri che hanno agitato il popolo iraqeno ed una situazione oggi ormai compromessa da decine di migliaia di morti e dall'impiego di miliardi di dollari a beneficio di pochi. Situazione infine impattata nella inestricabile spirale di distruzione e disperazione che sta accompagnando quella che i media ancora stentano a definire guerra civile.

«Cattiva mossa Bush - Le recenti osservazioni di Bush sulle elezioni in Iran sono state una pessima idea. Quello che i consiglieri di questa amministrazione necessitano di cominciare a capire è che gli iraniani spingono il loro governo perchè cambi, come quelli che stanno protestando o sostenendo ora attivamente i loro candidati, ma NON vogliono che il governo degli USA e in particolare Bush, dica alcunchè, per due ragioni:
1) c'è un grande sentimento nazionalistico in Iran. Anche se non ci piace qualcosa, se è iraniano non ci piace che a voi non piaccia. E' come odiare il proprio fratello. Nel momento in cui qualcuno all'esterno della famiglia comincia a dire qualcosa di male di lui, anche se lo odi, lo difenderai.
2) dà più potere agli elementi conservatori. Questo è un argomento legato al primo motivo. Pensate a quanto i discorsi di Bush sull'asse del male danneggiano i riformisti iraniani. Immediatamente dopo il suo discorso il sentimento antiamericano ha infiammato nuovamente gli animi.

E' interessante che William Beeman [ndr professore di antropologia alla Brown University ed esperto di cultura iraniana e questioni sociali], appena ritornato dall'Iran, abbia puntualizzato quanto segue nell'intervista che ha rilasciato al New York Times.
«Penso che gli USA certamente non svenderebbero le elezioni, qualsiasi cosa accada. L'amministrazione Bush ha la sciagurata abitudine di dire cose negative proprio quando le cose iniziano a migliorare. Abbiamo avuto una possibilità enormemente importante di un'apertura all'Iran dopo il terremoto di Bam [dicembre 2003], solo per vedere il presidente Bush, a capodanno, venir fuori di nuovo con osservazioni assolutamente negative sull'Iran. Se l'amministrazione non riesce a dire alcunchè di positivo, allora è meglio che non dica niente. Che piaccia o non piaccia che i candidati siano stati esaminati attentamente o meno prima delle elezioni, il fatto è che queste sono elezioni vere e stanno veramente avendo luogo. E non sono elezioni controllate e non sono elezioni di cui conosciamo l'esito. E se si dovesse andare a un run-off, benchè Rafsanjani sia ora il candidato favorito, non è chiaro se vincerà, perchè gli altri candidati, e ce ne sono parecchi, potrebbero appoggiare il suo oppositore».

Il mio consiglio a Bush è "tieni la bocca chiusa. Scegli sempre il peggior momento per parlare. Se vuoi criticare il governo iraniano, fallo dopo che le elezioni saranno fallite, non farlo quando la gente ancora pensa che le elezioni possano cambiare le cose. Il tuo discorso sarebbe stato valido se dopo le elezioni avesse vinto un sostenitore della linea dura perchè solo il 10-20% della popolazione ha votato. Ma non sappiamo ora se sarà il caso. Così le tue dichiarazioni non hanno costrutto nè sono d'aiuto". Se l'amministrazione Bush è veramente interessata ad un cambiamento democratico in Iran - cosa di cui più o meno credo sia preoccupata - allora chiunque [nell'amministrazione USA] si stia occupando della politica iraniana dovrebbe essere decisamente licenziato». [iranian truth]

lunedì, giugno 20, 2005

Senza vergogna

Il 18/06/2005, nel consueto discorso del sabato alla nazione, il presidente Bush con straordinario tempismo e fenomenale improntitudine ribadisce che la campagna militare è «un test vitale» per la sicurezza dell'America sottolineando che «la missione non è facile e non può essere portata a termine dal giorno alla notte». E ancora, non pago del fatto di essere già stato sbugiardato anche sul punto specifico, reitera il solito vetusto slogan, buono per tutte le occasioni, dichiarando che «siamo andati in guerra perchè siamo stati attaccati [e che] i terroristi hanno fatto dell'Iraq il fronte principale della guerra contro il terrorismo».
Non bisogna ringraziare i neo-folli sicofanti dei media nazionali e internazionali, se tutti ormai conoscono il "Downing Street Memo". Il memo è in definitiva la bozza - qualificata segreta e strettamente personale - riservata interna all'UK - di un incontro tra il primo ministro britannico Tony Blair e il suo gruppo dirigente per la sicurezza nazionale. L'incontro ebbe luogo a Downing Street il 23 luglio 2002, e le minute trafugate sono state pubblicate per la prima volta dal Sunday Times di Londra il 1° maggio 2005.
Questo è quanto si dice all'udienza del Congresso USA a Washington il 16 giugno 2005: «..."La recente diffusione del Downing Street Memo fornisce nuove e stringenti prove che il Presidente degli Stati Uniti è attivamente coinvolto in una cospirazione per ingannare e sviare il Congresso degli Stati Uniti e il popolo americano sui presupposti per muovere guerra all'Iraq. Se vera, questa condotta costituisce un crimine capitale ai sensi dell'Articolo II, Sezione 4, della Costituzione degli Stati Uniti" ha detto John Bonifaz durante la sua testimonianza oggi al Congresso [...] Il 1° maggio 2005 un articolo del Sunday Times di Londra ha svelato i dettagli di un memorandum segreto, conosciuto anche come le bozze di Downing Street, che riportano le minute di un incontro del luglio 2002 tra il primo ministro [britannico] Tony Blair che descrivono il Presidente americano già deciso a muovere guerra nell'estate del 2002, malgrado le dichiarazioni contrarie al pubblico e al Congresso. Le minute descrivono pure gli apparenti sforzi dell'Amministrazione nel manipolare i dati dell'intelligence per giustificare la guerra. L'udienza del 16 giugno cercerà di rispondere alle serie questioni costituzionali originate da queste rivelazioni e investigherà gli altri movimenti dell'Amministrazione per arrivare alla guerra che confermano ulteriormente il Downing Street Memo».
[televideo rai]
[antiwar.com]
[uruknet]
[reporter associati]

domenica, giugno 12, 2005

Post mortem

I dubbi sulle inesplicabili circostanze che hanno portato alla repentina uccisione di Enzo Baldoni sono presenti a tutti e sono ufficialmente condivisi dal Direttore del Sismi, Nicolò Pollari, che ha dichiarato da ultimo: «accadono cose che è difficile comprendere: non ho mai capito perchè Enzo Baldoni fu ucciso» [agi]. Non stupisce pertanto oggi l'amara previsione di Antonio Baldoni alla notizia della presunta restituzione dei resti di suo figlio Enzo: «di come sono andate le cose, non sapremo mai nulla» [unità online].
In proposito ci viene oggi raccontato che un primo campione di materiale organico, arrivato circa un mese fa per l'esame del DNA, era stato giudicato insufficiente per poter verificare se si trattasse effettivamente del corpo di Baldoni. Ma sull'esame del DNA eravamo convinti che - come ci hanno sempre detto - potesse essere utile un quantitativo infinitesimale di materiale organico, addirittura il campione costituito da un capello o da poche tracce di saliva sul filtro di una sigaretta, per un esame comparativo. Anche oggi quindi le notizie appaiono limitate, centellinate, come se di ogni circostanza relativa alla morte ed ora ai resti di Enzo Baldoni fosse necessario mantenere comunque, per ineluttabili ragioni, il riserbo più assoluto. Riserbo che - come è naturale - genera il sospetto che si voglia nascondere qualcosa. Anche per questo, se e quando avremo la conferma che quanto è stato restituito in Iraq e che oggi viene analizzato in Italia corrisponde veramente al corpo di Enzo Baldoni, le nostre domande si estenderanno necessariamente a tutte le circostanze del ritrovamento e a quelle che possano pur in minima misura far luce sulle cause della sua morte.

giovedì, giugno 09, 2005

AID$

Nel luglio 2000 fu singolare l'indignata virulenza verbale con cui diversi rappresentanti della comunità nostrana e dell'ortodossia medica e scientifica mondiale accolsero ed accompagnarono, increduli, il fatto che il Presidente del Sudafrica Mbeki avesse potuto accreditare ed invitare fra gli altri a Durban, alla 13ª Conferenza Internazionale sull'Aids, uno dei più noti dissidenti dell'ipotesi Hiv => Aids. L'"eretico" era il prof. Peter H. Duesberg del Dipartimento Biologia Molecolare dell'Università di Berkeley (California) e senza voler entrare - per confessata ignoranza - nel merito della questione scientifica si era sottaciuto dell'esistenza, tra i tanti dissidenti o critici dell'equazione ortodossa che lega indissolubilment l'Hiv all'Aids (e la seconda come ineluttabile conseguenza del primo), di noti scienziati. Tra gli altri il vincitore del premio Nobel 1993 per la chimica, dr. Kary B. Mullis e il vincitore del premio Nobel 1980 per la chimica, prof. Walter Gilbert. La reazione del cosiddetto establishment medico e scientifico apparve eccessiva, violenta sproporzionata. La criminalizzazione dei "dissidenti" fu sintomo inequivocabile di un fondamentalismo quasi isterico e comunque inaccettabile ed attendemmo, fiduciosi che la condanna dei nuovi "untori" lasciasse spazio a prove (difficili) o dati certi. In ogni caso avremmo voluto leggere repliche e confutazioni documentate con cura, o perlomeno spiegate.

Oggi leggiamo di nuove polemiche per la terapia suggerita dal responsabile della Sanità nella seconda conferenza nazionale in corso sulla malattia. E' infatti degli ultimi giorni la proposta del ministro della sanità sudafricano Manto Tshabalala in merito ad un originale rimedio alla malattia. Il ministro ha proposto l'uso di aglio e limone contro l'Aids, suscitando le proteste dei "sostenitori dei farmaci antiretrovirali"

«Secondo quanto riportato dalla pagina web della BBC, il ministro avrebbe proposto la singolare terapia durante la seconda conferenza nazionale sudafricana dedicata all'Aids, in corso a Durban, sulla costa orientale del Sudafrica. Immediate le reazioni dei sostenitori dei farmaci antiretrovirali, che avrebbero già chiesto le dimissioni del ministro. La signora Tshabalala, sosterrebbe infatti, che i medicinali considerati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) l'unico rimedio efficace per frenare la malattia, provocherebbero numerosi e indesiderati effetti collaterali. [...] Il gruppo 'Treatment Action Campaign' ha chiesto, oltre alle dimissioni del ministro, anche una dichiarazione solenne del governo, in cui si affermi che gli antiretrovirali sono il rimedio più efficace contro la malattia ...» [Repubblica, 7 giugno 2005]

Salta all'occhio in proposito, ancora una volta, la sproporzionata reazione dell'ortodossia medico-farmacologica e dovrebbe suscitare qualche perplessità il fatto che un problema di ordine sanitario di vaste proporzioni venga affidato ai sostenitori di un determinato tipo di diagnosi e cura. Ancora più bizzarro è che si chieda una dichiarazione politica sull'efficacia di una cura invece di avanzare le prove della inconsistenza dell'alternativa. A maggior ragione se si ritiene questa alternativa del tutto ridicola.

sabato, giugno 04, 2005

Chi erano e che fine hanno fatto i giornalisti di Fallujah?

L'11 agosto del 2004 Enzo Baldoni e il suo accompagnatore palestinese Ghareeb si recano a Fallujah. Enzo ne fa il resoconto sul suo blog, ma rilascia a Radio Città del Capo anche una più dettagliata intervista telefonica di questa gita. Quella che segue è la precisa trascrizione delle sue parole. Si parla in particolare della visita e della consegna di aiuti agli amici giornalisti di un primissimo giornale indipendente a Fallujah. Enzo Baldoni e Ghareeb verranno uccisi in Iraq nell'ultima decade di agosto 2004.

«Siamo stati a Fallujah, io e Ghareeb, che è il mio interprete e amico e angelo custode soprattutto, siamo andati per consegnare degli aiuti e dei denari a una organizzazione non governativa, e ...siamo andati per ...così, dare un saluto di solidarietà, ai giornalisti di questo primissimo giornale indipendente a Fallujah.
Fallujah è controllata per ora dai mujaheddin, armati, abbiamo avuto dei momenti di tensione perchè proprio ieri è stata emanata una fatwa contro tutti gli stranieri, contro tutti i giornalisti, contro tutti i fotografi ...e naturalmente tutti gli americani, i cani e i servi dei loro padroni.
Quindi noi praticamente siamo ...la città è completamente bloccata, quasi completamente bloccata dagli americani, che la assediano no? E dentro c'è tensione.
Noi siamo entrati da una stradina secondaria, così abbastanza fortunosamente, siamo arrivati nella sede di questo giornale, dove ci hanno guardato come se fossimo matti, abbiamo consegnato gli aiuti che siamo venuti a portare, poi immediatamente ci hanno preso e ci hanno scortato fuori e addirittura a me hanno detto guarda, assolutamente, cerca di sembrare iraqeno ...non dare a vedere che sei straniero, addirittura ...mettiti seduto dritto, in un certo modo, guarda davanti e non guardare negli occhi, non tenere la mano alzata, tutta una serie di cose, fotografare naturalmente non se ne parlava neanche, e ...al posto di blocco dei mujaheddin uno dei giornalisti che ci cir... che ci scortava è andato avanti, ha fatto un po' di casino, in modo da arretrarli e allora, ...allora mi hanno fatto segno "ok andate andate", cioè ...
Io non so in realtà che rischio abbiamo corso, secondo me non è che abbiamo corso un rischio particolarmente elevato. Certo c'è tensione, la cosa peggiore è che a Fallujah sono divisi, mujaheddin uno contro l'altro, le moschee una contro l'altra. E Ghareeb dice, ...uscendo ha detto guarda, secondo me Fallujah è fottuta.
Nel senso che gli americani la circondano, probabilmente Moktada, molto probabilmente è nascosto dentro Fallujah, e gli americani si preparano a dargli l'ultima spallata.
Eh sì, sì, sì, perchè ..oramai in Iraq è un confronto proprio ...a muso duro tra americani e nuovo esercito iraqeno da una parte, e i mujaheddin dall'altra, pare che i mujaheddin siano molto divisi e questo ...e questo è il problema, non riescono a eleggere un leader chiaro, sono uno contro l'altro e questo, secondo Ghareeb, che li conosce bene eccetera, questo li fotterà, secondo lui.
Guarda, noi siamo andati direttamente in questo giornale, ci hanno fatto sedere, ci hanno offerto un bicchier d'acqua, abbiamo parlato dieci minuti e poi immediatamente ci hanno scortato fino all'uscita.
L'uscita era guardata da questi mujaheddin tutti vestiti di nero e ...con una ...una benda sul viso per non farsi riconoscere e - te l'ho detto - questi giornalisti amici sono usciti e hanno cominciato a distrarli, in modo che noi poi siamo usciti, sì insomma, siamo usciti più o meno indenni, ci è venuto una attimo di strizza perchè poi uno ci ha in qualc ...inseguito a piedi e ci ha fatto aprire il bagagliaio però non avevamo nulla, quindi ...
Ovviamente quando sei in una città assediata diventi paranoico, in più se c'è una fatwa, c'è una maledizione, una condanna a morte contro tutti gli stranieri, contro i giornalisti, contro chiunque, ...figurati essendo italiano, Ghareeb dice che insomma c'è stato un po' di rischio.
Certamente come in ogni movimento c'è la serie di fanatici che ...col sangue negli occhi, certamente ci sono anche questi. A Fallujah ...»

domenica, maggio 22, 2005

D è viva!

Dal blog di Khalid Jarrar, Baghdad, Iraq.

Io sono a favore di Dio, io sono a favore della vita, io sono a favore dell'umanità, io sono a favore della verità. E quando il governo americano sceglie di essere contro tutto questo, allora, accidenti, io sono contro il governo americano.

Lunedì, 16 maggio 2005.

Contavo di andare all'università stamattina perchè avevo cose molto importanti da fare, ma quando mi sono svegliato ero molto svogliato e stanco e ho deciso di fare una doccia e uscire un po' più tardi.
Dopo essermi vestito ed essere uscito un amico mi ha chiamato dall'università:
A: Khalid dove sei?
io: arrivo, arrivo!
A: NO!!!
io: perchè???
A: qualcosa è esploso nell'università ora, qualcuno è stato ucciso e qualcuno ferito, stanno evacuando l'università, NON VENIRE.
io: oh mio Dio! Dove, come, quando, perchè?
A: io ero ...da ...fuori da ...
io: cosa?
A: io ...

Ed è caduta la linea.
Ho chiamato altri amici e tutti hanno detto la stessa cosa, nessuno ha ancora informazioni su cosa è veramente successo, ma sembra che un colpo di mortaio sia caduto dentro l'università.
Vi farò sapere quando ho qualche notizia in più.
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Aggiornamento: sembra che sia stato un Katyusha, un piccolo missile, non un colpo di mortaio.
Almeno quattro studenti sono stati uccisi, inclusa una ragazza che conosco, e molti sono stati feriti.
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La ragazza era D, una ragazza molto carina, piccola con gli occhi grandi e belli, tutti la chiamavano "Tweety" [ndr Titti].
Era veramente una persona speciale all'università, una di quelle persone di cui pensavi che qualcosa mancava se non la vedevi in giro.
Possa la sua anima riposare in pace.
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Aggiornamento:
D è viva! D è viva! :))
Abbiamo appena scoperto che non era lei ad essere stata uccisa ma un'altra ragazza che le somigliava :*(((
Non è facile identificare i corpi in questo genere di incidente :*(((
Ma Saad, il capo della Sicurezza dell'università, un marito e un padre, che era rimasto ferito stamattina è appena morto, l'ho appena saputo dall'ospedale. :*(((
Era una persona molto gentile, mi aveva permesso di introdurre la telecamera nel campus quando stavo facendo i filmati per la CBC, nessuno mi avrebbe fatto entrare vista la situazione della sicurezza, ma me lo aveva permesso sulla sua personale responsabilità pur sapendo che gli avrebbe potuto creare dei guai.
Pregate per Saad, possa Dio fare che qualcuno preghi per voi quando ce n'è bisogno.
Khalid*(

venerdì, maggio 13, 2005

Petrolio umanitario

Mi suona un po' triste dover irrompere qui dopo tanto tempo con la notizia - di oggi ma non di oggi - dell'esistenza di un piano, che si assume preordinato ben sei mesi prima dell'occupazione in Iraq, attinente a reali scopi, per così dire "petroliferi" sottesi (ndr. anche) alla missione italiana a Nassiriya. Il tutto sarebbe contenuto in un dossier in onda oggi, 13 maggio, su Rai News 24. Su Repubblica di stamane leggiamo fra l'altro e in proposito che «qualche dubbio» lo insinua uno studio commissionato dal ministero per le Attività produttive ben sei mesi prima dello scoppio della guerra. Un dossier nel quale si leggerebbe che non dovevamo lasciarci scappare l'occasione in caso di guerra di porre la nostra base a Nassiriya rischiando di perdere «un affare di 300 miliardi di dollari». Se debbo dire che la notizia mi stupisce, no, non mi stupisce affatto e sono comunque certo della buona fede dei molti che si sono recati o sono stati mandati in Iraq con lo scopo di aiutare la gente iraqena. Ma lascia a me - come a molti ritengo - la sottile sensazione di essere stato preso ancora una volta per i fondelli. E non mi piace.

giovedì, aprile 21, 2005

Addio Iraq

Il blogger e pacifista inglese Justin Alexander, incluso in una lista dei possibili obiettivi di un sequestro, ha lasciato un lungo messaggio sul suo blog per spiegare perchè è stato costretto a partire dall'Iraq.

Mercoledì 20 aprile - Addio Iraq
Questa è la cosa più dolorosa che io abbia mai fatto e mi spezza il cuore, ma ho lasciato l'Iraq.
E' accaduto che il mio nome è apparso su una Lista Nera di bersagli prioritari per un sequestro. Non sono una persona importante, ma con le elezioni imminenti in Gran Bretagna, sono rimasto l'unico britannico che non vive dietro barriere blindate e guardie armate, e così sono un bersaglio facile. Il fatto che mi sia tenacemente opposto all'invasione dell'Iraq e che sto sollecitando la gente a votare contro il governo di Blair non importa alla gente che vuole sequestrarmi.
Sono pronto a rischiare la mia vita per aiutare la gente iraqena, ma aver ricevuto una minaccia così aspra e imminente mette in pericolo tutti i miei colleghi e amici. So anche che se io fossi rapito qualcuno rischierebbe la vita e forse userebbe violenza per garantire il mio rilascio, senza curarsi di quanto io abbia insistito perchè questo non succeda. Così dopo strazianti preghiere [?] ho deciso che la cosa giusta da fare era quella di lasciare l'Iraq.
Questo suona di tradimento perchè avviene solo pochi giorni dopo l'assassinio della mia amica Marla. Avevo deciso di aiutare, tramite i suoi amici americani, a ricostituire i pezzi e continuare il suo lavoro per le vittime innocenti di questo conflitto.
Questo suona di tradimento perchè conosco molti iraqeni che hanno pure ricevuto minacce di morte, eppure non hanno la possibilità di partire.
Questo suona di tradimento perchè ho promesso di aiutare la gente di qui. Ho promesso agli amici di Kerbala di aiutarli nel loro compito pioneristico di sviluppo di un Team di Musulmani per la Pace; ho promesso agli amici di Fallujah di liberarli delle macerie e impastare il cemento e raggiungerli per ricostruire le loro case e di portare all'attenzione internazionale le continue ingiustizie che accadono là; ho promesso agli amici di Baghdad di lavorare per il rilascio dei loro familiari detenuti ingiustamente ad Abu Ghraib e Bucca.
Mentre sono via da casa (sento l'Iraq come la mia vera casa ora, la Gran Bretagna è solo dove sono nato) continuerò a dedicare il mio tempo, la mia energia e le mie preghiere all'Iraq fino a quando non sarà libero dall'occupazione, libero dal terrorismo, libero dalla povertà e pieno di pace & giustizia. Ho visto il vero carattere della gente iraqena e confido che nel lungo periodo la loro buona natura prevarrà su quelli che hanno scelto la strada della violenza».

martedì, marzo 15, 2005

Buon esempio

Vi risparmio la foto che altrove è stata associata a questa "non-notizia" (non-notizia nel senso che di questi fatti si parla ormai da più tempo).

IRAQ: gli USA hanno usato armi chimiche nell'assalto a Fallujah - di Doug Lorimer
L'esercito USa ha usato armi chimiche bandite dalla comunità internazionale, compresi gas nervini, durante l'assalto alla città iraqena di Fallujah lo scorso novembre, lo ha dichiarato il Dr. Khalid ash Shaykhli, inviato ufficiale del ministero della salute iraqeno, durante una conferenza stampa tenuta a Baghdad il 3 marzo scorso. Secondo il network satellitare Al Jazeera, il Dr Shaykhli ha detto che "le ricerche effettuate dal suo team medico provano che le forze di occupazione USA hanno usato sostanze proibite a livello internazionale, incluso il gas-mostarda, gas nervino e altri prodotti chimici ustionanti durante i loro attacchi nella città devastata dalla guerra". I prodotti chimici quali il gas mostarda, il gas nervino e il napalm sono stati banditi dalla comunità internazionale dagli anni 80. La principale giustificazione avanzata dai governi USA, britannico e australiano nel marzo del 2003 per la loro invasione dell'Iraq fu l'affermazione - in seguito provata completamente falsa - che il regime di Saddam Hussein possedesse riserve di queste armi proibite e che si stesse preparando ad usarle, attraverso la rete terroristica di al Qaeda, per attaccare gli Stati Uniti.


Una particolare interessante dell'articolo di cui ho riportato uno stralcio, tratto da Green Left, settimanale radicale australiano, risiede nel fatto che le testimonianze su questi episodi, già altre volte riportati senza citare il nome dei testimoni (fra gli altri da un medico che parlava "on condition of anonymity"), sono state stavolta ufficializzate ad una conferenza stampa alla quale sarebbero intervenuti i rappresentanti di più di 20 media, tra iraqeni ed esteri, inclusa la rete televisiva iraqena ash-Sharqiyah, il quotidiano iraqeno as Sabah [ndr quello della notizia sull'uccisione del killer di Enzo Baldoni], il Washington Post e il "Knight-Ridder service".

mercoledì, marzo 02, 2005

Deja vu

Il presidente siriano Bashar al-Assad, parlando alla stampa ha paragonato la pressione degli USA sul suo paese a quella esercitata con il governo di Baghdad prima dell'invasione dell'Iraq nel 2003, sottolineando che si aspetta un attacco americano al suo paese dalla fine della guerra all'Iraq. Fra le altre cose, dopo aver messo in luce che il suo paese possiede 500 km di confini nel deserto assai difficili da controllare, il presidente siriano ha pure dichiarato di di aver ricevuto ufficiali del dipartimento della difesa USA e di aver discusso il problema dei confini con il Segretario di Stato americano, facendogli constatare che questi (confini) costituiscono un pericolo per la Siria. Ha quindi precisato di aver chiesto a Washington visori notturni e sistemi radar simili a quelli usati dagli americani ai confini con il Messico. Sembra che il medesimo presidente al-Assad abbia proposto in ottobre 2004 la formazione di un pattugliamento congiunto siriano-americano lungo il confine e di essere ancora in attesa di una risposta. Nulla di particolare, non c'è dubbio, queste cose si sono già sentite e lette, anche in Italia nei giorni scorsi, ma sono anche cose facilmente verificabili e si deve ritenere che gli USA non mancheranno di fornire ampie ed esaustive spiegazioni ed eventualmente smentire tali circostanze. Questo si intende, prima di attaccare la Siria.

Intanto mettiamo qui un recentissimo timeline "casalingo" a futura memoria.

28 mar. 2003 - Rumsfeld mette in guardia la Siria chiedendo di interrompere l'invio di equipaggiamenti militari all'Iraq. [albawaba]
3 apr. 2003 - Rumsfeld ribadisce la sua convinzione che la Siria sta aiutando l'Iraq. [Agr]
13 apr. 2003 - Bush dichiara che la Siria ha armi chimiche e avvisa Damasco che "deve cooperare" con Washington contro Saddam Hussein. [albawaba]
14 apr. 2003 - Ari Fleischer dichiara che la Siria ospita terroristi e che è uno stato terrorista. [News24 - South Africa]
31 ott. 2003 - Gli Stati Uniti accusano la Siria di fiancheggiare il terrorismo e di minare la sicurezza in Iraq. "Washington non e' del tutto soddisfatta degli sforzi fatti da Damasco per contrastare il terrorismo. Washington ritiene che la Siria offra rifugio a elementi pericolosi sul proprio territorio". [Agr]
11 nov. 2003 - WASHINGTON, Il Congresso Usa approva sanzioni economiche e diplomatiche contro la Siria, perchè accusata di appoggiare il terrorismo. [ANSA]
10 mag. 2004 - Bush chiede sanzioni economiche contro la Siria perchè supporta il terrorismo e non fa abbastanza per prevenire che combattenti entrino nel vicino Iraq. L'amministrazione USA ritiene che la Siria abbia aggravato la tensione in Medioriente. Gli USA - parole di Bush - stanno ordinando sanzioni contro la Siria "perche non combatte il terrorismo e non si vuole unire [agli USA] nel combattere il terrorismo". [Intervista a Al-Ahram International del Cairo]. [Jerusalem Post]
8 feb. 2005 - Gli insorti in Iraq sarebbero tra i 12 e i 15 mila, fra cui la metà circa, tra i 5 e i 7 mila, costituirebbero il nucleo duro degli "irriducibili" del regime di Saddam Hussein. Lo indicano fonti del Pentagono anonime citate dalla Cnn, che afferma di avere l'informazione in esclusiva. La banda terroristica di Abu Musab al Zarqawi conterebbe un migliaio di elementi, tra cui massimo 500 stranieri (ndr. evidentemente tutti siriani).
16 feb. 2005 - Washington, Il presidente George Bush ha approvato un piano per una politica militare d'aggressione sul confine iraqeno con la Siria. Fonti ufficiali dicono che la Casa Bianca ha approvato un piano che garantirebbe alle forze USA il diritto di perseguire gli "insurgents iraqeni" dentro il territorio siriano. [MENL - MIDDLE EAST NEWS LINE]
17 feb. 2005 - Washington, Gli Stati Uniti non sanno se la Siria sia responsabile dell'attentato nel quale e' morto l'ex premier libanese Rafic Hariri. Lo ha dichiarato il presidente Usa George W. Bush aggiungendo che gli Stati Uniti sostengono l'avvio di un'inchiesta internazionale sull'episodio che lunedi' scorso e' costato la vita a ben 17 persone a Beirut, in Libano. Ai giornalisti Bush ha riferito che la Siria "non e' al passo" con gli altri Paesi del Medioriente, da qui il ritiro dell'ambasciatore americano da Damasco. [Agr]
17 feb. 2005 - Rice: vie diplomatiche con Usa. Per risolvere le divergenze con la Siria, gli Stati Uniti preferiscono le vie diplomatiche, ma non escludono l'uso della forza. Lo ha dichiarato al Senato il segretario di Stato americano, Condoleezza Rice, confermando che il presidente Bush "si riserva tutte le opzioni". Rice ha sottolineato che, dopo le tensioni derivate dall'assassinio del premier libanese Hariri, la Siria deve abbandonare il Libano. [Televideo]

venerdì, febbraio 25, 2005

Mala tempora

TEHERAN - L'Iran "è determinato nel proseguire il processo per l'arricchimento dell'uranio", una tecnologia che può essere impiegata anche per costruire ordigni atomici. È stata questa, oggi, la risposta del ministro degli esteri, Kamal Kharrazi, all'annuncio di una sorta di 'fronte comune' diplomatico tra Usa e Ue per impedire che la Repubblica islamica si doti di armi nucleari (...) Non meno dure le parole del presidente Mohammad Khatami: "Gli europei - ha detto - subirebbero un danno peggiore dell'Iran se decidessero di piegarsi alle pressioni americane". La loro "dignità di fronte al mondo", secondo il presidente iraniano, ne uscirebbe scalfita, così come i loro interessi economici in Medio Oriente. [Swissinfo 23 feb 2005]
Così riferisce Swissinfo, titolando "Nucleare: Iran, dura risposta a fronte comune Usa-Ue".

La risposta di Kharrazi proseguirebbe tuttavia in tono parzialmente diverso. Irib News (Islamic Republic of Iran Broadcasting) riferisce e completa il discorso di Kharrazi: "Il ministro degli esteri Kamal Kharrazi ha detto qui mercoledì che Teheran è determinato nel proseguire il processo per l'arricchimento dell'uranio ma che colloqui sono in corso per rimuovere le preoccupazioni dell'EU sulla possibile produzione di armi nucleari da parte dell'Iran ...". Non più dure del prevedibile, poi, le parole di Khatami che, sempre secondo Irib News, prima di mostrare il suo rammarico per il possibile atteggiamento europeo di condiscendenza alle pressioni USA avrebbe "sottolineato il diritto dell'Iran di avere accesso alle tecnologie nucleari [expressis verbis] per scopi pacifici". Per completezza occorre aggiungere che - secondo le parole dell'IRNA (Islamic Republic News Agency) - Khatami invita esplicitamente l'EU a garantire all'Iran la prosecuzione di applicazioni pacifiche della tecnologia nucleare e che a sua volta l'Iran garantirà di "non deviare dal sentiero di un [suo] pacifico utilizzo". Nel discorso ai giornalisti Khatami ha sottolineato che l'Iran ha volontariamente accettato il trattato di non proliferazione nucleare (NPT) ed intende mantenere gli impegni come immagina faccia l'Europa ed ha espresso la speranza che l'EU non intenda seguire le richieste degli USA consentendo all'Iran di proseguire per la sua strada. Ha inoltre precisato che Teheran sarebbe dispiaciuta di un'azione sugli impianti nucleari ma che i tecnici iraniani a fronte di una simile iniziativa sarebbero rapidamente in grado di ripristinare tali impianti. Khatami ha poi inteso mettere in guardia l'Europa da ogni decisione sotto l'influenza degli USA precisando - come ha riferito Swissinfo - che gli europei ne soffrirebbero maggiormente dell'Iran.

Ma leggiamo, infine, Le Monde diplomatique di febbraio 2005: Israele è convinto che a breve termine il programma nucleare iraniano raggiungerà un punto di non ritorno. «Se non si interviene, tra sei mesi l'iran sarà in grado di produrre uranio arricchito e avrà così la possibilità di fabbricare entro il 2008 la sua prima bomba atomica», ha affermato il 12 gennaio 2005 il generale Abraham Zeevi, capo dell'intelligence militare israeliana; e ha poi sottolineato che l'Iran dispone già di un missile della portata di 1300 km, lo Shihab-3, «in grado di colpire il cuore dello stato di Israele».
Stiamo andando verso il disastro in funzione preventiva?

giovedì, febbraio 24, 2005

Talking to Terrorists? (Che ci abbiano ingannati?)

Adesso ci dicono che l'amministrazione USA starebbe trattando con fazioni dei ribelli iraqeni. Negli ultimi venti mesi ci hanno detto continuamente che non esisteva una resistenza nazionalista in Iraq. C'erano solo pazzi assassini che attaccavano praticamente chiunque e a caso, inclusi civili iraqeni e bambini. E ora l'amministrazione USA sta negoziando con i terroristi? Tutti sappiamo essere una ferma e costante politica USA non negoziare con i terroristi. Possiamo perciò immaginare che l'amministrazione stia negoziando con la resistenza (o almeno con una o più delle sue fazioni). La domanda è: quando si sono accorti che esisteva una "resistenza"? Hanno scoperto di recente che c'era più di un gruppo di combattenti in Iraq ... o lo sapevano già? Se lo sapevano, perchè hanno ingannato l'America e il mondo? Se lo hanno scoperto di recente questo può essere dovuto solo a grossolana incompetenza ... [Talking to Terrorists?]

venerdì, febbraio 18, 2005

Noi

Uomini e donne sotto lo stesso cielo e un dio comune ...troppo complicato, troppe cose. Prendi tutte queste cose, ok sono un po' sparpagliate ma provaci, uomini, donne, cielo, dio e il resto. Ok? Fatto? Bene. Adesso pensa che questi enti si facciano del bene, del male, del così così, del niente. Ok? Ok. Adesso pensa che questi enti, volenti o nolenti, tornino ad essere un'unità. Quest'unità si sarà dunque autoinflitta, secondo i casi, del bene, del male, del niente, dell'altro. Uomini, donne, sassi, cielo, dio, l'idraulico, ughetto e gli altri. Ogni volta che l'idraulico pesta la coda a ughetto o dio consente lo tsunami l'unità soffre. Ogni volta che un disgraziato muore di fame e di solitudine l'unità soffre. La sofferenza di uno degli enti è comunque una sofferenza che l'unità si autoinfligge. Nessuno da implorare, nè da maledire. Solo un immarcescibile ed incommensurabilmente stupido Noi.

sabato, febbraio 12, 2005

Crimine mediatico

«In Iraq ci sono state e continuano a esserci due guerre: la prima con bombe, attentati e la ricerca delle presunte ‘weapons of mass destruction’, le armi di distruzione di massa, mai trovate: l’altra condotta con propaganda mediatica, satelliti e giornalisti: ‘weapons of mass deception’, le armi d’inganno di massa’”. Utilizza un fine gioco di parole il produttore e regista indipendente americano Danny Schechter per denunciare un conflitto “creato sull’imbroglio”, intervenendo alla prima seduta del Tribunale mondiale sull’Iraq, riunito a Roma per tre giorni in una sessione dedicata alla ‘Violazione dei media contro la verità e l’umanità’. “Se analizziamo il ruolo dell’informazione nel conflitto iracheno – prosegue – forse è venuto il momento di parlare di 'crimine mediatico' ...»[MISNA]

domenica, gennaio 30, 2005

Al Zarqawi ovvero l'apologia di un tagliagole

Questo leggiamo il 28 gennaio 2005 alla vigilia delle elezioni irachene: Secondo il governo provvisorio di Iyad Allawi, tra madrepatria ed estero, alla fine i votanti saranno circa il 72%. Il terrorista al-Zarqawi, oltre alle solite minacce di morte a chi si recherà a votare, ha detto di controllare intere zone dell'Iraq e di poter quindi impedire che gli aventi diritto si rechino ai seggi. Fonti del governo però hanno riferito che, dopo la cattura di due personaggi vicini ad al-Zarqawi, si è vicini anche all'arresto del plenipotenziario di Al Qaeda in Iraq.[Corriere della Sera]
Non disponiamo tuttora neppure di una sufficiente definizione del fenomeno al Qaeda, che ci viene quindi superficialmente e pericolosamente rappresentato quale ben definita struttura piramidale. In al Qaeda – nella “base” – si è potuto sinora altrettanto comodamente individuare il nemico per antonomasia, l'incarnazione del male ed al suo vertice si è posto bin Laden, una comoda figura malefica che potesse catalizzare l'attenzione del mondo occidentale ed ottenere il consenso necessario a sferrare una ennesima fasulla crociata. Sotto questo aspetto il compito è stato agevole, successivamente ai fatti dell'11 settembre, enfatizzando la precotta figura del bersaglio, unico, bin Laden, e distogliendo rapidamente l'attenzione da manifestazioni assai meno chiare di quella che si presentava come la comprensibile reazione contro il terrore portato dal demonio islamico. Ma occorreva battere il ferro finchè caldo e in questo senso la campagna in Afghanistan è stata oggetto di rapida obsolescenza mediatica. Messo in moto con un pretesto il disegno da tempo premeditato di invasione dell'Iraq è stato tolto altrettanto repentinamente di mezzo il diavolo Saddam Hussein ed occorreva trovare una pronta reincarnazione del male in quel paese, collegandolo idealmente, ove possibile, a quella che deve tuttora apparire la sfortunata (sconclusionata o interessata) prosecuzione della campagna del presidente USA Bush contro il cosiddetto “asse del male” e le sue opportune e ...diaboliche ramificazioni. Vale qui la pena di ricordare quanto riferito dal Worldwatch Institute: Il vero "asse del male" non sono gli "stati canaglia", ma il "pericoloso circuito tra povertà, malattie infettive, degrado ambientale e crescente competizione per l'accesso al petrolio ed altre risorse". E' il chiaro atto d'accusa verso la Casa Bianca che emerge dallo "State of the World 2005", l'ultimo rapporto del prestigioso Worldwatch Institute. La "lotta al terrorismo sta spostando l'attenzione del mondo dalle reali cause di instabilità" - notano i curatori del Rapporto. Il terrorismo viene letto, come sintomo di un'insicurezza globale, spesso effetto perverso della drammatica interazione tra povertà, degrado ambientale e diffusione delle malattie. [Reporter Associati].
Sia quel che sia e nonostante le molteplici testimonianze del contrario, i vassalli della macchina politica e bellica USA (che scalzando - fra l’altro - la dittatura di Saddam ha sortito il prevedibile “effetto collaterale” di portare la guerra e la guerra civile in Iraq) si sono quindi occupati di curare “alla buona” la nascita di un bersaglio ideale, invero un po’ etereo ma malvagio quanto basta per deviare l'attenzione da molto meno egregie cose, in ciò coadiuvati da una indiscriminata e violentissima presa di posizione da parte dei residui del deposto regime e probabilmente non solo. Sicchè le malcelate mire sulle risorse, i sottaciuti disegni di egemonia, le insidiose prevaricazioni ed una impareggiabile arroganza nei confronti della gran massa incolpevole della popolazione irachena e non solo, in patria e altrove, hanno trovato terreno fertile. In attesa che le elezioni consentano all’equipe degli illuminati chirurghi di abbandonare il paziente dopo avergli imposto una costosa e lunghissima terapia ed una eterna e dolorosa convalescenza per ora estirpato un tumore se ne costruisce uno nuovo. Ed ecco che nel frattempo per tenere viva l’attenzione compare l’attore al Zarqawi, un noto balordo e fanatico tagliagole sul quale i media evidentemente più non si trattengono e lo definiscono il nemico numero uno, l'uomo di bin Laden, anzi il suo braccio destro in Iraq e addirittura, da ultimo, "il plenipotenziario di al Qaeda in Iraq".
Plenipotenziario, cioè assoluto, completo, generale, ma anche esclusivo, illimitato, incondizionato, pieno, totale, come la fede che si è infiltrata tra le candide sinapsi di chi ci crede. E con altri lo stesso al Zarqawi, cavalcando l’immensa propaganda che gli è stata regalata, ci sta portando infine a sperare che le contestatissime elezioni irachene siano il punto di partenza per un veloce risveglio da questo incubo. Ma sarà così? E a quale prezzo?

Riporto quanto già scritto altrove sulla figura di al Zarqawi. Sul blog "iraqblogcount" di un ragazzo iracheno un commento sottolineava tempo addietro - ma non era la prima volta che si leggevano commenti del genere, sempre di provenienza irachena - che i legami tra al Zarkawi e al Qaeda erano molto più labili di quello che anche fra le righe leggevamo e leggiamo ora costantemente sui media "occidentali". Questo il il commento. "Abu Musab al-Zarqawi is NOT a member of al-Qaeda, he was originally associated with Ansar al-Islam in Northern Iraq and is quite independent of al-Qaeda. It is a mistake to be careless about the exact nature of his group because throwing the name 'al-Qaeda' about only serves to give credence to lying American claims about links between Iraq and al-Qaeda. In this way they then claim that American occupation of Iraq is a part of their unwinnable 'war on terror' instead of the illegal attack that it really was and still is. Get it right - Abu Musab al-Zarqawi IS NOT AL-QAEDA".[iraqblogcount] Una breve biografia di Al Zarqawi confermava in pieno il pensiero del blogger iracheno. [middleeastinfo]
Solo il 17 ottobre scorso apprendevamo quanto segue: "19:25 Al Zarqawi annuncia alleanza con Al Qaeda Il gruppo di Abu Mussab al Zarqawi, Tawhid wa al Jihad (monoteismo e guerra santa), si è impegnato a un'alleanza con Osama bin Laden. L'annuncio è circolato su siti internet islamisti". [La Repubblica] La notizia forniva un dato inequivocabile: tutto lo strepito che si era fatto per mesi su al Zarqawi quale braccio iracheno di al Qaeda era sempre stato strumentale fumo negli occhi (una bufala). E ciò secondo il comunicato dello stesso Zarqawi (sempre che anche l'ultimo comunicato - visti i pressanti dubbi sulla natura e le attività di questo fantomatico personaggio - non costituisca altro che una tardiva legittimazione dello stesso reiterato e ritrito "pettegolezzo"). Ancora alla fine di ottobre, infatti, alla vigilia dello scempio operato a Fallujah, in una lettera rivolta all'ONU il 31 ottobre 2004, dirigenti, insegnanti, commercianti, capi tribù e gente di Fallujah dichiaravano: "...Sappiamo di vivere in un mondo dal doppio standard. A Fallujah gli Stati Uniti hanno creato un nuovo e misterioso bersaglio 'Abu Musab al-Zarqawi. Al-Zarqawi è una nuova scusa per giustificare le azioni crminali degli USA. E' passato un anno da quando questa nuova scusa è stata ideata e ogni volta che attaccano case, moschee e ristoranti, uccidendo donne e bambini, dicono: abbiamo condotto una fruttuosa operazione contro al-Zarqawi. Non diranno mai che lo hanno ucciso perchè lui non esiste. La gente di Fallujah vi assicura che questa persona non è nella città, nè probabilmente in alcun altro posto in Iraq. Molte volte la gente di Fallujah ha chiesto a chiunque, se lo avesse visto, di uccidere al-Zarqawi. Noi sappiamo che egli non è altro che un fantasma creato dagli USA. I nostri rappresentanti hanno ripetutamente denunciato rapimenti e uccisioni di civili. Non abbiamo nulla a che fare con alcun gruppo che agisca in modo inumano ...".[Pravda]

venerdì, gennaio 28, 2005

Recenti discussioni sulla pena di morte in Cina

Sono state affrontate importanti discussioni sulla possibilità di abolire la pena di morte in Cina in occasione della conferenza "Simposio Internazionale sulla pena di morte" tenuto il mese scorso a Xiangtan nella provincia di Hunan. Gli esperti legali presenti alla conferenza hanno sostenuto che la Cina potrebbe essere aver bisogno di limitare l'uso della pena di morte all'atto della ratifica di convenzioni internazionali sui diritti civili e politici e che l'abolizione sarebbe la caratteristica di una "società civilizzata".
Il professor Qiu Xinglong, decano della facoltà di legge all'università di Xiangtan [Provincia di Hunan] e importante fautore della riforma della pena di morte attualmente in vigore in Cina, ha sostenuto che nella misura in cui la legge riconosce che i criminali sono esseri umani, ai criminali deve essere concesso di vivere e lo stato e la legge non possono privarli del loro diritto alla vita. Ha anche ricordato perchè [personalmente] ha deciso di perorare l'abolizione della pena di morte rammentando di aver passato del tempo con un diciottenne condannato a morte e carcerato. «Alle sette dell'ultima mattina, mangiava con me. Un'ora più tardi era sul luogo dell'esecuzione» - ha detto - «da quel momento sono stato assillato da questa domanda: perchè dobbiamo uccidere crudelmente un nostro simile?».
In risposta, Zhan Jun, il delegato del Ministro della Giustizia, ha sostenuto che il punto chiave in Cina in merito alla pena di morte è la riforma del sistema punitivo ed ha precisato che l'obiettivo della riforma è aumentare le sentenze di condanna a lunghi periodi di carcerazione, da 20 a 30 anni, per ridurre l'uso della pena di morte.
...Il delegato ha rammentato quanto contenuto in un rapporto del Ministero della giustizia dell'anno scorso e cioè che i peggiori criminali condannati alla carcerazione a vita, effettivamente rimangono in prigione [solo] per 15 o 16 anni prima di essere rilasciati. Ed ha suggerito che essi rimangano in prigione per almeno 25 anni, perchè un criminale che è rilasciato a 55 anni normalmente non commetterà altri crimini. (...) Quando è rigidamente stabilito un lungo termine di carcerazione, i giudici saranno meno propensi a ricorrere alla pena di morte. E ciò opinando che in futuro, se la legge penale sarà modificata, la legislatura potrebbe eliminare la pena capitale quale possibilità di punire certi crimini.
La Cina fa uso della pena di morte per una vasta gamma di crimini, che vanno dall'omicidio ai reati economico-finanziari quali la corruzione. Nel 2001 Amnesty International ha registrato più di 4000 sentenze capitali e quasi 2500 esecuzioni in Cina.


L'articolo del 27 gennaio 2005 riportato da Xinhuanet (che richiama China Daily) prospetta i cambiamenti necessari al sistema culturale e sociale cinese per arrivare alla progressiva abolizione della pena di morte, considerando che nella situazione attuale l'idea della funzione puramente punitiva e retributiva della pena ("il criminale deve ricevere quello che ha dato") è profondamente radicata in Cina. Xia Qingwen, commentatore di Xinhuanet sostiene che non è ancora tempo per abolire la pena di morte e riferisce che il fatto di "restituire [al criminale] quel che ha fatto" è particolarmente sentito in Cina e che infatti la maggioranza della popolazione non potrebbe accettare che alcuni assassini possano andarsene liberi dopo dieci anni di prigione. Inoltre sottolinea che fino a quando le idee occidentali sui diritti umani e sulla vita non saranno diffuse in Cina l'abolizione della pena di morte non sarà sostenuta a livello popolare.

Il giorno della memoria

Se togliessimo per una volta le etichette dalle pagine più vergognose della nostra storia forse non sarebbe un male.Personalmente mi sento di ricordare la Shoah anche e soprattutto come criminale e sistematico sterminio di sei milioni di persone più che di sottolineare la folle bandiera nazista che l'ha ideata e l'assurda e teorica componente razziale posta alla sua base. Laddove da una lato la "bandiera" e dall'altro la "razza" (in senso stretto) e la "religione" (il motto allucinato e blasfemo "Dio è con noi" che sembrerebbe far presa - assai fuori luogo - anche nel 2000) hanno una limitata rilevanza e non costituiscono una discriminante oggi più importante di quella, effettiva, della valutazione ed accaparramento delle risorse posti a base dei massacri che ancora si possono verificare e si verificano a tutte le latitudini.Quanto ai minus habens che ancora si fregiano dei simboli di quella e di altre vergogne, è inutile spiegare le cose al ragazzetto vestito di pelle nera quando lo si è tenuto per anni affrancato - "poverino" - anche dalla semplice rappresentazione di quegli orrori, mentre sarebbe stato meglio fargli toccare con mano e a fondo la lurida e nauseante realtà di quei fatti e derivarne che il simbolo di quello scempio - una croce uncinata - non può essere esibito come il gagliardetto della squadra del cuore e costituisce viceversa la ingiustificabile celebrazione del lato più sporco dell'uomo.

sabato, gennaio 22, 2005

Israele potrebbe attaccare l'Iran

Sembra una notizia di poco conto che «il vice presidente USA Dick Cheney abbia avvertito che Israele potrebbe attaccare l'Iran per eliminare la sua minaccia nucleare». E infatti il commento - dice il Jerusalem Post - a Gerusalemme è stato interpretato come «diretto più a sollecitare la comunità internazionale ad agire per fermare la marcia nucleare di Teheran che quale avvertimento contro Israele».
Cheney, che - si sottolinea - è stato uno dei principali fautori dell'invasione in Iraq avrebbe aggiunto che la preoccupazione è che Israele possa agire contro gli iraniani "senza esserne richiesto" come a sottolineare la possibilità di una autonoma e non nuova azione "preventiva" incredibilmente al di fuori di qualsiasi controllo USA e men che meno di consenso internazionale.
Se aggiungiamo che giovedì Bush ha ammonito i dirigenti dei cosiddetti regimi fuori legge e ha detto "noi difenderemo noi stessi e i nostri amici con la forza delle armi se necessario" e che il New Yorker questa settimana ha riferito che gli USA hanno condotto missioni segrete in Iran per identificare il suo potenziale nucleare e chimico e possibili obiettivi per lancio di missili, possiamo veramente stare tranquilli.

sabato, gennaio 08, 2005

Letterati

"Ci sono più poeti che lettori" (Giordano Bruno Guerri, Rainews24, 7/1/05)
"Ci sono più critici che autori" (pipistro, ^^v^^ pipistro on line, 7/1/05)

martedì, gennaio 04, 2005

Contributi sms: come vengono spesi?

Alla legittima e semplice domanda: "come vengono impiegati i fondi raggranellati con gli sms?" deve essere data una risposta. Infatti "...hanno raggiunto 22.840.052 euro le offerte raccolte con gli sms spediti dagli utenti Tim, Vodafone, Wind e H3G ..." (Corriere della Sera Online). Qualche giorno fa erano stati dunque già raccolti circa 44 miliardi di vecchie lire e sembra doveroso che venga comunicato con scrupolosa e documentata precisione come questi danari vengano spesi.
Con tempestività e decisione, nel corso di un'intervista che si può leggere su Repubblica Online del 4 gennaio 2005, il capo della Protezione Civile ha dichiarato che "Il presidente del Consiglio nominerà nei prossimi giorni un comitato di quattro-cinque personalità super partes che vigilerà su come saranno spesi i soldi. In questo, non guarderò in faccia a nessuno. O quei fondi ce li fanno usare in maniera trasparente o li restituirò a chi li ha donati".
La raccolta di fondi via sms ha poi avuto un successo senza precedenti. Dopo le polemiche in ordine alla gestione dei fondi - che hanno raggiunto la notevolissima somma di circa 30 milioni di euro - è stato deciso che questa resterà alla Protezione Civile e che la supervisione sull'impiego di questi fondi verrà affidata ad un Comitato di garanti composto da Emma Bonino, Giulio Andreotti, Andrea Monorchio, Giuliano Amato e Giorgio Napolitano.

sabato, gennaio 01, 2005

2005

E finalmente con tutto il suo pesante bagaglio quest'anno bisesto si sta togliendo dalle scatole. Mancano veramente poche ore e c'è poco da aggiungere, i bilanci li lascio - con qualche comprensibile preoccupazione - alle "società di revisione" e i programmi per l'anno nuovo li affido come sempre alla fortuna. Possiamo cercare di prevedere ben poco e quel poco normalmente è sbagliato.